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CONCORSO SCUOLA 2016/ E se fosse l'ultimo?

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L'eventuale scelta di dare precedenza ai docenti abilitati trentini avrebbe esposto la Provincia al rischio praticamente certo dell'impugnativa da parte del governo nazionale e di tutti coloro che sono all'interno e all'esterno del sistema scolastico provinciale, visto che i docenti trentini comunque godono della mobilità nazionale. I docenti trentini risultano comunque avvantaggiati per il riconoscimento fino a 4 punti per 6 anni continuativi di servizio in Trentino e per il fatto che nella prova orale verranno proposte domande anche sul funzionamento del sistema scolastico provinciale. 

La Provincia di Bolzano, invece, ha scelto una strada diversa: ha bandito un concorso per complessivi 7 posti afferenti le graduatorie prive di abilitati e ha intenzione di stabilizzare tutti i gli insegnanti abilitati Tfa o Pas inseriti nelle graduatorie provinciali. Vedremo cosa succederà. Probabilmente non riuscirà ad andare fino in fondo!

Affermare che questo concorso consentirà di allocare le migliore risorse umane all'interno della scuola in virtù di un sedicente processo meritocratico, non mi sembra possa corrispondere al vero. A me sembra un sistema concorsuale ancora di tipo teorico e nozionistico, che sicuramente non rappresenta il non plus ultra per selezionare una figura professionale particolarmente competente. La dimensione plurale della professione docente non può limitarsi a scrivere definizioni sui "campi di forza", sulla "poetica di Leopardi" o sulla "filosofia analitica inglese", ma dev'essere valutata "in azione", nelle sue capacità relazionali, esemplificative, di mediazione e coinvolgimento. Un docente va valutato e quindi arruolato in virtù di quello che è in grado di fare in azione con gli studenti, nella realtà scolastica in cui opera. 

Qualcosa in questa direzione si intravede nella prova orale. Forse si poteva fare di più! A memoria ricordo che l'allora ministro Berlinguer (governo di centro-sinistra) non esitò a stigmatizzare i limiti e le storture delle procedure concorsuali per il reclutamento degli insegnanti, tanto che eliminò i concorsi per istituire le Ssis (scuola di specializzazione all'insegnamento secondario) a numero programmato. Queste, senza mai capire perché, hanno avuto la durata di una breve stagione. Sono stati istituiti i Tfa e i Pas, percorsi abilitanti all'insegnamento ma che non danno accesso alla stabilizzazione. Mi chiedo se non era possibile un'altra strada per i tanti precari che da anni lavorano nella scuola e che attraverso l'abilitazione Tfa o Pas hanno intravisto una possibilità di stabilizzazione, coltivando aspettative che con la procedura concorsuale in essere potrebbero essere frustrate.  

Vista così, la situazione mi sembra un po' più articolata e complessa rispetto alle diffuse querelle pro e contro il concorso, alimentate da polemiche e contrapposizioni politico-sindacali. Lasciamo ai sindacati il loro ruolo, chiediamo alla politica qualche sforzo in più. Personalmente credo che siano possibili strade alternative a quelle del concorso così come strutturato. Tra le ipotesi anche quella di un corso-concorso per gli abilitati che certifichi sul campo, ovvero con un periodo della durata di più mesi di verifica a scuola, le competenze di chi insegna arrivando a stabilizzare chi dimostra di essere capace e non solo chi in una prova concorsuale riesce ad impressionare positivamente una commissione dissertando prevalentemente di conoscenze di tipo nozionistico. 



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COMMENTI
19/03/2016 - Dialogo fra sordi? (Franco Labella)

E pensare che, in genere, mi rimproverano l'eccessiva chiarezza o franchezza. Ma vista l'osservazione preliminare del Preside Santoli provo a spiegarmi meglio. Santoli sembra concordare con chi sostiene che la forma concorsuale attuale non sia produttiva di buoni risultati. A parte che vorrei sapere sulla base di quali elementi si sostiene questa tesi, ma diamo pure per assodato l'assunto. Dopo di che è evidente che non si chiede a Santoli di trasformarsi in legislatore ma più banalmente di provare ad ipotizzare quale alternativa concreta dovrebbe sostituire l'attuale selezione.Nel commento e non nell'articolo si sostiene che esistono enti certificatori esterni che selezionano i docenti. Mi son perso qualcosa o il TFA non dà certo la certezza dell'assunzione? Ed allora qual è il senso della recriminazione? In concreto a cosa pensa Santoli per sostituire l'attuale forma concorsuale? E' qui che volevo andare a parare.

