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SCUOLA/ Da Nuoro a Firenze per incontrare Ungaretti: la meta è partire

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Quando i docenti si riuniscono nell'assemblea dell'ultimo giorno, queste riflessioni diventano dono reciproco, autentico momento di scambio, già preludio all'incontro dell'anno successivo. "I Colloqui fiorentini siamo noi", ha ribadito più volte il prof. Gilberto Baroni: non sono un luogo o una circostanza, sono persone, sono uomini disposti a cogliere il limpido stupore dell'immensità, oltre le difficoltà — reali — del mestiere; sono individui che diventano comunità per crescere imparando, per crescere insegnando.

E così la pioggia, battente per tutti e tre i giorni del convegno, non è stata capace di smorzare l'entusiasmo della premiazione, dei saluti finali, nella piena consapevolezza che ogni anno i Colloqui fiorentini non siano "la" meta, ma "una" meta, quella da cui partire per vivere la quotidianità della scuola disposti al colloquio, ad accogliere con rinnovato stupore il miracolo del cambiamento capace di generarsi ogni giorno.

L'aurora perfetta, quella cui agogna ogni uomo, dice Ungaretti, c'è: per coglierla nell'apparenza, nel limite, nell'imperfezione, c'è bisogno di incontrare chi illumina il nostro percorso e i Colloqui fiorentini offrono senza dubbio questo lampo improvviso.

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