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SCUOLA/ Da Nuoro a Firenze per incontrare Ungaretti: la meta è partire

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Le lezioni della mattina hanno dato il senso dell'importanza che si deve alla riflessione, al momento del silenzio, destinato non tanto e recepire passivamente informazioni e concetti, ma a "incontrare", appunto, la voce di studiosi, esperti, poeti sul nostro stesso tragitto. Non importava tanto che venisse letta una poesia mai vista prima, o che fossero proposte riflessioni volte a stupire per originalità: il segreto del silenzio che si percepiva nelle aule, benché affollate, nasceva dalla volontà di creare lo spazio perché le riflessioni personali incrociassero sul loro cammino quelle del prof. Caspani, della prof.ssa Giappi, del prof. Ramat, del poeta Rondoni. In questo silenzio, riempito dall'eco delle emozioni che di volta in volta scoprivamo nel poeta e in noi stessi, c'è stato spazio anche per momenti di incomprensione, di perplessità, per lo sforzo di tenere sempre desta l'attenzione, ma io trovo che ci sia una profonda bellezza anche in questo senso della fatica, che dà la misura dell'impegno necessario ad andare incontro all'altro, un impegno che esige serietà e concentrazione e che offre in cambio la pienezza dell'arricchimento interiore. Così siamo giunti anche noi sulla cima del San Michele (il monte conquistato faticosamente da Ungaretti e dai suoi commilitoni nella dura esperienza di guerra, dal quale scrisse i versi immortali "m'illumino d'immenso"), tuffandoci nell'immensità di quel cielo e mare che ci ha inebriati di luce; abbiamo seguito più volte il corso di quei fiumi in cui Ungaretti ha ripassato le epoche della sua vita e nei quali noi, con lui, abbiamo ascoltato la parola che canta il mistero: quello del poeta, quello di ciascuno, fino alla commozione di fronte alle mani... pallidissime.. di Antonietto, il piccolo figlio morto a nove anni, e a quel per sempre con cui il padre si oppone all'eternità della morte, per affermare, invece, quella della viva presenza nella sua anima dell'animo del bimbo (si tratta dei versi di "Gridasti: soffoco"). "La morte non è il per sempre", ha detto Davide Rondoni: Ungaretti ha trovato la sua forza ed anche noi dobbiamo cercare la nostra, darle forma e legarci ad essa con "affetto" (nella sua accezione etimologica da adficio).

I seminari pomeridiani sono l'occasione per vivere concretamente i Colloqui, in quanto da uno spunto iniziale nasce, davvero inesauribile, il dialogo tra i ragazzi, che sorprendono per la sensibilità con cui si accostano ai testi, per la profondità delle riflessioni condivise. Lo stupore è un'altra condizione dell'incontro: ecco, i seminari stupiscono, perché rivelano, in maniera sempre nuova, il desiderio degli studenti di vivere in prima persona ciò che non può e non deve restare confinato entro le pagine di un manuale, chiuso fra gli schemi di una definizione; ci palesano la freschezza con cui i giovani rinnovano una poesia grazie al modo in cui ne fanno esperienza, grazie al canto che loro stessi disperdono tra le sale del Palazzo dei Congressi, una volta scavata, nel profondo del proprio animo, la parola del poeta.  



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