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SCUOLA/ Quelle pagelle inquinate da buonismo e ipocrisia

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Che liberazione guardare in faccia quello in cui facciamo fatica, che liberazione quando qualcuno ti cor-regge (regge con te)! Un giorno di giugno la mail di un mio alunno mi schiantò: «vorrei ringraziarla per avermi rimandato. Finalmente dopo 4 anni. Questa per me sarà una grande opportunità di crescita». Non volevo offenderlo e non volevo comprarlo: ed era venuto fuori il suo io. Proprio come il bambino dei Pink Floyd, che alla fine rimprovera sua mamma: «Mamma, era necessario che io fossi così protetto?».

Il Buonconte dantesco aveva sbagliato tantissimo, ma quando, nell'ultimo istante, gli uscì «una lagrimetta», Dio lo perdonò (col debito del purgatorio, a scanso di equivoci): perché l'uomo non coincide con quello che non sa fare, ma con le sue lacrime. Teseo invece era un eroe, ma se Arianna non lo avesse aspettato, sarebbe rimasto imprigionato nel labirinto del suo successo: perché l'uomo non coincide nemmeno con quello che sa fare, ma con uno che lo aspetta. 

Tempo di pagelle: tempo per vedere se sai ancora piangere, e se c'è qualcuno che ti aspetta. 

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< PAG. PREC.  


COMMENTI
02/02/2016 - La preside ha ragione, caro Valerio Capasa! – 1/2 (Vincenzo Pascuzzi)

1) L’articolo sulle pagelle inquinate costituisce conferma che la legge 107 non ha risolto, né alleviato i problemi della scuola. Altre conferme sul fallimento della “buona scuola” le troviamo nelle proteste e contrapposizioni che permangono e nelle proposte di affrontare questo o quel problema presente da prima, a volte nemmeno considerato. 2) La preside ha ragione, caro Valerio Capasa! Almeno finora. E conviene perciò allinearsi. Ha ragione perché ha adottato qualcosa che somiglia a un sistema di riferimento “non-inerziale”, assumendo come realtà vera quella che è invece una rappresentazione formale di sola facciata, foto-ritoccata, gradita in alto ai politici, tipo “attacca u ciùcciu addrùvi vò ru patroni e làssa ca su màngian’i cani”. 3) Invece il tuo riferimento, Valerio, è di tipo “inerziale” e interpreta meglio la REALTÀ del sistema scuola. Qui le pagelle inquinate appaiono come tali, cioè fasulle, costituenti punto di partenza per l’a.s. successivo, seguito e rinforzo al circolo vizioso o meglio all’avvitamento a imbuto del sistema scuola. 4) Circolo vizioso, o spirale, che si auto alimenta, che demotiva i ragazzi studiosi o no, che – soprattutto – viene negato, lasciato nell’ombra perché bisognerebbe prima ammettere molte bugie e poi cercare di rimediare. Certo sfatare gli equivoci, a partire dal buonismo, risulterebbe utile, ma forse non basta.

 
02/02/2016 - La preside ha ragione, caro Valerio Capasa! – 2/2 (Vincenzo Pascuzzi)

5) La libertà di insegnamento implicherebbe la non modifica dei voti attribuiti dai docenti. Ma negli scrutini finali “i voti tendono spesso ad alzarsi, le differenze ad appiattirsi, e l’avvertita necessità di promuovere il più possibile ….” (Francesco Rocchi). Negli scrutini, la regia appartiene ai presidi, alcuni dei quali, hanno già attuato - durante tutto l’a.s. - sofisticate strategie …. promozionali. 6) L’influenza del preside sembra destinata ad accrescersi. “È veramente triste vedere docenti, che dovrebbero avere come loro "UNICO" pensiero, quello della didattica, del metodo e delle strategie per meglio stimolare l'apprendimento dello studente, impegnarsi audacemente, per dimostrare la loro totale fedeltà al proprio o alla propria dirigente, nel cercare di convincere gli alunni che si devono iscrivere alle prime classi, di scegliere la propria scuola. Ecco che si rischia di annullarsi professionalmente, facendosi strumentalizzare dal proprio capo e perdendo anche la propria credibilità” (Lucio Ficara). 7) Due mesi fa, Sergio Bianchini ipotizzava “Un'alternativa alla finzione del 6 politico" e spiegava che “La promozione garantita ha fatto disastri. Servono curricolo essenziale e voti reali in pagella, anche insufficienti". È forse questa la strada da percorrere per avviare un graduale drenaggio del non-studio, delle impreparazioni, a volte decise deliberatamente, ma poi spacciate come sufficienze.