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SCUOLA/ Bei e Clil, quei bambini sulla strada del bilinguismo

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E per quanto riguarda l'apprendimento? «Bisogna aiutare i bambini a passare dalle abilità più semplici a quelle più complesse. Ha presente la tassonomia di Bloom? Le abilità cognitive sono tante e vanno tutte sviluppate, ma non posso pretendere che un bambino sappia fare una cosa immediatamente: devo prepararlo man mano, accompagnarlo sulla strada dell'apprendimento, iniziando con le cose più semplici per arrivare gradualmente a quelle più complesse». 

Una vera e propria missione: chi scrive ha diretta esperienza di insegnanti Bei entusiaste nel portare avanti quotidianamente un progetto tutt'altro che semplice, in classi decisamente numerose (e spesso attive, magari "a distanza", nel seguire il progetto anche quando indisposte). Anche Letizia Fossati non nasconde la propria passione e dalle sue parole traspare evidente il coinvolgimento: «Nel progetto Bei utilizziamo molto, specie all'inizio, la Total physical response (Tpr), un metodo glottodidattico elaborato negli anni 60 che prevede il totale coinvolgimento fisico dello scolaro. I bambini ascoltano le canzoncine del Jolly phonics e mimano le azioni, interiorizzando la fonetica inglese giocando». Progressivamente, attraverso attività di storytelling, presentazioni multimediali, schede ed elaborazioni proprie i bambini arrivano ad esprimere autonomamente in inglese tutti i concetti e i contenuti — anche quelli non propriamente semplici — propri del programma di scienze e di geografia.

E una volta concluso il ciclo primario? Come fare per non rallentare i bambini? Il punto di arrivo, la prima media, diventa il punto di una nuova partenza. I sei istituti del Gruppo pilota 1 hanno avviato al loro interno il progetto Clil Excellence, che prevede l'inserimento, nei curricoli di scienze e geografia (anche arte in alcuni istituti), di moduli di approfondimento in co-docenza con l'insegnante di inglese: «Ad esempio — spiega Fossati — nell'ambito dello studio sulle montagne, viene svolto un modulo interamente in inglese che riguarda nello specifico le montagne europee». Letizia Fossati sottolinea le cosiddette "quattro C" della metodologia di cui è formatrice, «Content, i contenuti disciplinari, communication, la capacità comunicativa, orale e scritta, che i bambini sviluppano, cognition, le capacità cognitive e di pensiero, culture, la contestualizzazione dei contenuti. Perché — esemplifica — per gli italiani il cavallo è un animale da fattoria, ma per gli inglesi lo è da compagnia. La metodologia Clil riconosce che i bambini hanno intelligenze diverse — conclude Fossati, accennando alla teoria di Gardner sulle intelligenze multiple (logico-matematica, linguistica, spaziale, musicale, cinestetica, interpersonale, naturalistica, etica, filosofico-esistenziale) — sia quando affrontano un argomento con l'insegnante, sia quando imparano da soli, sia nella verifica. Ogni intelligenza va rispettata e valorizzata». 

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