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CONCORSO SCUOLA 2016/ Posto fisso a vita, il brutto "mito" che nessuno ci invidia

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Nelle nazioni del Nord Europa i docenti non sono assunti a livello nazionale, cosicché se desiderano cambiare istituto o trasferirsi devono dimettersi dall'incarico e candidarsi in un'altra scuola, oppure cambiare del tutto professione, eventualità che avviene abbastanza frequentemente. 

In Finlandia, Norvegia, Svizzera, Regno Unito, Polonia, Estonia ed Austria, sia pure in maniere diverse e con l'eccezione della Germania, che lascia ai singoli Laender la gestione dei sistemi educativi, le scuole godono di grande autonomia e sono le prime responsabili della scelta del proprio personale docente. 

Di solito, gli avvisi per la ricerca di personale scolastico sono banditi dalle scuole stesse o dalle amministrazioni locali con annunci su giornali o siti specializzati e i docenti interessati presentano domanda. Prima della selezione ogni scuola, autorità locale o chi per essa può definire propri criteri, di solito non ci sono limiti o requisiti generali da rispettare, fatte salve le declaratorie contenute in un decreto nazionale sulle qualifiche, che comprende anche quelle degli insegnanti. Una prima selezione avviene sulla base del curriculum, a volte è richiesta anche una breve tesina per spiegare le motivazioni della propria scelta professionale. In seguito il candidato è invitato ad un colloquio davanti ad una commissione. Il primo contratto è generalmente a tempo determinato, per valutare "sul campo" le capacità del docente, ma se supera la valutazione finale, il contratto può essere rinnovato a tempo indeterminato. 

Per avere accesso all'insegnamento in molti paesi del Nord Europa, come l'Olanda e l'Inghilterra, è sufficiente la sola laurea triennale. Tuttavia, l'abilitazione è spesso tra i titoli richiesti ma ogni paese ha procedure particolari per abilitarsi e il percorso è raramente unico: di solito sono disponibili sia corsi universitari abilitanti sia corsi professionalizzanti con tirocini per studenti già laureati o lavoratori che desiderano cambiar mestiere. In Italia sono stati ideati negli anni metodi diversi per ottenere l'abilitazione, creando situazioni confuse e complesse da gestire, e alimentando diversi malcontenti. Il percorso più recente è quello dei tirocini formativi attivi (Tfa), ancora temporaneamente attivo in attesa che le università introducano le "lauree abilitanti ad accesso programmato". Questo però escluderà tutti quelli che vogliono intraprendere la carriera educativa dopo aver svolto altre professioni. 

In ogni caso, va precisato che oggi in Europa, anche in virtù del trattato di Bologna che incentiva e richiede una convergenza generale dei diversi sistemi educativi, università compresa, tutti questi sistemi sono ora confrontabili e, più importante ancora, mutualmente riconosciuti, per cui ogni abilitazione ha lo stesso valore. 

In conclusione, la standardizzazione dei processi di assunzione viene spesso vista in Italia come una garanzia di equanimità ed obiettività, ma evidentemente non permette né di venire incontro alle esigenze delle scuole né di valutare compiutamente le capacità degli insegnanti. Le scuole che hanno sistemi di assunzione autonomi, privi di graduatorie, possono valorizzare anche aspetti difficilmente specificabili, come le capacità attitudinali e di comunicazione, le esperienze formative informali e tutto quello che può migliorare la qualità dell'insegnamento.  



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COMMENTI
28/03/2016 - Per le attitudini, cosa propone Gabriella Villa? (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive Gabriella Villa: «La selezione concorsuale non consente di testare le attitudini all’insegnamento e la predisposizione [?] nei confronti degli allievi, due caratteristiche senza le quali attualmente [prima no?] è decisamente complicato poter parlare di un buon insegnante». E allora come fare? Villa non fornisce risposta né indicazioni. Tutti, o quasi, gli insegnanti attuali avevano prima predisposizione e interesse (alcuni addirittura la vocazione) all’insegnamento, le attitudini sono state affinate o sono venute dopo con la pratica. Vie alternative? Forse un docente anziano come tutor, ma durante. Se Villa ha idee migliori, proponga.

 
28/03/2016 - Qualche obiezione.. (Franco Labella)

L'articolo ed il commento di Gabriella Villa, letti in sequenza, si elidono a vicenda e consentono di escludere, a mio parere, l'applicabilità proposta da Ciava della selezione di tipo privatistico. Villa sostiene che con il concorso non si evidenziano le caratteristiche del docente predisposto al rapporto pedagogico e Ciava ricorda che in Nord Europa un cv ed un colloquio segnano la possibilità di essere assunti in una scuola. Perché mai un colloquio e la "fama" precedente dovrebbero dare garanzie maggiori posto che aver insegnato in un liceo della capitale potrebbe essere molto diverso da insegnare in un altro tipo di scuola in un piccolo centro magari con allievi decisamente più problematici. Anche in Italia, già ora, se un docente pone in evidenza aspetti di criticità elevata è normata la possibilità di interrompere il rapporto di lavoro. A Villa vorrei poi far presente che quanto scrive potrebbe valere, con gli stessi effetti negativi per molte altre figure a cominciare dai medici ospedalieri. In ultimo, infine, una notazione sul nesso tra tesi sostenute ed esperienze personali: mi hanno molto incuriosito le note biografiche dell'autrice in rapporto al contenuto dell'articolo.

 
27/03/2016 - Attitudini e competenze (Gabriella Villa)

La selezione concorsuale non consente di testare le attitudini all'insegnamento e la predisposizione nei confronti degli allievi, due caratteristiche senza le quali attualmente e' decisamente complicato poter parlare di buon insegnante. Il concorso seleziona docenti che dimostrano di avere conoscenze della loro disciplina e di altri aspetti della professione a livello teorico. La pratica talvolta non e' mai stata esperita e pertanto molti candidati sono completamente sprovvisti della benche' minima cognizione su come si debba procedure, se si escludono le proprie esperienze dirette da studenti. Tutto cio' ostacola gravemente la capacita' della scuola di rinnovarsi e di rinnovare gli stili educativi del personale in servizio e nuovo assunto. Poi c'e' la questione delle aspettative: per molti giovani e meno giovani aspiranti il concorso rappresenta un'ottima chances, data la situazione delle estese tutele personali e professionali che il ruolo conferisce.

 
26/03/2016 - Chiarezza, chiarezza... (Franco Labella)

L'inizio sembrava promettente visto che si citava la norma costituzionale di riferimento dopo di che comincia una sfilza di tesi indimostrate. I concorsi non hanno avuto cadenza regolare ma non certo per i ricorsi. Cosa c'entra l'innata diffidenza degli italiani citata dall'autrice con situazioni ad esempio come la nomina a commissario al concorso di soggetti che hanno organizzato e gestito corsi di preparazione al medesimo concorso? Magari si spiega perché si applica allora più che la diffidenza la tutela prevista dall'art.24 della Costituzione (sempre lei...) Ancora: perché mai la c.d. meritocrazia verrebbe salvaguardata dalla selezione diretta e non dalle procedure concorsuali? Ci sono ricerche scientifiche in tal senso e la prof.ssa Ciava ne ha conoscenza o ha elaborato statistiche personali? Dopo di che il mondo intero USA altri sistemi di reclutamento? E allora? Gli studenti italiani alla'estero li apprezzano e sono un caso?