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SCUOLA/ Le iscrizioni e il "dilemma" del primo anno

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Resta, infine, la questione della pari dignità: essendo vincolante, visti i numeri, il giudizio orientativo delle scuole medie, è giusto o no che i consigli di classe delle prime liceali esprimano un giudizio orientativo, durante gli scrutini del prossimo giugno, per quei ragazzi che hanno espresso difficoltà e che, pur bocciati, richiedano di iscriversi un'altra volta in prima liceo? Se, cioè, la valutazione è orientante, in che misura dare corpo a questo orientamento alla fine del primo anno, dopo avere operato in questo senso nei primi mesi di scuola, nelle classi prime? Come si vede, si tratta di una discussione aperta, complessa, anche perché, lo sappiamo bene, ci sono casi e casi, e non sempre gli stessi ragazzi, a pari condizioni e negli stessi tempi, riescono a maturare le proprie attitudini e aspirazioni.

Perché resta comunque vero che, a 13 o a 14 anni, non sempre queste attitudini sono evidenti, come non sempre le condizioni delle famiglie, sempre più in crisi a livello educativo, sono di supporto e aiuto a livello di orientamento, ma anche a livello di motivazione, di percezione del valore della formazione, e quindi della cultura, per la crescita dei propri figli. Tutte cose non scontate nel nostro contesto utilitaristico, se non nichilistico.

Questo ragionamento fa da pendant al mancato riconoscimento, in molte regioni italiane, dell'istruzione tecnica, non più da intendere come seconda, cioè di serie B, rispetto ai licei, ma di effettiva pari dignità.

Fa dunque piacere leggere che il mio Veneto è primo in Italia per le iscrizioni negli istituti tecnici, con un positivo trend di crescita: il 37,5% di quest'anno, contro il 36,6% dello scorso anno. In Friuli il dato è fermo al 36,4% ed in Lombardia al 35,4%. Ma se crescono, sempre in Veneto, ma non solo, i liceali e gli iscritti agli istituti tecnici, chi invece patisce di questa situazione? Sono gli istituti professionali, mentre i cfp sono legati ai corsi autorizzati dalle singole regioni.

Perché i dati migliori sugli istituti tecnici li troviamo in queste regioni del nord? Per la presenza forte dei distretti industriali del mondo della manifattura, ancora presente in modo capillare nonostante la delocalizzazione e la crisi del 2008.

Possiamo dire che la riforma Gelmini del 2010 ha fallito per gli istituti professionali? Certo. Sia per la proposta curricolare dei vari indirizzi come per la popolazione scolastica, sempre più formata da studenti stranieri, ragazzi con vari handicap o fortemente demotivati.

Sentendo tante storie e situazioni, dovremmo tutti riconoscere un bonus particolare ai docenti di queste scuole, per il valore formativo, al di là degli aspetti culturali, che comunque garantiscono a questi ragazzi e alle loro famiglie. Sarebbe giusto aprire una libera discussione, ma seria, su questi aspetti. 

Restano gli Its, cioè i percorsi post-secondari, a struttura biennale, di alta specializzazione tecnica nati nel 2010. Sono un'ottantina in Italia, in numero crescente. E', senza forse, l'unico vero passo in avanti della storia formativa e scolastica italiana di questi anni. La novità è il crescente numero di studenti dei licei scientifici, e non solo, che si affiancano ai diplomati degli istituti tecnici per concorrere ad uno dei 24 posti per corso attivati dai vari Its. La garanzia, almeno in Veneto, di occupabilità è vicina al 90%.



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