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SCUOLA/ I presidi "galleggianti" e l'inganno del Miur

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Ma riportare in mano ministeriale il governo della scuola di Stato è doveroso oltre che utile e lecito. Il comando centrale garantirebbe sia l'uniformità minima del servizio scolastico, sia un'equa trattativa per l'autonomia e la specificità del singolo istituto. I presidi quindi si illudono quando chiedono oggi maggiore libertà. Libertà da cosa, se la spinta centrale di cui dovrebbero essere i portatori non c'è? 

In realtà nella scuola di Stato c'è carenza di guida concreta ministeriale. Alla guida concreta sono sostituiti proclami propagandistici fuori dal tempo e dallo spazio e quindi da ogni verifica e valutazione.

E così la maggioranza dei presidi continua a galleggiare negli istituti, afflitta dalle carte compilate per accontentare le richieste burocratiche del vertice (sempre assente, ma che abbonda nel mostrare al mondo le sue buone e nobilissime intenzioni) e chiedendo lacrimevole aiuto e lumi alle varie associazioni. Quando un singolo preside si mostra decisionista è uno che lavora in proprio e quasi sempre dà la sensazione di qualcosa di arbitrario, di gratuito, di soggettivistico, di unilaterale.

Ebbene, io sono convinto che solo con la ripresa da parte del ministero del comando attivo sulla scuola nazionale si potranno porre e risolvere in modo leale e costruttivo tutte le questioni, comprese quelle dell'autonomia e della territorialità. Si potrà parlare davvero di curricolo essenziale e opzionale, di concorsi nazionali e locali, di scuola statale e paritaria, di una valutazione vera sia degli alunni che del personale.

Senza la spinta di governo dal centro è impossibile, anche concettualmente, stabilire metodologie e criteri di valutazione vitali dei dirigenti e — a cascata — di tutto il personale. Se ogni 20 o 30 presidi ci fosse un dirigente operativo sovraordinato, la gestione quotidiana, il superamento delle anomalie, la definizione degli indicatori di adeguatezza e qualità, diventerebbero semplici. Ed i presidi, così selezionati e formati, controllati e governati, avrebbero l'energia e l'impostazione giuste per operare su tutto il personale delle scuole in modo non cervellotico o stravagante o propagandistico.

Il problema valutazione del personale oggi è  così intricato che a mio parere converrebbe limitarsi a focalizzare e trattare solo le fasce del "molto buono" e del "molto cattivo", lasciando indisturbata nel mezzo la grande massa del personale.

Certo l'acquisizione nel ministero di una vera capacità di governo della scuola  implicherebbe l'abbandono della gestione simbolica di tipo propagandistico e della linea del minimo conflitto teorico. Dovrebbero essere cooptati e salire in alto non burocrati politicanti ma coloro che sul campo, dal basso, dal territorio, danno prova di capacità gestionali. 

Ed il primo gradino sopra il preside dovrebbe essere molto vicino sia al preside che al territorio. Nello stesso tempo la  sintonia del responsabile di 20 o 30 presidi col ministero, mediata dagli uffici regionali e provinciali, dovrebbe essere fuori discussione.



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COMMENTI
19/03/2016 - Manca il generale di brigata... (Franco Labella)

Dunque tenenti colonnelli e colonnelli ci sono nell'organigramma di Bianchini. Mancano i generali di brigata... Caro Bianchini mai colto dal dubbio che(non dubitando assolutamente della veridicità delle esperienze descritte), forse, la realtà è un po' più variegata della sua?Mai avuto sentore della circostanza che pure dove di colonnelli ce n'erano a sufficienza magari il problema poteva riguardare la "truppa"? PS: Per Bianchini: appartengo a quella fascia d'età che ha fatto il servizio militare di leva.