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SCUOLA/ Arriva la valutazione esterna e mette alla "prova" Miur e Invalsi

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Tali rischi sono stati corsi in un primo momento dalle scuole, mentre erano impegnate in attività autovalutative, ed ora saranno corsi in egual misura dai valutatori esterni. Occorre che il ministero dell'Istruzione vigili sulle competenze di analisi messe in campo dai valutatori esterni, e svolga quella funzione di "meta-valutazione" che sarà indispensabile per corroborare la credibilità dell'intero processo. Per certi versi, ritengo che investire nella formazione di docenti, dirigenti scolastici ed esperti esterni nella capacità di utilizzare in modo adeguato i dati e le informazioni qualitative a disposizione, sia pertanto un elemento da considerare cruciale per una "messa a regime" del Snv nei prossimi anni. 

In secondo luogo, lo svolgimento delle visite presso le scuole hanno, di norma, una complessità tecnica ed organizzativa di non poco conto. Il problema sostanziale non consiste tanto nelle procedure da seguire durante le visite (che pure sono un elemento importante), quanto nella capacità di cogliere, in un arco di tempo per forza di cose limitato, punti di forza e di criticità dell'attività scolastica svolta all'interno dell'istituzione, ed i loro riflessi sui risultati da essa ottenuti.

Tale competenza va coltivata con il tempo e l'esperienza, ed è quindi importante che sia dato tempo e spazio adeguato a ciascuna visita, così come massima collaborazione deve essere assicurata dal personale delle scuole coinvolte. In questo senso, ogni scambio di opinioni e considerazioni che possa essere realizzato prima e dopo il momento pratico della visita (tra valutatori e soggetti delle scuole, e tra i valutatori stessi) dovrebbe essere favorito e valorizzato. Con il tempo, il Miur e l'Invalsi dovrebbero poi preoccuparsi di validare e consolidare protocolli di valutazione esterna che siano da un lato ben rodati, e dall'altro aperti e flessibili per l'utilizzo da parte di soggetti con prospettive valutative e competenze differenti. Il Miur e l'Invalsi, in questo quadro, sono chiamati a dimostrare di essere non solo istituzioni capaci di svolgere il loro lavoro organizzativo, ma anche di essere dotati di una tecnostruttura adeguata a supportare un compito valutativo di sostanza. 

Come noto, comunque, questo processo di valutazione non è solo un mestiere tecnico, pratico e burocratico, ma si configura invece come un'azione destinata ad avere risvolti politici ed istituzionali di primaria importanza. 

Tra gli aspetti più di policy, non si può certamente trascurare la questione legata all'utilizzo che sarà fatto dal Miur delle valutazioni esterne. Su questo tema l'esperienza appena conclusa con i Rav deve servire da monito e lezione. Infatti, se vi è una pecca da rilevare con riferimento all'esperienza dell'autovalutazione, è quella della mancanza di restituzione di informazioni di sintesi alle singole scuole che si sono impegnate nella compilazione del Rav. Se è vero che le singole autovalutazioni delle singole scuole possono essere visualizzate nel sito Scuola in Chiaro, è altrettanto vero che non è stato fornito alle scuole un quadro di sintesi a livello territoriale, regionale e nazionale mediante il quale ciascuna potesse condurre un proprio confronto di posizionamento. 



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COMMENTI
12/03/2016 - Non c'è bisogno del futuro... (Franco Labella)

Non so a cosa si riferisca il signor Moeller nel suo commento quanto parla dell'Europa ma non è necessario parlare del futuro. Basta anche il recente passato e, volendo, la lettura può essere istruttiva anche per valutare quello che sta facendo l'attuale Governo: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT-EN/TXT/?uri=URISERV:c11063&from=IT. Dopo la lettura potrebbe essere utile riguardare alcuni articoli recenti apparsi proprio qui, sul Sussidiario. Non vi voglio togliere il piacere della scoperta e non li indico....

 
11/03/2016 - Serve una valutazione oggettiva (Moeller Martin)

L'Europa si appresta ad istituire un sistema di valutazione dei risultati dell'istruzione nei paesi membri per favorire il riconoscimento reciproco dei titoli di studio. L'Italia, una volta tanto, sembra muoversi per tempo introducendo uno strumento di valutazione a livello nazionale che, se implementato in maniera corretta, ci permette di fare esperienza con l'uso di strumenti di questo tipo oltre a darci titolo a partecipare alla definizione del sistema europeo. Attenzione però a non allontanarci dai criteri di oggettività perdendoci in astruse considerazioni sociali tanto care ai tanti cialtroni nostrani, con il rischio che la maturità scientifica e classica siano gli unici titoli di studio italiani riconosciuti in Europa.