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SCUOLA/ Una prof a Renzi: se è un'azienda, cominciamo a valutare (sul serio) i dirigenti

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

La lettera che l'autrice ha inviato al presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Egr. presidente,
mi rivolgo ancora una volta a lei poiché desidero dare il mio piccolo contributo in merito all'applicazione della legge 107, con particolare riferimento all'assegnazione del bonus ai docenti meritevoli. Nell'ultimo collegio docenti molto tempo è stato dedicato all'elezione dei membri del comitato di valutazione che dovrà decidere a chi assegnare un premio annuale a quei docenti che verranno ritenuti meritevoli. Chi lavora seriamente nella scuola non può che rilevare che in questo modo il problema viene affrontato al contrario. Un docente è consapevole di non aver intrapreso una carriera aziendale dove il sistema delle promozioni può avere un senso in termini di produzione. Un lavoro basato principalmente sulla relazione non può essere equiparato ad un lavoro aziendale o almeno i criteri aziendali non possono essere ritenuti sufficienti. La scuola non è un'azienda o per lo meno se proprio tale la si voglia considerare lo è, ma in modo molto particolare. Se volessimo equiparare la produzione al successo formativo allora dovremmo partire dalla base andando a verificare se i docenti e le scuole, ovvero i dirigenti, svolgono le loro funzioni in modo professionale fornendo un servizio adeguato. Lei mi dirà che è quello che si sta cercando di fare e io mi permetto di raccontare la mia esperienza. 

Ho iniziato a insegnare nel 1999. Ho girato tante scuole per dodici anni nella provincia prima di entrare in ruolo e ho sempre incontrato colleghi motivati e preparati. Raramente mi sono imbattuta in casi di colleghi che si trovassero in evidente difficoltà a gestire la classe e a espletare il loro compito, ma altrettanto raramente ho potuto vedere un preside che affrontasse in modo positivo situazioni problematiche. La maggior parte era totalmente rassegnata a non intervenire. Un dirigente l'ho incontrato che si prendeva le sue responsabilità. Ahimé, ora è in pensione! 

Faccio solo qualche esempio: per anni in una scuola milanese un docente lasciava la classe per andare a fumare e il suo fascicolo era intonso. Mai un richiamo, una lettera disciplinare. Silenzio e solo silenzio, ma tutti sapevano e tutti tacevano. Poi un giorno un bimbo si è fatto male e allora è cominciato a cambiare qualcosa. 

Mi chiedo perché si debba aspettare il peggio prima di prendere una decisione in merito a un collega in difficoltà. Non sarebbe stata sufficiente una visita collegiale, un tentativo di conciliazione per togliere il docente da una situazione che non era più in grado di gestire? 

E che cosa accade persino nelle scuole con alto rank nella graduatoria della Fondazione Agnelli se il docente in difficoltà comincia il valzer delle assenze per malattia? Assolutamente nulla di concreto! Si perde il quadrimestre, si aspetta giugno, sperando che il docente "malato" cambi scuola. 



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COMMENTI
14/03/2016 - La corporazione dei … fachiri e dalit della scuola (Vincenzo Pascuzzi)

Continuare a parlare – come fa Roberto Pellegatta – di corporazione dei docenti, causa del declino della scuola, ecc. è un ossimoro – un po’ come inventarsi la corporazione dei …. fachiri e dalit della scuola – e insieme significa colpevolizzare le vittime, viste le condizioni lavorative e retributive dei docenti stessi. I sindacati NON tutelano la categoria, ma brillano per assecondare le baggianate ministeriali e governative, forse in cambio di favori per loro stessi. Miur se li trastulla come vuole. Infatti corporazioni e sindacati non sono potuti intervenire nei contenuti della riforma, sono stati esclusi dal percorso della l. 107. È facile e demagogico invocare la valutazione per tutti “presidi, docenti, amministrativi e burocrazia”, una valutazione severa, punitiva e senza pietà (via incapaci, fannulloni, contrastivi, disfattisti, sabotatori, spie e traditori!), ma chi la fa questa valutazione? E quanto ci verrebbe a costare? E chi forma, seleziona, abilita, valuta i valutatori?

 
12/03/2016 - Ed attenderà invano... (Franco Labella)

Non vorrei sminuire con una facile previsione l'analisi sensata, obiettiva e non livorosa della collega De Cillis. E' di tutta evidenza, però, che il meccanismo del bonus non serve, come del resto argomenta bene l'autrice, a migliorare il sistema scolastico né a risolvere quelle situazioni, descritte con altrettanta chiarezza rispetto alla critica generale, che sono patologiche. Se, infatti, l'obiettivo fosse stato quello (migliorare il sistema scolastico) non si sarebbe inserito in una valutazione di processo la valutazione di singoli posto che stiamo parlando di successo formativo di studenti e non di assemblaggio di automobili o di costruzione di cucine. Non si sarebbe, con protervia e disprezzo assoluto dei docenti (tutti, non della minoranza restia al cambiamento, fatta approvare una legge che qualcuno scopre solo avere formulazioni generiche ed ambigue o foriere di interventi interpretativi non del solo legislatore anche proprio sul tema del bonus. Mi riferisco, ad esempio, alla formulazione dello stesso come retribuzione accessoria (c.128) o alla assoluta genericità ed inutilizzabilità dei "criteri" ed ambiti previsti nel comma 129. Del resto basterà avere un poco di pazienza e se qualcuno, sperabilmente, vorrà fare un illuminante e meritorio lavoro di raccolta dati sui pareri elaborati dai cdv delle scuole italiane, si vedrà il risultato dell'ennesima operazione propagandistica. Ho appena ascoltato il peana sulla prossima "rivoluzione": lo SPID. Ne riparliamo

 
12/03/2016 - Queste difese corporative !! (ROBERTO PELLEGATTA)

Tutta l'argomentazione può essere riferita alla qualità delle prestazioni della media dei docenti. La difesa della corporazione, fatta da un docente o da un preside, è stata tra le cause del declino della scuola italiana. Non a caso i sindacati hanno sempre brillato in questo. La valutazione va introdotta per tutti, presidi, docenti, amministrativi e burocrazia, ognuno per le responsbailità che deve esercitare. Detto per inciso: questa vicenda del Comitato di valutazione e del bonus non ha nulla a che fare con la valutazione. E' quanto di più abborracciato si potesse mettere in piedi. Anche se sarebbe una bella occasione per la categoria dei docenti per avere un sussulto di difesa delle proprie qualità.