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SCUOLA/ L'ora di letteratura e l'errore di certi cattolici

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Sono invece convinto che una lettura di taglio anche religioso faccia lievitare le altre materie, trasformi l'apprendimento in crescita conoscitiva e morale: perché l'uomo è uno, non franto, non diviso, e la sua mente è  interdisciplinare: ben venga la specializzazione, ma senza uno sguardo più largo si rischia la schizofrenia o la paranoia. Sto portando a termine per l'editrice Morcelliana un'opera collettiva sulla presenza della Bibbia nella letteratura italiana, che integra idealmente quella precedente sul mito classico nella letteratura italiana. La Bibbia non viene considerata come testo rivelato, ma come testo modellizzante, culturalmente fondativo che, come tale, va riconosciuto e difeso anche dai laici, se intellettualmente onesti. Ne risulta che Dante e Petrarca, scrittori credenti, nutrono di echi biblici le loro pagine; ma anche Leopardi, che cattolico non era, aveva molto introiettato la Bibbia, al punto da porre a epigrafe della Ginestra il versetto del Vangelo di Giovanni: "e gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce". Senza la conoscenza della Bibbia come semenza, la conoscenza dei classici greco-latini, non possiamo intendere appieno la letteratura italiana, europea, occidentale. Naturalmente chi, come me, si sforza di credere nel ruolo dello Spirito, confida che il contatto col testo sacro, anche se mirato alla specificità della disciplina letteraria, possa far germogliare o maturare anche qualcos'altro: arricchire la mente e l'anima di riflessioni morali e teologiche. Come il seminatore della parabola, il buon docente sparge la semenza: molti semi cadranno sulla pietra o saranno preda di uccelli, e allora il contatto col testo sacro resterà semplicemente un acquisto culturale, un incremento di scienza, ma altri semi cadranno in un terreno fertile e allora ci sarà il salto di qualità. Daranno frutti spirituali, faranno crescere in sapienza. Questo metodo, proprio dei Colloqui Fiorentini, apre la letteratura ad un orizzonte che i ragazzi sentono fortemente, perché si pongono le grandi domande sulla vita e sul senso di essere uomini. La letteratura diventa una strada percorribile per ricercare le risposte ai grandi quesiti o, semplicemente, per trovar se stessi.

Propongo un'ultima riflessione sull'importanza dell'umanesimo cristiano, perché penso che l'umanesimo sia naturaliter cristiano, così come nella nozione di cristianesimo, della fede nel Dio fatto uomo, non può essere separata da quella di umanesimo. Quanti danni ha prodotto la separazione tra il sapere tecnico-scientifico e quello umanistico! Quanto sterili gli accademici che studiando gli umanisti in senso stretto, i loro manoscritti, sui codici collezionati e postillati, perdendo di vita la svolta epocale segnata da quegli eroi che nel Quattrocento facevano rivivere i grandi maestri del passato, facevano rinascere le humanae litteraepreparando la stagione che si sarebbe chiamata appunto Rinascimento!

E passando all'oggi e al domani, dico: come sarebbe bello se anche il sapere umanistico, anziché confinare i suoi cultori in facoltà universitarie che vanno assomigliando a riserva per pellerossa in via di estinzione, andasse ad arricchire le facoltà tecnico-scientifiche, per formare dei medici o degli ingegneri, degli economisti o dei chimici di ampie vedute, forti di uno spessore culturale che gioverebbe anche al loro mestiere, trasformandolo in vocazione. Come sarebbe bello che un futuro ingegnere, un futuro economista, un futuro medico potesse avere, come accade in certe università straniere, un arricchimento di discipline umanistiche. 



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COMMENTI
21/02/2016 - letteratura? (roberto castenetto)

Pienamente d'accordo. Ma nelle scuole ormai c'è un fenomeno nuovo. Ai ragazzi, sin dal primo anno, vengono propinati libri della Mazzucco o di Khadra (vedi manifestazione Dedica di Pordenone, che si svolgerà nei prossimi giorni e che scimmiotta i Colloqui fiorentini), tanto per fare due nomi, dove è un po' difficile trovare l'umano. Anni fa io ho letto "Ragazzi di vita" nel biennio di un liceo e sembrò un'impresa audace. A questo punto però bisognerebbe avere il coraggio di far leggere "Petrolio" e far vedere "Salò o le 120 giornate di Sodoma", in modo da rendere consapevoli gli studenti del mondo in cui vivono.