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SCUOLA/ 15enni a basso rendimento, cosa c'è dietro la "bocciatura" dell'Ocse?

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Essendo i benchmark di quelle esistenti troppo alti e le loro metodologie colà scarsamente applicabili, nell'ultimo decennio si sono diffuse reti locali (India, Sudafrica etc.) che tenessero maggiormente conto del contesto. Tanto che non solo Ocse, ma anche Iea (la rete accademica che produce Timss, Pirls, Iccs) stanno varando indagini mirate a questo target: prePirls o Pirls Literacy e Timss Numeracy.

Tutta l'area della valutazione dei low performers è dunque in movimento, anche perché non mancano critiche al fatto che in quei paesi si siano puntate tutte le carte sull'istruzione di base e non su un ampiamento progressivo dell'istruzione secondaria che avrebbe potuto essere più agevole, più utile dal punto di vista dello sviluppo, anche se potenzialmente più concorrenziale con i paesi affluenti.

Paesi come l'Italia dovrebbero peraltro avere problemi diversi da quelli come l'Argentina, che pure ci tallonano.

Una seconda riflessione si impone a proposito della teoria del capitale umano, sulla base della quale Pisa afferma con sicurezza che, senza lo sviluppo dell'istruzione e soprattutto riducendo o azzerando i livelli più bassi di apprendimento, non si dà sviluppo economico e sociale. Si arriva a determinare le percentuali di incremento del Pil che deriverebbero da una certa percentuale di diminuzione dei livelli di apprendimento più bassi.

Questa teoria, sviluppatasi a partire dagli anni 60, non è più però oggi un assioma indiscutibile. Non sono mancati e non mancano infatti paesi in cui allo sviluppo dell'istruzione non ha corrisposto un proporzionale sviluppo economico (si tratta dell'Europa degli ultimi decenni e dell'Europa dell'Est ai tempi del "socialismo reale"). Per non dire dei paesi, collocati soprattutto nell'East Asia, in cui i fattori di sviluppo sembrano da ricondursi piuttosto a quella che in altri tempi si sarebbe chiamata "accumulazione primitiva del capitale" cioè allo sfruttamento della mano d'opera a basso costo. In questi casi l'espansione dell'istruzione sembra essere più una conseguenza che una causa. La parola d'ordine potrebbe essere: "dipende". E' chiaro che, per i paesi senza materie prime e senza manodopera a basso costo come quelli dell'Europa odierna, l'istruzione è uno strumento prezioso per la permanenza nell'area del benessere, come dimostra l'esempio della Finlandia. Ma non è detto che questa sia la regola dappertutto.

E da ultimo qualcosa sulle cause. Quando in cima alla graduatoria stavano i paesi del Nord Europa c'è stata molta insistenza da parte degli analisti Ocse sull'importanza del biennio unitario nella fascia di età 15-16. Si poteva però anche pensare che i due fenomeni — alti livelli di apprendimento e percorso unitario prolungato — fossero non concatenati casualmente, ma determinati in parallelo dal contesto sociale e culturale avanzato. Ora che le "tigri asiatiche" sono balzate in testa alla classifica, grande importanza viene attribuita al clima disciplinare, alla puntualità, alla presenza, in definitiva, di fattori a carattere etico-culturale.



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