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CONCORSO SCUOLA 2016/ Sarà un fallimento, ecco perché

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Matteo Renzi con Davide Faraone (Infophoto)  Matteo Renzi con Davide Faraone (Infophoto)

Partiamo da queste ultime. Occorre riconoscere che si è trattato di un lavoro improbo, considerate le resistenze corporative del sindacato, le inerzie dell'apparato amministrativo, la rigida struttura dell'offerta universitaria. Il tentativo è quello di rendere più flessibile la figura del docente, eliminando paradossi per cui il laureato in ingegneria può insegnare matematica nella scuola secondaria di secondo grado, ma non in quella di primo grado. Essendo le classi di concorso il prodotto secolare del pensiero amministrativo-burocratico, ridurle, sia pure di 55 unità, si configura come un'impresa. D'altronde la Commissione Brocca, che era stata a sua volta un tentativo di riformare la scuola superiore bypassando il Parlamento, sempre distratto da altro, aveva finito per moltiplicare gli indirizzi fino a 720, con ciò provocando anche una moltiplicazione dei profili professionali dei docenti, a loro volta irrigiditi dentro canali sempre meno comunicanti. La riduzione degli indirizzi promossa dal ministro Gelmini  non aveva però tratto le conseguenze nello snellimento e flessibilizzazione delle classi di concorso.

E' dunque incominciata un'auspicabile inversione a U. Ma — e qui si fonda la delusione — il tutto si muove dentro il quadro tradizionale, incoerente con le premesse e le promesse della legge 107, relative all'autonomia didattico-organizzativa. Mentre su questo versante si ipotizza, in base al ripescaggio del DPR n. 275 dell'8 marzo 1999, un'organizzazione della didattica centrata sulla personalizzazione dei percorsi e sulla flessibilizzazione dei livelli di apprendimento, dal lato dell'insegnamento la rigidità dell'offerta resta. Finché resta la "scuola-auditorium", difficile costruire un assetto di "scuola-laboratorium". Se la politica, attraverso la legge 107, ha manifestato la volontà di modificare l'impianto organizzativo dell'apprendimento, non riesce a farlo con quello dell'insegnamento. Su questo versante, chi governa il sistema sono pur sempre l'amministrazione ministeriale e il sindacato. L'effetto di questo primato burocratico-sindacale si constata non solo nel mantenimento di una forte rigidità dei profili, sia pure ridotti di numero, ma, soprattutto, nella filosofia generale che ispira tutta la politica delle assunzioni.

La tavola delle competenze-chiave di un insegnante che sia in grado di entrare in risonanza con i bisogni e le necessità del discente è nota. Serve un insegnante che:

- possieda le conoscenze disciplinari relative ad una delle quattro competenze-chiave necessarie per i ragazzi. lingua e linguaggi, matematica, scienze, storia. Il resto è un di più che ogni scuola può offrire, in base alla domanda;

- sappia operare la mediazione didattica del sapere che l'università o qualsiasi altra agenzia di formazione gli ha fornito;

- sia in grado di costruire una relazione educativa con i ragazzi;

- sia capace di stare in relazione con i colleghi per costruire la comunità educante;

- conosca l'ambiente della comunità civile e istituzionale che lo circonda e nel quale insiste la scuola. 



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