BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Colloqui fiorentini, uscire da labirinto del minotauro

Pubblicazione:

Giuseppe Ungaretti al fronte della guerra 1915-18 (Foto dal web)  Giuseppe Ungaretti al fronte della guerra 1915-18 (Foto dal web)

Ecco l'immagine di tanti nostri studenti: minotauri, pieni di forza ribollente, ma che non si libera mai nella corsa della vita, perché prigionieri di un labirinto.

Un labirinto nel quale li rinchiudiamo spesso proprio noi adulti, per non farli soffrire, per non far sentire loro la realtà nella sua durezza, ma anche nella sua verità e bellezza.

Dice Camus: "Per un uomo senza paraocchi, non vi è spettacolo più bello di quello dell'intelligenza alle prese con una realtà che la supera" (Il mito di Sisifo). Perché la realtà ci supera sempre e così ci chiama ad intraprendere un cammino senza soste, un'avventura grandiosa verso la scoperta del significato del mondo e di sé. Ma quante volte la scuola è il luogo in cui questo cammino può iniziare?

Così abbiamo tentato di creare questo spazio, questa possibilità. E subito abbiamo visto attorno a noi aggregarsi un numero stupefacente non solo di studenti, ma anche di docenti. Abbiamo scoperto che la scuola italiana, contro ogni pregiudizio, era piena di insegnanti che desideravano un modo nuovo, diverso di fare il proprio lavoro, di stare con i propri studenti, ma erano soli, e non avevano dove guardare. I Colloqui sono stati per loro l'aprirsi di una possibilità ed essi subito l'hanno afferrata, sprigionando un'energia ed un entusiasmo creativo e appassionato che li ha spinti a rivoluzionare il proprio modo di lavorare. Perché anche loro, anche gli insegnanti, anche noi insegnanti, spesso ci sentiamo come minotauri, imprigionati nel labirinto delle cose che non vanno nella nostra professione, di un'immagine del nostro lavoro spesso ridotta a mera funzione burocratica, ma soprattutto di una logica di solitudine: l'insegnante spesso si considera un'isola autonoma. Invece ai Colloqui è stato possibile scoprire il grande valore del confronto, dell'incontro fra colleghi, di una compagnia di insegnanti che si concepisce insieme nell'affronto della professione. E che concepisce il proprio mestiere con un orizzonte più ampio del semplice stipendio, ma come strumento per imparare per primi la propria umanità, mentre si cerca di educare quella dei propri studenti.

Perché si insegna per accorgersi che non si finisce mai di imparare. Come dice il grande critico George Steiner: "Al termine della mia vita la sola cosa che posso dire è: «No, non ho capito»".

Perché, per dirla con le parole di Verga: "Il semplice fatto umano farà pensare sempre" e l'avventura della conoscenza è un cammino infinito. E così Montale, Ungaretti, Pirandello, Pascoli, Svevo, Pavese, Calvino, Dante, Leopardi, Manzoni, Foscolo, Verga, D'Annunzio, Saba e ancora Ungaretti, sono stati gli incontri che hanno costellato questi quindici anni di storia dietro a parole come desiderio, libertà, infinito, amore, verità, promessa, stupore, mistero.

I Colloqui Fiorentini hanno voluto riportare con forza una certa concezione di conoscenza. Non una conoscenza finalizzata al dominio della realtà, ma finalizzata alla contemplazione del reale, con la sua bellezza, con la sua tensione verso l'infinito, con il suo profondo sentimento del mistero, del mistero come fattore intrinseco all'esistenza e motore della grande letteratura. Come dice Ungaretti: "Il mistero c'è, è in noi. Basta non dimenticarcene".



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.