BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Francesco e Kirill, il senso della storia insegnato ai giovani

Pubblicazione:

Il Patriarca Kirill incontra Francesco a Cuba il 12 febbraio scorso (Foto L'Osservatore Romano)  Il Patriarca Kirill incontra Francesco a Cuba il 12 febbraio scorso (Foto L'Osservatore Romano)

Aiutare gli studenti a comprendere le radici storiche del presente è compito unico della scuola. Ma come? Prendiamo per esempio l'incontro storico tra Papa Francesco e Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, avvenuto nei giorni scorsi a Cuba e conclusosi con una impegnativa dichiarazione comune in trenta punti. Il documento sarebbe tutto da leggere e approfondire, non solo perché trasuda storia, ma anche per il suo fondamentale valore metodologico, specie là (punto 7) dove afferma: "Nella nostra determinazione a compiere tutto ciò che è necessario per superare le divergenze storiche che abbiamo ereditato, vogliamo unire i nostri sforzi per testimoniare il Vangelo di Cristo e il patrimonio comune della Chiesa del primo millennio, rispondendo insieme alle sfide del mondo contemporaneo".

Dunque, le controversie storiche di carattere religioso (riferimento alla questione del filioque e alla reciproca scomunica tra Roma e Bisanzio del 1054) sono da superare alla luce della continuità della tradizione cristiana dei santi e dei martiri che, rinnovata nel presente, permette di affrontare le sfide contemporanee (tra le più urgenti: la persecuzione dei cristiani, la guerra in Medio Oriente, l'indebolimento dell'istituto familiare). 

Torneremo tra un attimo al documento, ma prima permettiamoci un viaggio in Italia tra arte e storia. Una prima tappa facciamola a Firenze, quella che nei primi decenni del XV secolo, in piena età umanistica, poteva essere considerata, tranne che per lo splendore monumentale che la perla dei Caraibi non ha, una "Cuba dell'Occidente", fuori dalle contese che contrapponevano, dopo la soluzione del grande scisma che aveva diviso la cattolicità, i sostenitori della supremazia del concilio sul papa e il papa stesso. Quest'ultimo impegnato a risollevare le sorti dello stato pontificio rovinato dal lungo trasferimento della santa sede ad Avignone. La Chiesa era in pericolo, il papa, si trattava di Eugenio IV, anche. Il pontefice si rifugiò a Firenze, dove volle che fosse trasferito il concilio, questa volta sotto la sua autorità (1439).

A Firenze, dove si stava affermando la potenza economica e politica dei Medici, non estranei allo spostamento del concilio tra le mura della città gigliata, si stava svolgendo però un'altra partita che si collega in qualche modo all'evento dell'Avana. Si stava realizzando l'unità con la Chiesa greca che preoccupava non solo Eugenio IV, ma anche l'imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo e il patriarca di Costantinopoli Giuseppe II. Costantinopoli era, infatti, minacciata dai Turchi ottomani che la prenderanno di lì a non molto, nel 1453, ponendo fine all'impero romano d'Oriente. I Greci che convennero a Firenze, dopo la breve fase del concilio di Ferrara, si auguravano che una cristianità unificata avrebbe costituito un solido baluardo contro la minaccia islamica. 



  PAG. SUCC. >