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DOPO BRUXELLES/ Quella "bimba piccina fatta di nulla" che serve alla scuola

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Sì, certo, minuti di silenzio nelle scuole e nelle università. Magari c'è anche qualcuno, qualche giovane focoso che medita di combattere l'islam, ogni tipo di islam, fino ad estirparlo dal suolo europeo. E per questo erigiamo muri ai confini, che non ci procurano particolare ripugnanza. 

Ma la speranza, "una bambina da niente [che] conosce le cose che ancora non sono e che saranno", per citare ancora il poeta francese, impregna di sé i nostri discorsi? Oppure ci trastulliamo di slogan e indignazione senza cambiare noi rispetto a ciò che è successo? La speranza non è l'ultima a morire; forse nel nostro modo di rapportarci al fenomeno dell'islamismo radicale è già morta. Eppure la speranza l'abbiamo ricevuta in dono, quindi non è frutto delle nostre mani, possiamo di nuovo guardarla come "colei che ci fa camminare". Dove? 

Guardiamoci ancora attorno. Il nostro mondo, oltre le sue brutture di facciata, è stato plasmato dalla speranza. La scuola, prima di tutto, è il luogo del fidarsi per eccellenza: i ragazzi sono affidati agli adulti, le famiglie tutto sommato si fidano degli insegnanti, e così è degli insegnanti verso alunni e genitori. Una piccola cellula di rapporti in cui se qualcuno è in difficoltà magari trova accanto a sé un altro al quale confidarsi. La scuola è il luogo dell'incontro per eccellenza. Quell'incontro che è mancato, per mille ragioni esplorate da chi investiga sulle vite degli jihadisti, a chi ha scelto la morte come soluzione totalizzante. La prima trincea di contrasto della strategia nullificante è quella comunità di rapporti, incontri appassionati alla realtà, che un incontro pieno di speranza può suscitare nella scuola e poi nella società. Sarà forse banale, forse inutile, eppure fidiamoci delle comunità fondate sulla speranza nelle quali i singoli trovano risposta alla loro disperazione. Nella scuola si può davvero ripartire oltre la retorica dei commenti. Difendiamoci dal male, ma ripartiamo anche fiduciosi che non prevarrà.

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