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SCUOLA/ I presidi "galleggianti" e l'inganno del Miur

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Mi aspettavo il gradimento e perfino l'appoggio di tutti gli amanti della trasparenza. In particolare sul censimento, classe per classe, degli alunni problematici di cui tenevo un'apposita rubrica che usavo in tutte le riunioni dei consigli di classe. Non fu così, ed ancora oggi la questione non è sul tavolo  del lavoro formativo ed educativo. Da notare che io non facevo mia una teorizzazione definitiva e definitoria del lavoro scolastico. Altri l'avevano ed erano inconcludenti.

Non mi ritrovavo con i miei colleghi presidi che erano quasi sempre reticenti o militanti cioè, a mio parere, faziosi o parziali, incuranti della salute complessiva della scuola ma dediti ad obiettivi di moda nei media o nelle loro associazioni, come la lotta alle bocciature o alle misure disciplinari, o la diffusione del tempo pieno. Io non sposavo nessuna spinta particolare. Cercavo di fare nei collegi confronti leali, sinceri e dignitosi con sintesi non forzate e, di fatto, ampiamente maggioritarie.

In particolare non sostenevo la lotta aprioristica di alcuni per l'instaurazione del principio universal-risolutore, ma ponevo l'accento sulla verifica sistematica delle esperienze. Ad esempio sulle bocciature chiedevo un esame dell'esito del provvedimento sugli alunni l'anno successivo. Alla fine concordavamo, a grande maggioranza e dopo avvenimenti anche drammatici, che la ripetenza poteva essere utile, ma una volta sola nei primi otto anni, in prima media, salvo eccezioni ultra-meditate.

Il giornalino di consuntivo annuale della scuola crebbe anno dopo anno fino ad un livello di semplicità e ricchezza di dati descrittivi, e non propagandistici, di cui sono ancora fiero (se qualcuno lo desiderasse, su richiesta potrei farlo visionare facilmente).

Intanto aspettavo direttive chiarificatrici dall'alto.

Invano! Per trent'anni ho aspettato che dai vertici ministeriali scendessero direttive concrete per il buon governo della scuola, dalla gestione del personale alla disciplina, alla valutazione, all'apprendimento.

I vertici ministeriali avevano rinunciato al governo puntuale della scuola di Stato.

Avevano deciso di lasciarla in mano a tutti gli associazionismi (tra i quali prevalgono quelli sindacali) ed ai media e di seguire solo lo linea del minimo scontro e della minima spesa. Il ministero si è sempre limitato a gettare nel calderone dall'alto (come il re dell'isola di Laputa) nobili parole ed esortazioni di natura propagandistica come la personalizzazione, la sicurezza, la disabilità, l'accoglienza, il pof e programmi didattici mai verificati. Tutto senza incidere nel tessuto organizzativo e nella chiarificazione dei poteri decisionali e delle responsabilità. Il ministero non è  mai riuscito a prendere il comando operativo del sistema scolastico. Ci provò Berlinguer e finì male, ci sta riprovando Renzi ma è già impantanato.



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COMMENTI
19/03/2016 - Manca il generale di brigata... (Franco Labella)

Dunque tenenti colonnelli e colonnelli ci sono nell'organigramma di Bianchini. Mancano i generali di brigata... Caro Bianchini mai colto dal dubbio che(non dubitando assolutamente della veridicità delle esperienze descritte), forse, la realtà è un po' più variegata della sua?Mai avuto sentore della circostanza che pure dove di colonnelli ce n'erano a sufficienza magari il problema poteva riguardare la "truppa"? PS: Per Bianchini: appartengo a quella fascia d'età che ha fatto il servizio militare di leva.