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CONCORSO SCUOLA 2016/ La prof precaria: dico no all'ennesima presa in giro

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Questo lavoro è stato preparatorio agli esami veri e propri: 6 prove scritte e sei prove orali della parte generale e altrettanti scritti e orali per la parte disciplinare inerente alla classe di concorso: in tutto 12 scritti e 12 orali. Una sola prova non superata comprometteva l'esito dell'intero corso. Ebbene, rispettate tutte le consegne, superati gli esami scritti e orali e avendo firmato ogni ora frequentata si poteva accedere all'esame ministeriale conclusivo, composto da una commissione interna e da membri esterni di fronte ai quali dovevamo discutere una tesina e dimostrare tutte le competenze acquisite e maturate nel corso dell'esperienza di insegnanti. Per le classi di concorso di lingue il colloquio avveniva ovviamente in lingua straniera. E questo sarebbe il purgatorio del docente, ma posso assicurare che per molti è stato un vero inferno. Il tutto poi per accedere alla sola abilitazione. Avrete ovviamente capito che molti docenti, dopo tanti anni di docenza, non sono stati considerati idonei all'esercizio della professione. 

Ora, dopo che ci siamo arrampicati nei gironi infernali, che siamo già stati ampiamente e severamente valutati e selezionati con prove sistematiche e precise, esaminati da docenti universitari e da rappresentanti del Miur, dovremmo ancora superare un concorso? Ma quali conoscenze dobbiamo ancora avere? Chi ci deve ancora valutare? Ed è noto che il concorso ordinario prevede un programma di conoscenze forse ancora più ampio di quelle mostrate nel Pas. Forse lo Stato vuole una prova di resistenza del nostro equilibrio mentale? Vorrei sapere quale altra professione è sottoposta a selezioni simili per arrivare ad avere un posto fisso nel precariato. E poi quanto spreco di energie, quante risorse buttate al vento. Il tutto per una gestione approssimativa del personale scolastico, per una programmazione quasi del tutto inesistente, fatta da funzionari che dovrebbero stare altrove. Cade a proposito il noto adagio di Cicerone "Quo usque tandem…" eccetera.

Eppure l'insegnamento è una professione per me affascinante. Eppure, la buona scuola ha bisogno di professionisti talmente appassionati da poter sopportare un percorso interminabile della propria carriera, il faticoso inseguimento di un traguardo inafferrabile, al punto che quando lo si scorge in lontananza viene spostato più in là.

Invece di formare persone motivate, all'altezza delle sfide educative e dei giovani di oggi, lo Stato le tartassa, le utilizza, le considera sempre inadeguate e sempre da valutare. Questa è la condizione di noi precari abilitati, con 10 o più anni di servizio e con un'età media che supera i 35 anni. Siamo i buoni della Buona, nuova scuola. Siamo un esercito che ha giurato tacitamente fedeltà a certi valori, all'altruismo, alla tenacia, alla consapevolezza di una grande responsabilità sociale, all'amore verso i giovani. Sono proprio questi giovani fragili e talvolta smarriti oltre che acerbi nella loro tenera età che ci risvegliano il desiderio di dare loro speranza, di far loro crescere la fiducia che potranno vivere attivamente in un paese che a loro appartiene.



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