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SCUOLA/ Arriva la valutazione esterna e mette alla "prova" Miur e Invalsi

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La sensazione, in proposito, è stata quella di una dimenticanza da parte del ministero, che da taluni è stata interpretata come un disinteressamento rispetto alla fase di discussione e condivisione dei risultati di sintesi della valutazione. Tale errore va completamente evitato in questa fase di valutazione esterna: è fondamentale che da subito il ministero chiarisca con quali strumenti intenda dare un feedback alle scuole coinvolte nella valutazione esterna, e come le informazioni sui risultati di sintesi potranno divenire tesoro per il sistema scolastico nel suo insieme.

Tra questi elementi, particolare attenzione merita il tema della pubblicizzazione dei risultati delle singole scuole. L'esperienza di pubblicizzazione dei dati di autovalutazione mediante Scuola in Chiaro è stata apprezzata da genitori ed osservatori; sarebbe a mio parere essenziale che anche una sintesi delle valutazioni esterne formulate dai Nev sia veicolata con strumenti analoghi. Sarebbe davvero uno spreco se le risultanze della valutazione esterna rimanessero chiusa nel dialogo riservato tra valutatori e dirigenti scolastici delle istituzioni coinvolte. 

Infine, occorre rassicurare il sistema scolastico sulla continuità dell'attività valutativa (anche esterna) avviata oramai dal 2014/15. Sarebbe un vero peccato se la valutazione esterna si limitasse ad un esercizio una tantum, realizzato quest'anno sulla scorta dei passi svolti lo scorso anno scolastico, e poi abbandonato nel prossimo futuro. Invece, il ministero ha l'occasione di dimostrare che su questo tema sta facendo sul serio; fino a questo momento, tempi e modi previsti dal DPR 80/2013 sono stati sostanzialmente rispettati, e le scuole sono coinvolte da mesi in un processo valutativo di proporzioni mai viste nel nostro sistema scolastico. Occorre essere consapevoli che le fila di coloro che vorrebbero rallentare (se non fermare) il processo di valutazione sono tutt'altro che sguarnite; i policy-makers devono dunque vigilare affinché non si verifichino battute d'arresto o ripensamenti.

È già tempo, in qualche modo, di ragionare su come i risultati delle fasi di valutazione (interna ed esterna) e di miglioramento debbano essere raccontati agli stakeholders interessati: studenti, famiglie, comunità territoriali, istituzioni. Avviare sin d'ora alcune attività operative e sperimentali su quella quarta fase di "rendicontazione sociale", prevista dal sistema nazionale di valutazione, potrebbe forse essere utile in questo senso.  



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COMMENTI
12/03/2016 - Non c'è bisogno del futuro... (Franco Labella)

Non so a cosa si riferisca il signor Moeller nel suo commento quanto parla dell'Europa ma non è necessario parlare del futuro. Basta anche il recente passato e, volendo, la lettura può essere istruttiva anche per valutare quello che sta facendo l'attuale Governo: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT-EN/TXT/?uri=URISERV:c11063&from=IT. Dopo la lettura potrebbe essere utile riguardare alcuni articoli recenti apparsi proprio qui, sul Sussidiario. Non vi voglio togliere il piacere della scoperta e non li indico....

 
11/03/2016 - Serve una valutazione oggettiva (Moeller Martin)

L'Europa si appresta ad istituire un sistema di valutazione dei risultati dell'istruzione nei paesi membri per favorire il riconoscimento reciproco dei titoli di studio. L'Italia, una volta tanto, sembra muoversi per tempo introducendo uno strumento di valutazione a livello nazionale che, se implementato in maniera corretta, ci permette di fare esperienza con l'uso di strumenti di questo tipo oltre a darci titolo a partecipare alla definizione del sistema europeo. Attenzione però a non allontanarci dai criteri di oggettività perdendoci in astruse considerazioni sociali tanto care ai tanti cialtroni nostrani, con il rischio che la maturità scientifica e classica siano gli unici titoli di studio italiani riconosciuti in Europa.