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CONCORSO SCUOLA 2016/ Posto fisso a vita, il brutto "mito" che nessuno ci invidia

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Il concorso pubblico, essendo un evento occasionale e a sé stante, ha indotto gli italiani a concepire il reclutamento nell'amministrazione statale e nella scuola come un momento circoscritto, disgiunto dall'attività lavorativa ordinaria. Chi opera infatti in un ente pubblico o in un istituto scolastico con un contratto temporaneo, anche se dimostra notevoli competenze e capacità, non ha alcuna possibilità di trasformarlo in un rapporto a tempo indeterminato né di progredire professionalmente senza superare un concorso. Un dirigente statale non ha la possibilità di segnalare per una promozione un dipendente, per quanto affidabile e brillante, come avviene nelle ditte private, ma dovrà attendere che sia bandito un concorso per il quale magari quest'ultimo non avrà i titoli necessari o le competenze richieste, visto che quasi sempre sono privilegiate le conoscenze giuridiche. I concorsi, nella loro asettica uniformità, sia per quanto riguarda i titoli richiesti sia per quanto riguarda le prove, non possono tenere conto delle qualità soggettive di un individuo, che potrebbero invece rivelarsi essenziali in una determinata posizione. Spesso poi i posti disponibili sono inferiori al numero dei vincitori, i quali vengono inseriti in una graduatoria e attendono per anni di essere immessi in ruolo, ma anche questo avviene solo sulla base del punteggio e non delle capacità effettivamente acquisite e dimostrate sul campo. In Italia ci si scandalizza tanto quando un professore universitario privilegia un proprio assistente in un concorso per ottenere la docenza, ma è davvero giusto che magari conoscendone le capacità e l'affidabilità dopo averci lavorato insieme per anni debba invece sceglierne un altro solo in base ai titoli? All'estero può tranquillamente proporlo per la docenza alla presidenza della facoltà che ha il potere di assumerlo senza bandire un concorso.

La mancanza di meritocrazia di cui tanto ci si lamenta in Italia — e che riguarda unicamente il settore pubblico — è dovuta proprio a questa "anomalia", più che a raccomandazioni o nepotismo.

Occorre precisare, infatti, che la procedura concorsuale all'italiana è un sistema di reclutamento sconosciuto nella maggior parte delle nazioni europee, specie del Nord Europa. L'assunzione degli insegnanti nelle scuole pubbliche — e degli impiegati statali in generale — avviene con modalità simili a quelle delle imprese private, cioè sulla base di un colloquio e del curriculum. Solo la Grecia prevede un tipo di procedura concorsuale  comparabile a quella italiana. La Francia ha anch'essa un sistema centralizzato di reclutamento per i dipendenti pubblici, gli insegnanti si formano all'università e sono assunti per concorso nazionale che però ha cadenza annuale. La Spagna ha un sistema di concorsi gestiti dalle regioni. 

E' innegabile che tra gli elementi che concorrono a determinare la qualità di un sistema scolastico ci sono sicuramente la modalità di accesso alla professione, la selezione del personale e la sua valutazione. Molti esperti sostengono che i sistemi educativi di maggior successo sono quelli che permettono alle singole scuole o alle autorità locali di selezionare il proprio personale.  



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COMMENTI
28/03/2016 - Per le attitudini, cosa propone Gabriella Villa? (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive Gabriella Villa: «La selezione concorsuale non consente di testare le attitudini all’insegnamento e la predisposizione [?] nei confronti degli allievi, due caratteristiche senza le quali attualmente [prima no?] è decisamente complicato poter parlare di un buon insegnante». E allora come fare? Villa non fornisce risposta né indicazioni. Tutti, o quasi, gli insegnanti attuali avevano prima predisposizione e interesse (alcuni addirittura la vocazione) all’insegnamento, le attitudini sono state affinate o sono venute dopo con la pratica. Vie alternative? Forse un docente anziano come tutor, ma durante. Se Villa ha idee migliori, proponga.

 
28/03/2016 - Qualche obiezione.. (Franco Labella)

L'articolo ed il commento di Gabriella Villa, letti in sequenza, si elidono a vicenda e consentono di escludere, a mio parere, l'applicabilità proposta da Ciava della selezione di tipo privatistico. Villa sostiene che con il concorso non si evidenziano le caratteristiche del docente predisposto al rapporto pedagogico e Ciava ricorda che in Nord Europa un cv ed un colloquio segnano la possibilità di essere assunti in una scuola. Perché mai un colloquio e la "fama" precedente dovrebbero dare garanzie maggiori posto che aver insegnato in un liceo della capitale potrebbe essere molto diverso da insegnare in un altro tipo di scuola in un piccolo centro magari con allievi decisamente più problematici. Anche in Italia, già ora, se un docente pone in evidenza aspetti di criticità elevata è normata la possibilità di interrompere il rapporto di lavoro. A Villa vorrei poi far presente che quanto scrive potrebbe valere, con gli stessi effetti negativi per molte altre figure a cominciare dai medici ospedalieri. In ultimo, infine, una notazione sul nesso tra tesi sostenute ed esperienze personali: mi hanno molto incuriosito le note biografiche dell'autrice in rapporto al contenuto dell'articolo.

 
27/03/2016 - Attitudini e competenze (Gabriella Villa)

La selezione concorsuale non consente di testare le attitudini all'insegnamento e la predisposizione nei confronti degli allievi, due caratteristiche senza le quali attualmente e' decisamente complicato poter parlare di buon insegnante. Il concorso seleziona docenti che dimostrano di avere conoscenze della loro disciplina e di altri aspetti della professione a livello teorico. La pratica talvolta non e' mai stata esperita e pertanto molti candidati sono completamente sprovvisti della benche' minima cognizione su come si debba procedure, se si escludono le proprie esperienze dirette da studenti. Tutto cio' ostacola gravemente la capacita' della scuola di rinnovarsi e di rinnovare gli stili educativi del personale in servizio e nuovo assunto. Poi c'e' la questione delle aspettative: per molti giovani e meno giovani aspiranti il concorso rappresenta un'ottima chances, data la situazione delle estese tutele personali e professionali che il ruolo conferisce.

 
26/03/2016 - Chiarezza, chiarezza... (Franco Labella)

L'inizio sembrava promettente visto che si citava la norma costituzionale di riferimento dopo di che comincia una sfilza di tesi indimostrate. I concorsi non hanno avuto cadenza regolare ma non certo per i ricorsi. Cosa c'entra l'innata diffidenza degli italiani citata dall'autrice con situazioni ad esempio come la nomina a commissario al concorso di soggetti che hanno organizzato e gestito corsi di preparazione al medesimo concorso? Magari si spiega perché si applica allora più che la diffidenza la tutela prevista dall'art.24 della Costituzione (sempre lei...) Ancora: perché mai la c.d. meritocrazia verrebbe salvaguardata dalla selezione diretta e non dalle procedure concorsuali? Ci sono ricerche scientifiche in tal senso e la prof.ssa Ciava ne ha conoscenza o ha elaborato statistiche personali? Dopo di che il mondo intero USA altri sistemi di reclutamento? E allora? Gli studenti italiani alla'estero li apprezzano e sono un caso?