RISPOSTA:

Ringrazio il prof. Labella per l'attenzione quasi morbosa. Ho espresso un punto di vista, lungi da me la pretesa della verità assoluta. Tuttavia invito il prof. ad una lettura più attenta dell'articolo. Mi pare che la proposta del corso-concorso potesse essere recepita come una strada alternativa al concorso uguale su tutto il territorio nazionale con remissione ad un Ente esterno delle competenze di redazione delle prove scritte. Per quanto riguarda la querelle TFA e PAS non siamo sprovveduti e rinvio all'articolo "Giovane hai paura"? Addio al TFA, ecco la nuova sfida - pubblicato su queste pagine il 6 ottobre 2015. Buona lettura! GS

 
18/03/2016 - Sia veramente l'ultimo concorso (Moeller Martin)

Nessun concorso potrà mai generare la 'buona scuola'. Si renda obbligatoria una qualche forma di abilitazione all'insegnamento e si lasci agli insegnanti l'onere di presentare domanda di assunzione agli istituti di loro interesse, affidando ai dirigenti scolastici la selezione dei candidati da assumere. Gli stessi dirigenti dovranno poi rispondere dei risultati ottenuti dagli istituti da loro gestiti nelle valutazioni nazionali attualmente in corso di elaborazione. Non si dica che non si può, si può fare perché è il quotidiano per milioni di italiani che lavorano.

 
18/03/2016 - Si va bè ma Lancillotto? (Franco Labella)

Il titolo può essere compreso solo da chi, come me, ha una certa età. C'era una pubblicità d'antan in cui venivano ripetute frasi che dovevano sembrare risolutive ma poi si veniva riportati al tema principale rimasto senza risposta. Non me ne voglia Santoli ma il suo articolo mi ha riportato alla memoria quella pubblicità. Due pagine anche interessanti ma alla fine resta la domanda: sì va bene "questo" concorso può non andar bene ma per essere l'ultimo si dovrebbe sapere come sarebbe il nuovo. Domanda banale: siamo proprio sicuri che capire se uno può fare l'insegnante, dopo aver svincolato dalla verifica delle sue conoscenze disciplinari come pare pure Santoli auspichi, sia possibile con una prova non prolungata minimamente nel tempo? Non conoscete maestri (nel senso alto del termine) che abbiano toppato qualche volta? Ogni tanto ricordo a me stesso la mia prima lezione da neolaureato in un ITN (capitani di lungo corso). Oggi mi direi, se mi basassi solo su quella, che dovrei cambiar mestiere. Poi , molto modestamente, ripenso alle lezioni successive e mi dico che no, è stato meglio per i miei studenti non aver cambiato mestiere. E lo scrivo con orgoglio e convinzione e senza supponenza. Per finire: siccome ci ricordiamo sempre di non essere un altro mondo (la Finlandia, il Regno Unito eccc. ecc.) e con una cornice normativa come la L. 107 siamo sicuri che lasciare la via vecchia per la "nuova" possa essere la soluzione? Sopravviverà la 107 al vaglio della C. Cost?

RISPOSTA:

Ho letto e riletto il commento del prof. Franco Labella e sinceramente non ho compreso dove volesse parare. Evidentemente comincio a manifestare qualche limite. Il titolo dell’articolo è un auspicio, perché questo concorso continua nel solco delle vecchie procedure su base prevalentemente nozionistica e non garantisce affatto la selezione dei migliori insegnanti. E’ legittimo pensarla diversamente, ma appare sempre più l’evidenza di una scelta politica orientata alla stabilizzazione di tanti precari abilitati a vario titolo anche per risolvere in parte l’enorme problema della reiterazione dei contratti a tempo determinato che la Corte di giustizia europea ha posto al nostro Paese. Neppure le Regioni e Province a statuto speciale con competenze concorrenti con lo Stato in tema di autonomia scolastica hanno osato (o potuto osare) percorsi diversi rispetto all’unicità del concorso nazionale. Quale allora la procedura per il reclutamento? Non spetta a me la decisione (per fortuna)! Sicuramente non si può prescindere da un coerente percorso formativo abilitante in cui vengano messi insieme le conoscenze e la padronanza delle discipline di insegnamento con le competenze didattico-educative, in particolare quelle relazionali e di saper lavorare in squadra che sono irrinunciabili. Le scuole autonome devono necessariamente poter concorrere alla verifica, alla valutazione e alla selezione dei futuri insegnanti anche attraverso specifici percorsi di tirocinio in rete con l’università. Gli insegnanti non possono continuare ad essere selezionati da enti certificatori esterni e la scuola, attraverso il rito pagano del periodo di prova, limitarsi quasi supinamente alla conferma in ruolo. La legge 107 mi sembra che preveda qualche innovazione positiva dopo quest’ultima (speriamo) tornata di stabilizzazione. GS