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SCUOLA/ Referendum anti-107, la nuova "spallata" è destinata a fallire

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Insomma, compreso che il versante "tecnico" dell'incostituzionalità è poco fruttuoso, si è scelto quello "politico" del referendum.

Proviamo a capire cosa potrà succedere.

Raccolte le 500mila firme (cosa abbastanza probabile) ci sarà il vaglio sia della Corte di cassazione (sulla legittimità dei quesiti e sul numero di firme), sia quello della Corte costituzionale sulla compatibilità del referendum rispetto ai vincoli costituzionali. 

Qui potrebbero esserci delle sorprese per i comitati promotori del referendum. 

I quesiti, infatti, se andassero al voto e se ottenessero il favore dei votanti farebbero cadere quasi tutta la legge: sia tutte le norme relative all'organico dell'autonomia, sia quelle relative alla programmazione triennale. Proprio questa considerazione potrebbe indurre la Corte a non ritenere ammissibile il referendum, perché i quesiti non sono chiari: dicono di voler abolire i poteri del Ds e, invece, di fatto tendono a travolgere l'intera legge.

La Corte costituzionale, infatti, ha da sempre preteso che i quesiti referendari (cioè la domanda che si pone all'elettore) siano chiari e omogenei, cioè vertano su un unico oggetto e siano facilmente comprensibili. Ciò in quanto l'elettore ha un solo voto (si o no, salvo che non vada a votare…) e dunque non si può chiedere di rispondere con un solo voto a più domande. 

Abrogare i poteri del Ds vuol dire travolgere altre parti della legge, ma forse proprio questo è lo scopo "politico" dei comitati referendari. 

Il motivo della ripresa della lotta contro la 107 è quasi certamente dovuto alla celerità con cui il governo sta procedendo all'attuazione delle deleghe previste dalla legge. Attuazione che renderebbe oggettivamente più complicata la richiesta referendaria. Inoltre sempre il governo ha dato il via affinché gli Usr procedano formalmente alla costituzione degli ambiti territoriali, primo passaggio per costituire il sistema dell'attribuzione dei docenti alle scuole.  

In sostanza il fronte sindacale ha chiaramente percepito che questa volta il governo fa sul serio e come ha proceduto, nonostante le proteste di mancato coinvolgimento sindacale, all'approvazione della legge, allo stesso modo sta procedendo alla sua attuazione attraverso la costituzione di tavoli tecnici e non con la tecnica, da sempre utilizzata nella scuola, della contrattazione con il sindacato.

Insomma, come un anno fa, il motivo della lotta sindacale è sempre lo stesso: la pretesa che ogni provvedimento sulla scuola venga "contrattato" con il sindacato, in una logica consociativa che pretende il diritto di veto su tutto. 

Chi scrive è fermamente convinta dell'utilità di una logica sindacale "autentica", volta alla difesa dei diritti e di un dibattito alto sulla funzione della scuola. Un sindacato che gioca tutto sul diritto di veto fa una battaglia di retroguardia, degna del peggior consociativismo politico.

Vi è da augurarsi, allora, che la "campagna" referendaria costituisca il terreno di dibattito di questo tema, ancora una volta centrale nella vita dell'istituzione scolastica.



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COMMENTI
23/03/2016 - La fabbrica dei manager finti – 1/2 (Vincenzo Pascuzzi)

1) Il titolo emula "La fabbrica di voti finti", libro del preside Francesco Scoppetta (“La scuola non produce apprendimenti veri, ma si accontenta di produrre carte, diplomi che poi diventeranno lauree. …. molte scuole sfornano studenti poco istruiti, in cerca solo di un inutile pezzo di carta.”). 2) Conviene ricordare che la “buona scuola” è passata con i cingoli (v. vignetta di Bertolotti & De Pirro). Il governo ha ignorato il mondo della scuola: chi ha imposto la l. 107 non fa la scuola e non la conosce. Intanto – nel 2° annus horribilis della scuola –alcuni nodi stanno venendo al pettine. 3) Annamaria Poggi prevede il fallimento delle iniziative referendarie relative alla l. 107. Il tempo dirà se ciò accadrà o meno. 4) Lo sciopero del 5.5.2015 non venne proclamato dalla “Triplice” ma dai sindacati di base, supportati da circa 30 altre sigle. Non la Triplice, ma i 5 sindacati “rappresentativi” secondo Miur si aggiunsero successivamente (in zona Cesarini e paventando la riuscita anche senza di loro) e dettero il loro contributo e supporto. Poi però i 5 sindacatoni si dimostrarono incapaci a gestire il successo ottenuto, la situazione sfuggì loro di mano, il governo ebbe buon gioco, impose la riforma così com’era passando con i cingoli sopra sindacati, opposizione, mondo della scuola. Questo non significa affatto che la riforma sia buona, come dice il titolo-slogan, anzi potrebbe rivelarsi come la buona scuola ....di Pirro.

 
23/03/2016 - La fabbrica dei manager finti – 2/2 (Vincenzo Pascuzzi)

5) La domanda perché i sindacatoni si fecero scippare il successo (620.000 adesioni allo sciopero) attende ancora risposta. Loro ingenuità, impreparazione, assenza di strategia, divisioni all’interno, doppio gioco di qualche sigla, o astuzia, inganno del governo, o qualche scambio sotto banco? Non si sa, solo ipotesi. 6) Non va dimenticato l’episodio dei DS che, a fine aprile 2015, strizzarono l’occhio al governo e lanciarono l’appello #iononsciopero (580 adesioni). Ora, dopo 10 mesi, si accorgono che qualcosa non va secondo le aspettative, troppa burocrazia, manca innovazione, sono sotto-pagati a fronte di troppo lavoro e accresciute responsabilità. Secondo ANP, ci si potrebbe accordare con il governo in cambio del raddoppio della retribuzione (da 55 a 110 mila euro) e di uno staff di 3 middle-manager. Così la scuola invece di provvedere all’istruzione dei ragazzi, trasformerebbe in finti manager 8000 ex presidi privi di competenze adeguate (lo dice la bocconiana Anna Simioni, Boston Consulting Group) selezionati come burocrati. Sull’ultimo concorso a preside, Scoppetta ha detto: “Ciò che è accaduto è sintomo che il sistema non funziona, non riesce a gestire in maniera corretta neppure un concorso pubblico”. 7) Infine, la scuola non può essere modellata su un’azienda: i manager non hanno senso, non valgono leggi di mercato, concorrenza, clienti-studenti, voucher, budget e bilanci, profitti e perdite, organigrammi a piramide.