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SCUOLA/ Istruzione a costo zero, dobbiamo ancora "svegliarci" dal sogno

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In altre parole, se viene a mancare anche il contributo volontario le istituzioni scolastiche non sanno più come tirare avanti, ma d'altronde la normativa vigente stabilisce che non possono esigere nulla dalle famiglie degli studenti iscritti. Alcuni abusi nel 2014 vennero alla ribalta grazie a servizi di trasmissioni televisive molto popolari, che fanno dello scandalo il proprio pane quotidiano e così il Miur fu costretto a far uscire una nota in cui si ribadiva la volontarietà del contributo. Da allora il gettito e sempre minore e così gli staff dei dirigenti scolastici cercano di raggranellare risorse da bandi nazionali su fondi europei e da progetti delle istituzioni locali. Una corsa quotidiana che dice come la coperta sia oramai del tutto ristretta. Tuttavia il punto centrale rimane: l'istruzione a costo zero non è più una strada percorribile. Lo si vede anche dai costi standard per studente emanati dal ministero dell'Economia. Sono dati noti, che indicano la dimensione della spesa. 

Infatti nelle istituzioni educative lo Stato spende 5.739,17 euro per studente nell'infanzia, 6.634,15 euro nella primaria, 6.835,85 euro nella secondaria di primo grado e 6.914,31 euro nelle superiori. Cifre colossali che potrebbero essere ridotte da una rivalutazione del sistema paritario, ma che le tendenze stataliste, e anche il governo Renzi, hanno marginalizzato. E allora se raffrontiamo i dati ci accorgiamo che la spesa quinquennale, per uno studente medio delle superiori che consegue il diploma, ammonta a circa 34.570 euro, mentre quello stesso studente versa di tasse solo 48,39 euro più un contributo volontario medio di circa 350 euro.

Da più parti, stracciandosi le vesti, si potrebbe sostenere che l'Italia è il fanalino di coda dei paesi Ocse con il 4,2 per cento del Pil investito in istruzione e l'8,2 per cento della spesa pubblica. Certo, ma in Italia aumentando la spesa non si migliora il sistema d'istruzione, anzi si vanno a riempire le scuole di docenti che nessuno avrebbe voluto assumere, con lo scopo di diminuire le supplenze che invece non diminuiscono affatto. Il problema sono i livelli di qualità, ma questo valore lo possono chiedere soltanto coloro che usufruiscono del servizio, che partecipano alla spesa contribuendo con una cifra sempre meno irrisoria. Insomma, versare di più per partecipare di più, perché secondo un noto adagio di Gaber "libertà è partecipazione", ma oggi sappiamo che non è più gratuita.

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COMMENTI
23/02/2016 - Un assist per aumentare tasse scolastiche? (Vincenzo Pascuzzi)

Articolo inquietante, con sottintesi e allusioni, difficile da capire e interpretare. L’articolo è diretto al governo oppure a chi? Vuole essere un assist per poi aumentare le tasse scolastiche e portarle – chessò – a 2.000 euro/anno? L’autore scrive: “l'Italia è il fanalino di coda dei paesi Ocse con il 4,2 % del Pil investito in istruzione e l'8,2 % di spesa pubblica”, si sapeva e conviene ricordarlo. E poi: “ma in Italia aumentando la spesa non si migliora il sistema d'istruzione” ??!!, e ancora riassumendo “la qualità si può chiedere solo partecipando alla spesa”??!! “con una cifra sempre meno irrisoria” ??!! e con quanto, magari con 2.000 euro/anno? e a chi si può chiedere la qualità? e non bastano le tasse attuali per pretendere qualità? e perché invece aumentando il pil investito non migliorerebbe il sistema? La “buona scuola” non serve a nulla? Forse non ho capito, bisogna rifletterci.