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SCUOLA/ L'ora di letteratura e l'errore di certi cattolici

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(Leggi qui la prima parte) - L'altro incontro cui partecipai, quello su Umberto Saba, recava per sottotitolo "La calda vita che scorre": è una didascalia che parla da sé, è la calda vita che i ragazzi sanno cogliere nei testi se l'insegnante glieli sa far apprezzare. E allora non è necessario considerare solo scrittori di forte orientamento spirituale, perché se l'umanesimo cristiano parte dall'uomo, uno scrittore vero, se è vero, ci fa ragionare sull'uomo, magari per dissentire da lui, ma per cavarne comunque un incremento di conoscenza. Non occorre affrontare tutti gli scrittori presentandoli o trasformarli tutti come autori più o meno consapevolmente cristiani. Se sono grandi scrittori parlano dell'uomo e parlare dell'uomo significa naturaliter pensare al messaggio cristiano. Ora, se non mi sbaglio, dopo l'età della critica in tuta da metalmeccanico e dopo l'età della critica in camice bianco da anatomopatologo, è forse giunta l'età di colloquiare con i ragazzi davanti a un libro, inteso come "vera presenza". 

Non voglio svalutare la tecnica né la filologia, che pratico da mezzo secolo: ma impedire che si immiseriscano in un tecnicismo fine a se stesso o in filologismo sterile, e divengano anzi un lievito prezioso per l'altro e per l'oltre. L'umanista sta attento alle parole, eccome! Tanto più l'umanista cristiano, il quale sa che il Logos, il Verbo, si è fatto carne. Il Verbum, con la maiuscola, deve però incarnarsi. Così il verbum con la minuscola, la parola letteraria, deve farsi vita, vita concreta e vita dello spirito (il termine parola deriva pur sempre da parabola, la parola per eccellenza, quella del Vangelo). Allora anche l'attenzione ai particolari diventa importante, non per un gusto erudito, inevitabilmente noioso, ma per far percepire come anche lo spostamento di una virgola può farci leggere il testo in un modo più vero. Non è un paradosso, e mi spiego con un esempio. 

Pensiamo al Cantico delle creature di San Francesco. In quasi tutte le edizioni scolastiche voi trovate che, dopo l'inizio ("Altissimu, onnipotente, bon Signore …" ), il testo reca che le lodi "A te solo, Altissimo, se konfàno e nullu omo ène dignu te mentovare", con "Altissimo" messo fra le due virgole. Se chiedo a certi colleghi come mai all'inizio troviamo "Altissimu" con la u e in séguito invece "Altissimo" con la o, i più rispondono che all'inizio c'è una sfumatura umbra e qui non c'è: come se il copista ci mettesse il suo accento dialettale ora sì e ora no. Invece per me il motivo è un altro: all'inizio abbiamo un caso diretto derivato dal vocativo, dunque con uscita in -u, ma nel secondo caso si ha l'attributo di "te", complemento di termine, il dativo diventato nel latino medievale caso obliquo o indiretto, uscente in -o. Perciò la virgola va spostata: "A te, solo Altissimo, se konfàno". 



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COMMENTI
21/02/2016 - letteratura? (roberto castenetto)

Pienamente d'accordo. Ma nelle scuole ormai c'è un fenomeno nuovo. Ai ragazzi, sin dal primo anno, vengono propinati libri della Mazzucco o di Khadra (vedi manifestazione Dedica di Pordenone, che si svolgerà nei prossimi giorni e che scimmiotta i Colloqui fiorentini), tanto per fare due nomi, dove è un po' difficile trovare l'umano. Anni fa io ho letto "Ragazzi di vita" nel biennio di un liceo e sembrò un'impresa audace. A questo punto però bisognerebbe avere il coraggio di far leggere "Petrolio" e far vedere "Salò o le 120 giornate di Sodoma", in modo da rendere consapevoli gli studenti del mondo in cui vivono.