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CONCORSO SCUOLA 2016/ La prof precaria: dico no all'ennesima presa in giro

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CONCORSO SCUOLA 2016. Ho insegnato inglese e ora spagnolo in varie scuole superiori della Liguria. Sono in servizio da 10 anni, quasi continuativi, ma sono troppo giovane per essere stata inserita nelle Gae. Infatti faccio parte della graduatoria di seconda fascia, assieme alle decine di migliaia di docenti che non hanno avuto il privilegio di entrare nella scuola ope legis, con la legge 107, ma a cui spettano ancora le forche caudine del concorso ordinario appena bandito. All'annuncio del bando mi sono chiesta cosa voglia ancora la Stato per farmi insegnare e volgendomi indietro ho passato in rassegna la mia pur breve carriera professionale.

Dopo il regolare percorso di laurea, al termine del quale ho intuito la passione per l'insegnamento, ho cominciato la carriera del "precario" con qualche supplenza temporanea o annuale per la quale nessuno ha mai controllato la mia idoneità psicofisica, né le competenze disciplinari o pedagogiche.

A nessuno è mai importato chi fossi e mi presero solo perché potevo tappare le falle nell'organizzazione del personale della scuola. Entrai così nelle graduatorie di terza fascia e cominciai a pieno titolo ad esercitare la professione.  Dall'Inferno (ovviamente metaforico) però dovevo passare al Purgatorio. Mi serviva l'abilitazione all'insegnamento. Ed eccomi inglobata nella macchina dei corsi abilitanti. Da una parte c'è il celeberrimo tirocinio formativo attivo (Tfa) per chi non ha maturato sufficienti anni di servizio e richiede l'esame di accesso a pagamento, e dall'altra il Pas (percorso abilitante speciale) per chi ha maturato almeno tre anni di servizio. In costo non è irrilevante, per chi è all'inizio della carriera e non vuole più gravare sulla famiglia. Ho speso per il Pas ben 2.500 euro senza considerare le spese di viaggio, di vitto per frequentare il corso organizzato dalle università. Io che abito fuori provincia non ho tenuto il conto, ma alla fine il conto è stato salato.

E qui arriva il bello. Innanzitutto bisogna ricordare che si accede con esame di concorso. Tra i vincitori della selezione iniziale, alcuni speravano che il corso con obbligo di frequenza di sei mesi, avendo un costo così elevato, sarebbe stato una formalità, una sorta di corso di aggiornamento con esami finali. E invece no. È stato più complicato dell'università, prima di tutto perché nessuno dei partecipanti era un ragazzino spensierato affamato di conoscenza, bensì un adulto con famiglia a carico e lavoro. Si usciva dal lavoro e si frequentava nel weekend, dal venerdì pomeriggio, tutto il sabato e la domenica. Al lunedì, alle otto, tutti al lavoro. 

Beh, penserete che bastasse il sacrificio di frequentare! Avevamo delle scadenze ristrette per consegne obbligatorie dalle quali dipendeva il nostro giudizio finale. E così per sei mesi abbiamo dormito tre o quattro ore a notte per riuscire a consegnare nei tempi richiesti compiti complicati che richiedevano una certa accuratezza. 



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