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Educazione

SCUOLA/ Il piano della Fedeli? Salvare il Pd e recuperare il voto dei docenti

L'Atto di indirizzo 2017 del neoministro Fedeli ha uno scopo essenzialmente politico. Rallentare l'attuazione della 107 e imboccare la strada del rinnovo di contratto. PIERLUIGI CASTAGNETO

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Non è ben chiaro quanto sia costata sinora la legge 107, anche se alcune fonti parlano di circa due miliardi di euro e l'assunzione di 90mila docenti. È opinione oramai unanime che la Buona Scuola, definita da un sindacalista trentino "una scuola alla buona", a fronte di investimenti significativi, non abbia portato effetti positivi e molti nodi restano al pettine. Il merito ai docenti è stato erogato solo a chi ha avuto incarichi formali (spesso svolti fuori dall'aula con funzioni organizzative), senza valorizzare i docenti migliori; il precariato non è stato azzerato, la mobilità è aumentata a dismisura, i concorsi non hanno prodotto le tanto desiderate assunzioni di giovani docenti. Tant'è che sostituito il ministro Giannini, reo di tutte le responsabilità e i fallimenti, è giunto al Miur il ministro Fedeli, a cui è stato dato il compito apparente di correggere gli errori della precedente gestione. 

Come sostiene Federico Fornaro, senatore Pd e capofila bersaniano al senato, il problema è però anzitutto politico e i punti su cui porre attenzione sono la chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici e il merito. Si tratta dei due provvedimenti previsti dalla legge 107 che non vanno giù all'ala sindacale e alla sinistra del Partito democratico. Ora si capisce con più chiarezza perché sia stata scelta a reggere il Miur Valeria Fedeli, ministro senza laurea dei laureati italiani. Da buona sindacalista, ha scelto di tornare all'antico e fa rientrare dalla finestra la concertazione sindacale, che con Renzi era stata tenuta fuori dalla porta. Lo scopo non sembra quello di risolvere tutte le incompiute della Buona Scuola, ma quello di ricucire le ferite aperte all'interno del Pd. 

E così, sia i punti della 107 bocciati dalla Consulta (il metodo decisionale per l'edilizia scolastica e le competenze per la riforma 0-6 anni), sia le linee guida per la nuova Maturità, sia la chiamata in servizio e la formazione docenti, saranno compresi nel tradizionale decreto "milleproroghe" in preparazione e da varare entro il 31 dicembre. Serve tempo e come noto il metodo del convincere, del trovare soluzioni condivise è di lunga durata, anche perché la posta in gioco è la sopravvivenza stessa del Partito democratico, che ha sulle spalle la responsabilità del governo. Il tempo serve infatti anche a ricucire gli strappi causati dal Jobs Act e dalle esternazioni del ministro Poletti, perché sia l'eventuale nuovo referendum sul lavoro sia la riconquista del consenso tra i docenti italiani sono considerate priorità assolute nel Pd e, strano a dirsi, permettono una sorta di unità d'intenti tra maggioranza e minoranza interna. 


COMMENTI
29/12/2016 - Sicuramente incontrerà il consenso dei docenti... (Franco Labella)

Questa è la chiusa dell'articolo di Castagneto che, però, cita rumors, sensazioni e wishful thinking. Ed allora il consenso su cosa dovrebbe manifestarsi? Sulla circostanza che al posto di una ex rettrice ora siede una ex sindacalista? Un po' poco anche per gli scarsi appetiti dei docenti italiani. Dovrebbe essere chiaro anche dal voto del 4 dicembre che il mondo della scuola non presta consenso ai nomi (Fedeli) o alle intenzioni dichiarate (implementare la L.107). All'orizzonte non si vede nessuna novità rilevante. I fondi del caffè o il volo degli uccelli lasciamoli agli aruspici contemporanei ma a noi docenti non sembrano i segnali che ci attendiamo. Che poi la sinistra PD pensi di risuscitare facendosi portavoce di istanze non accolte o cambiamenti non portati a termine può essere solo l'ennesimo segnale di velleità politiche senza senso.

 
29/12/2016 - Valeria Fedeli, l’accabadora della Buona Scuola (Vincenzo Pascuzzi)

1) “Salvare il Pd e recuperare il voto dei docenti”, nel titolo la scuola non compare, come pure la legge 107 da abrogare, ma non si sa come, e non si può dire, accadrà all’insaputa, per cui servirebbe un’accabadora, che potrebbe essere Valeria Fedeli. 2) A febbraio 2014, Renzi aveva assicurato “una riforma al mese”, a dicembre 2016, leggiamo che “delle sue roboanti riforme non ne ha azzeccata una. Senato, Italicum, Pubblica amministrazione, #cattivascuola, Jobs Act, salva-banche: due anni di fiducie, colpi di maggioranza e di mano” 3) Merito, chiamata diretta, ambiti sono i principali ostacoli da spianare per ridurre i danni della l. 107. Tutti e tre incrementano la verticalizzazione, aumentano la burocrazia e valorizzano la gerarchia, a favore del DS e a scapito della didattica. La storiella della gara di canoa (v. “Siamo tutti sulla stessa barca… intanto voi remate”) può sintetizzare la situazione. 4) “Renzi e la Giannini si erano dimenticati della situazione economica dei docenti”. Non si erano dimenticati, avevano scelto, poi il trucchetto del merito e le solite promesse mendaci. Giannini intervistata il 12.5.2014 affermava che “arrivare almeno alla soglia dignitosa dei 2000 euro mensili credo sia il minimo”, qualcuno deve averla fermata. 5) Sarà interessante vedere gli sviluppi del dialogo (?) tra Fedeli (Cgil)– e i Sindacatoni, in particolare con Francesco Sinopoli (Cgil come la ministra) che ha già dichiarato di voler “Superare la legge 107”.

 
29/12/2016 - fedeli (roberto castenetto)

Che la neoministra all'Istruzione senza titoli sia stata nominata per i suoi trascorsi nella Cgil si era capito. Ma nell'atto di indirizzo si afferma anche che si dovrà prevenire "il disagio giovanile, in particolare con riferimento alla parità di genere". Ora, se per parità di genere si intende l'uguaglianza tra maschio e femmina, non si capisce come mai si tratti di una priorità. Chi vive nella scuola sa benissimo che non c'è alcuna emergenze in tale ambito. A meno che la dizione parità di genere non significhi invenzione e parificazione di nuovi generi. Se le parole non sono flatus vocis, sarebbe necessario un chiarimento in merito.