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SCUOLA/ Romanae Disputationes, gli studenti: l'uomo da solo non può essere giusto

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Giulio Romano, La Giustizia (Palazzi Vaticani, Sala di Costantino, 1520) (Immagine dal web)  Giulio Romano, La Giustizia (Palazzi Vaticani, Sala di Costantino, 1520) (Immagine dal web)

Ma l'individualismo libertario, che per noi è segno di progresso, è palesemente contraddittorio. Se affermiamo che esistono dei sentimenti universali, di valore — dice Zagrebelsky — veniamo a dire che l'uomo è dotato di una certa natura umana. Neppure l'Io (con la maiuscola) propriamente esiste, però l'uomo è contraddistinto da alcune caratteristiche universali. È estremamente difficile sostenere il problema della giustizia in chiave relativistica. Si arriva così a una prima conclusione: la natura umana è una natura relazionale che si basa su strutture originali definite. Relazione: è questo il bene comune della società e l'oggetto di studio della giustizia, che acquisisce così un fine unico e universale. Se, al contrario, si accede al problema della giustizia attraverso l'autodeterminismo, l'accesso viene inesorabilmente negato. L'uomo da solo non può essere giusto perché la giustizia implica un rapporto: per affrontare questo è necessaria una profonda lealtà verso se stessi e gli altri. Come ha spiegato il professor Toffoletto attraverso una citazione di Schmitt, è necessario perdonarsi per essere poi capaci di instaurare relazioni. 

Arrivederci all'anno prossimo, alle Romanae Disputationes 2016-17. Saranno dedicate alla tecnologia.

Giulia Previtali
Davide Carrara
Elisa Callioni
Liceo scientifico La Traccia, Begamo 



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