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SCUOLA/ Quelle pagelle inquinate da buonismo e ipocrisia

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Qui nasce il secondo equivoco, che è la coincidenza della persona con i risultati delle proprie performance. Non si hanno ormai effettivi riscontri della propaganda studentesca secondo cui "se porto a casa un voto basso, mia madre mi mena". Non è chi prende un voto basso, ma è chi lo mette a dover affrontare la coalizione armata mamma+colleghi+preside+bidelle. Estinguendosi la razza della madri manesche, trionfa oggi la Mother dei Pink Floyd: «Mamma ti terrà al sicuro sotto la sua ala: certo non ti farà volare, ma forse ti farà cantare, mamma terrà il suo bambino al caldo e coccolato. Oh piccolino oh bimbo mio oh, non ti preoccupare, ti aiuterà mamma a costruire il muro». L'idea galoppante è che l'autostima del bebè vada protetta da ogni urto, perché un 4 traumatizzerebbe la pargoletta cresciuta nel mondo di Frozen, e perciò coprire ogni limite è sempre meglio che puntare in alto, secondo l'opzione profilattica di Christof con Truman nel famoso film. 

Terzo equivoco: la demagogica tesi che i voti non contano. Il voto invece conta quanto il risultato di una partita di calcio, e né l'uno né l'altro può essere ritoccato in virtù del "va be', comunque si è impegnato". I consigli di classe che "danno fiducia" — così dicono — all'unica interrogazione davvero importante, quella del 7 di giugno sulle ultime quattro pagine del programma, sarebbero l'habitat ideale per la Federazione Italiana Cantanti Afoni inventata da Maccio Capatonda, che manifestava per le ragioni dell'emozione oltre a quelle della voce. La sconfitta invece esiste, a salvaguardia della libertà e del merito: salvare Paolo e Francesca dall'inferno perché in fondo sono bravi ragazzi vuol dire impedire loro di scoprire il vero amore.

Il fatto è che tu non sei un voto. In astratto sarebbero anche tutti bravi a dirlo, ma davvero: se non sei solo un voto, cosa sei? Quando prendi un 4, lo capisci che non sei quel 4? e quando prendi un 8, lo capisci che non sei quell'8? Non sei quello che fai, vali più del tuo 3 e anche più del tuo 10. Non ti realizzi per quello in cui riesci, e non è che non vali niente per quello in cui non riesci: sei un io! Non sarebbe meglio che ogni scuola si incontrasse con largo anticipo per mettere a tema che idea di persona, concretamente, la muove? 

Solo un io è capace di stare davanti a un voto. Troppi invece rimangono soli davanti ai propri eterni limiti: non sanno con chi studiare, a chi chiedere una mano quando non ce la fanno o quando si annoiano. Per colpa di questa solitudine si aggira l'ostacolo taroccando i voti e mentendosi con i buoni propositi, perché prendere 3 è insopportabile se nessuno ricomincia con te, e mettere un 3 è insensato se non sei pronto a sederti affianco al tuo alunno per ricominciare con lui. 



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COMMENTI
02/02/2016 - La preside ha ragione, caro Valerio Capasa! – 1/2 (Vincenzo Pascuzzi)

1) L’articolo sulle pagelle inquinate costituisce conferma che la legge 107 non ha risolto, né alleviato i problemi della scuola. Altre conferme sul fallimento della “buona scuola” le troviamo nelle proteste e contrapposizioni che permangono e nelle proposte di affrontare questo o quel problema presente da prima, a volte nemmeno considerato. 2) La preside ha ragione, caro Valerio Capasa! Almeno finora. E conviene perciò allinearsi. Ha ragione perché ha adottato qualcosa che somiglia a un sistema di riferimento “non-inerziale”, assumendo come realtà vera quella che è invece una rappresentazione formale di sola facciata, foto-ritoccata, gradita in alto ai politici, tipo “attacca u ciùcciu addrùvi vò ru patroni e làssa ca su màngian’i cani”. 3) Invece il tuo riferimento, Valerio, è di tipo “inerziale” e interpreta meglio la REALTÀ del sistema scuola. Qui le pagelle inquinate appaiono come tali, cioè fasulle, costituenti punto di partenza per l’a.s. successivo, seguito e rinforzo al circolo vizioso o meglio all’avvitamento a imbuto del sistema scuola. 4) Circolo vizioso, o spirale, che si auto alimenta, che demotiva i ragazzi studiosi o no, che – soprattutto – viene negato, lasciato nell’ombra perché bisognerebbe prima ammettere molte bugie e poi cercare di rimediare. Certo sfatare gli equivoci, a partire dal buonismo, risulterebbe utile, ma forse non basta.

 
02/02/2016 - La preside ha ragione, caro Valerio Capasa! – 2/2 (Vincenzo Pascuzzi)

5) La libertà di insegnamento implicherebbe la non modifica dei voti attribuiti dai docenti. Ma negli scrutini finali “i voti tendono spesso ad alzarsi, le differenze ad appiattirsi, e l’avvertita necessità di promuovere il più possibile ….” (Francesco Rocchi). Negli scrutini, la regia appartiene ai presidi, alcuni dei quali, hanno già attuato - durante tutto l’a.s. - sofisticate strategie …. promozionali. 6) L’influenza del preside sembra destinata ad accrescersi. “È veramente triste vedere docenti, che dovrebbero avere come loro "UNICO" pensiero, quello della didattica, del metodo e delle strategie per meglio stimolare l'apprendimento dello studente, impegnarsi audacemente, per dimostrare la loro totale fedeltà al proprio o alla propria dirigente, nel cercare di convincere gli alunni che si devono iscrivere alle prime classi, di scegliere la propria scuola. Ecco che si rischia di annullarsi professionalmente, facendosi strumentalizzare dal proprio capo e perdendo anche la propria credibilità” (Lucio Ficara). 7) Due mesi fa, Sergio Bianchini ipotizzava “Un'alternativa alla finzione del 6 politico" e spiegava che “La promozione garantita ha fatto disastri. Servono curricolo essenziale e voti reali in pagella, anche insufficienti". È forse questa la strada da percorrere per avviare un graduale drenaggio del non-studio, delle impreparazioni, a volte decise deliberatamente, ma poi spacciate come sufficienze.