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SCUOLA/ Tutte le (buone) ragioni per rinviare l'attuazione del bonus

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Ciononostante la legge 107 introduce una novità importante, provando, anche se non in modo del tutto convincente, a rispondere alla domanda che tutti genitori si pongono quando iscrivono i propri figli a scuola: quali sono i bravi insegnati di quell'istituto? E cosa possiamo fare per incentivare i migliori?

La questione bonus rappresenta dunque una grande opportunità per il sistema scolastico italiano: riflettere su qual è il valore aggiunto, l'apporto che i docenti possono dare e danno alla crescita dei ragazzi per innalzare davvero la qualità della scuola. Un dibattito impossibile fino a qualche anno fa, ma oggi possibile anche all'interno di scuole dove gli insegnanti rigettano una situazione che appiattisce il lavoro su un livello burocratico e di semplice adempimento di compiti, mentre si avverte che lo Stato deve riconoscere e valorizzare chi fa e fa meglio. Non impiegati, dunque, ma professionisti, disposti ad essere valutati ma nel contempo a vedere riconosciuto ed apprezzato il proprio impegno.

3. Che la questione sia decisiva affiora anche seguendo certe polemiche e prese di posizione in questi ultimi giorni da parte dei sindacati, che vorrebbero ridurre l'attribuzione del bonus ad un'altra questione da affidare alle contrattazioni sindacali di istituto, riducendo quindi il tutto ad un altro tassello del sistema burocratico dal quale, invece, è evidente che si debba uscire. La questione non può tantomeno ridursi ad una contrapposizione di sigle sindacali, tra conservatori ed innovatori.

4. Va però sottolineato un altro aspetto: proprio perché si tratta di una svolta, sarebbe necessario che il dibattito fosse sempre più ampio e condiviso all'interno delle singole scuole su come poter procedere, con quali strumenti, con quali priorità, insomma che le decisioni siano frutto di riflessione tra i docenti, senza contrapposizioni con i presidi, come se fossero la controparte, e coinvolgendo i genitori e gli studenti. Non sarebbe utile, considerando l'attesa di decenni, che il ministero rinviasse l'attuazione del provvedimento di qualche mese, se non al prossimo anno scolastico, proprio per dare alle scuole il tempo necessario per una condivisione profonda di finalità, criteri e strumenti? La scuola non ha bisogno di ulteriori contrapposizioni, ma di un clima di collaborazione nel quale la professionalità di ognuno possa esprimersi ed essere premiata. 

Non vorremmo che i tempi ristretti con cui si dovrà procedere, con l'inevitabile conseguenza di scelte affrettate e il rischio di soluzioni discutibili, trasformi una grande opportunità per un salto qualitativo della scuola in un fallimento nel quale potranno trovare conferma le posizioni di chi pensa (e spera) che in fondo il cambiamento non è possibile e tantomeno necessario. Lo stesso ministero di viale Trastevere dovrebbe considerare una soluzione netta nelle finalità, ma meno rigida nella prima fase di applicazione, proprio per il valore che a tale provvedimento ha mostrato di voler attribuire. 

Si tratta di una fase decisiva: o si fa un passo avanti, ma insieme, o ancora una volta dovremo rimpiangere una occasione perduta.



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COMMENTI
02/03/2016 - È meglio che Miur vada a sbattere su bonus e .... (Vincenzo Pascuzzi)

1) Tranne che su valore aggiunto e incentivazione auspicata, le considerazioni di Max Ferrario sono condivisibili, ma rivolte e destinate a chi? Miur, sindacatoni, ANP non sembrano disposti a recepirle: dovrebbero ammettere che la riforma contiene errori di cui hanno responsabilità anche loro. Infatti la “buona scuola” sembra più fonte di problemi, malcontento e contrapposizioni che di soluzioni utili. 2) Bonus per il merito e comitato di valutazione hanno i difetti sintetizzati nell’articolo ed altri ancora. Le risorse destinate sono inadeguate e simboliche: corrispondono a circa 100 euro netti per anno se distribuite a pioggia, o 1.000 euro se destinate a un docente su dieci, complessivamente sono pari a una frazione del contributo volontario-obbligatorio che le famiglie versano per non bloccare le scuole (con buona pace di Simona Malpezzi e del suo sketch sulla carta igienica!). Il bonus merito vorrebbe essere uno spot pubblicitario per il governo e insieme tappeto atto a nascondere e mistificare la situazione retributiva di tutto il personale della scuola. Inoltre avremo una scuola con il 90% di docenti giudicati non-meritevoli, quindi rancorosi e demotivati ancora di più, bel risultato! 3) Ragionevole l’idea di rinviare di un anno, ma vista la situazione, i precedenti e i protagonisti forse è meglio che Miur, sindacatoni, ANP vadano a sbattere la faccia sul bonus e sui comitati! Infatti, si dice che sbagliando si impara, e quale migliore occasione?

 
02/03/2016 - Beata ingenuità.. (Franco Labella)

Spero che Ferrario non si offenda per il titolo ma i casi sono due: o veramente immagina possibile un abbandono anche temporaneo dell'unico criterio che guida, senza soluzione di continuità, dalla Gelmini alla Giannini, chi decide la politica scolastica del paese e cioè la fretta propagandistica (devo fare l'elenco? CLIL, alternanza scuola-lavoro, "buona scuola" in toto) oppure il senso dell'articolo è un warning. E cioè attenzione che andate a sbattere... Ed in tempi preelettorali, magari, il warning produrrà i suoi effetti. Quanto ai tentativi di sopperire ai limiti evidenti di una legge scritta male ed in fretta, consiglio anch'io la lettura dei tentativi di costruire "criteri" utilizzabili per distribuire un po' di spiccioli favorendo conflittualità e ragionamenti "pro domo propria" ma non certo per gli studenti. Solo che il consiglio mi viene di darlo, probabilmente, per le ragioni opposte a quelle di Ferrario. Leggendo quei criteri risulterà chiaro che ammantare di progresso e buoni effetti il "bonus" è opera improba. Persino per gli imbonitori siculofiorentini....