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SCUOLA/ Fare poesia per riscoprirsi uomini

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Faccio leggere loro queste parole di Sebastiano. Io non nascondo la mia commozione, spiego loro cosa intendo con commozione: vuole dire essere mossi insieme, capite? Non è una cosa sentimentale, che riguarda l'interiorità. E' proprio una questione diversa, è che il cuore che batte insieme a quello di un altro mette in azione, ti fa fare, camminare, andare nella stessa direzione. Ecco, ho detto loro, vedete: il maestro nuovo (un libro bellissimo che abbiamo finito di leggere insieme quindici giorni fa) esiste davvero, non sta solo sulle pagine di un libro. Ecco, ho detto, forse questo è il modo di migliore di stare a scuola oggi, in un giorno così pieno di male, di irrazionalità malvagia e cieca: il modo è quello che dice Sebastiano, quello che abbiamo ripercorso noi ieri e che continueremo adesso a fare. Prenderci cura dell'altro, della sua parola e della vita che essa contiene. 

Ecco allora, apriamo di nuovo il file e ci troviamo Valeria che è una conchiglia; Riccardo che è l'estate;  Desirée che è un seme e poi un albero, e poi tutti gli altri. Magari faremo un piccolo libricino alla fine dell'anno; ma oggi, oggi, c'è un altro modo di essere a scuola e di essere al mondo? Grazie Quasimodo, grazie Aglieco, grazie ragazzi, e grazie anche alla poesia che diventa capace di riaccendere la vita e la profezia di un bene dentro questo tempo doloroso e scuro.



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