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SCUOLA/ Educare? Facile dire "torniamo alla realtà", ma come?

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Hannah Arendt (1906-1975) (Foto dal web)  Hannah Arendt (1906-1975) (Foto dal web)

Le avventure epistemologiche della pedagogia, o comunque si chiami oggi, continuano. Si confrontano con un fenomeno nuovo: quello della "perdita del mondo comune", secondo l'espressione profetica di Hannah Arendt, che Chiosso cita a pag. 244. Detto in maniera meno criptica: se educare vuol dire che gli adulti passano ai ragazzi il testimone della civilizzazione, che cosa accade se gli adulti perdono il contatto con i ragazzi, se i ragazzi corrono avanti, senza attendere chi consegni loro il testimone? Che accade se non si muovono più nello stesso mondo? Se il narcisismo estremo spezza i fili della relazione con l'altro e con le generazioni, come è possibile l'educazione?

Sul piano filosofico questa condizione si definisce come nichilismo. Nessuna tecno-pedagogia è in grado di riempire l'abisso. E come riempirlo senza un ritorno alla realtà stessa, di cui la descrizione è, ora e sempre, un'ontologia? Più o meno con questi interrogativi Giorgio Chiosso conclude la sua storia della pedagogia del '900. Senza nostalgie per le stagioni passate, ma senza indulgenze teoretiche per le diaspore e le derive del presente. Dove collocheremo, dunque, l'autore in questa storia? Si può facilmente azzardare. Nel personalismo 2.0.



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COMMENTI
26/02/2016 - MARXISTI E MAFIOSI (GIOVANNI COMINELLI)

Vero! Alla fine sono tutti mafiosi. Ma "educano"-:) in modo diverso, a seconda che siano a Palermo, a Reggio C., a Milano. L'errore storiografico che Lei commette - che dipende chiaramente da un'opzione ideologica a priori - è duplice: a) confonde il marxismo con i marxismi. Sono a volte così diversi che Lenin e Stalin e Mao ne hanno fucilati parecchi di marxisti! b) il marxismo gramsciano-togliattiano-berlingueriano era una cosa, il PCI era una cosa un po' diversa. La rinvio alle analisi che fece già negli anni '70/80 Baget Bozzo che constatava come il PCI fosse ormai su una china radicale (nel senso pannelliano): non più al centro la classe operaia, ma il cittadino, l'omosessuale, i diritti ecc... Nulla di più lontano dal marxismo classico. Se posso azzardare un consiglio marxiano-leninista: occorre sviluppare "l'analisi concreta della situazione concreta", invece di cedere, anche nei giudizi storici, alla metafisica ideologica.

 
23/02/2016 - Risposta riquando i marxisti (Moeller Martin)

Anche i mafiosi sono tanti. ma alla fine sono sempre e solo dei mafiosi.

 
22/02/2016 - Nessuna cultura dal marxismo (Moeller Martin)

Il marxismo, al pari dei vari fascismi, è parta all'oppressione dell'uomo, della sua cultura e di ogni altro aspetto della civile convivenza. Il marxismo sono gli stermini di Stalin, i Gulag, i manicomi criminali di Breznev, i campi di sterminio dei vari Pol-Pot di cui larga parte del mondo ha potuto a lungo beneficare. Non si può forzare la storia cercando di attribuirgli una qualche forma di valore.

RISPOSTA:

Caro Moeller, capisco la necessità della sintesi. Ma i marxismi sono tanti: quello di Marx, quello di Engels, quello di Lenin, quello di Stalin, quello di Mao, quello di Gramsci, quello di Togliatti, quello di Galvano della Volpe, quello di Geymonat, quello di Korsch, Benjamin, Bloch... Da questi marxismi derivano pedagogie diverse. Togliatti ha appoggiato Concetto Marchesi, che non era gramsciano, ma gentiliano. Ma, soprattutto, il comunismo non coincide con il marxismo; è un'esperienza storico-politica determinata, la critica della quale non può coincidere, in ogni caso, con quella delle pedagogie di ispirazione marxiana. Makarenko non è riducibile allo stalinismo. GC

 
22/02/2016 - articolo di Cominelli (sergio bianchini)

Sempre belle le analisi di Cominelli. E' la visione del condor che "pasa". Purtroppo le ottime e colte riflessioni sull'educazione non spiegano mai una cosa: perchè la scuola italiana è diventata e permane un palude immobile, o meglio preda di una permanente agitata paralisi da 40 anni? Tutte le visioni sono state gettate nella palude ma nessuna ha cambiato mai il suo essere. Ad ogni rivoluzione lessicale passata nella scuola corrispondeva un adattamento, sempre lessicale, di massa e tutto continuava e continua come sempre e cioè con lo schiacciamento spietato degli alunni e con la finzione educativa che copre l'uso della scuola come gigantesco rubinetto erogatore di un milione di posti e di stipendi statali. Io chiamavo PETALI SUL LETAMAIO i ricorrenti tentativi di nobilitare la situazione e di ridare vita al moribondo senza agire drasticamente sui fondamentali organizzativi. Misure intermedi non reggono e l'impaludamento della buona scuola lo dimostra ancora una volta. Senza agire sui fondamentali organizzativi il letamaio continuerà ad assorbire qualsiasi petalo e nobile visione.

RISPOSTA:

Caro Bianchini, la scuola non è mai stata governata dai pedagogisti, ma da politici, dall'amministrazione, dai sindacati. Se vogliamo imputare a qualcuno il fatto che le riforme nella scuola non riescono mai o pochissimo (dal 1946 sono stati presentati 27/28 progetti di riforma della scuola secondaria di secondo grado!) gli ultimi con cui prendersela sono i pedagogisti. GC