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SCUOLA/ Colloqui fiorentini, uscire da labirinto del minotauro

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Giuseppe Ungaretti al fronte della guerra 1915-18 (Foto dal web)  Giuseppe Ungaretti al fronte della guerra 1915-18 (Foto dal web)

"Nessuno ci ha promesso niente. Forse un dio di altri tempi, lui sì, ci ha promesso un paradiso, che però non basta attendere, bisogna guadagnarsi. Nessuno ci ha promesso niente, perché nessuno in fin dei conti ha mai avuto a cuore la nostra felicità".

Era il 2007 quando ai Colloqui Fiorentini dedicati a Cesare Pavese, col titolo Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo? due studentesse di Castrovillari, Annalisa e Jennifer, scrissero queste parole a conclusione della tesina con la quale partecipavano ai Colloqui. 

Era la sesta edizione di un'avventura giunta oggi alla sua quindicesima tappa. Quindici anni in cui ci siamo trovati, noi che organizziamo questo evento, a fare i conti con le domande di felicità, verità, bellezza, amore, amicizia, giustizia; con la fame di conoscenza di migliaia di studenti e docenti di tutta Italia. Quindici anni in cui l'imbattersi in questa domanda ci ha permesso di tenere vivo il nostro desiderio, perché questi studenti chiedevano qualcosa, ci chiedevano qualcosa: che degli adulti prendessero sul serio la loro domanda, che non la anestetizzassero, che non la inibissero con tranquillanti, che non facessero finta che non ci fosse, per rendere più "serena" la vita ai propri ragazzi. No! Quello che gli studenti in questi quindici anni ci hanno chiesto è che ci fosse qualcuno che prendesse sul serio le grandi domande di senso che abitano in noi. I Colloqui Fiorentini sono stati questa possibilità per più di 20mila studenti e docenti, questo spazio che si è aperto nella scuola italiana, in cui studiare la letteratura volesse dire innanzitutto poter prendere queste domande, metterle davanti agli occhi e farle risuonare, farle vibrare nel paragone con gli stessi interrogativi che hanno acceso l'animo dei più grandi uomini della nostra letteratura, in un dialogo, un colloquio a cuore aperto, fra studente, autore e docente. Le due stesse studentesse citate prima, alla fine di quell'edizione dei Colloqui ci scrissero: "Per noi sono stati i giorni della divina rivelazione". E quest'anno un'altra studentessa alle prese con lo studio di Ungaretti scrive al suo insegnante: "Ho già quasi finito il libro di Ungaretti. Credo che questo poeta abbia già iniziato a cambiarmi la vita, prima che i colloqui arrivino. Non ho mai letto poesie in questo modo è la cosa che più mi sorprende è il fatto che non veda l'ora di andare a dormire con una matita nella mano destra e il libro poggiato sul cuscino. Non so, scrivo, scrivo, scrivo, e per la prima volta in vita mia mi sento libera".

Così dovrebbe sempre essere la scuola; questo sono i Colloqui Fiorentini. Diceva la filosofa Maria Zambrano: "Non avere maestro è come non avere a chi domandare e, ancora più profondamente, non avere colui davanti al quale domandare a se stessi, il che significherebbe restare all'interno del labirinto primario che in origine è la mente di ogni uomo; restare rinchiuso come il Minotauro, traboccante d'impeto senza via d'uscita" (Per l'amore e per la libertà). 



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