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SCUOLA/ Alexander (Ecuador): uno sguardo mi ha salvato dai quartieri più violenti di Quito

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Foto d'archivio  Foto d'archivio

Lavoro in un centro giovanile e questo mi piace molto, perché ogni giorno mi relaziono con i ragazzi del mio quartiere che hanno bisogno di qualcosa di più grande, proprio come è stato per me. La mia sfida più bella è far loro compagnia non solo per aiutarli nei compiti, ma per trasmettergli quello che ho visto su di me e che mi aiuta ogni giorno. Stando con loro sono obbligato a riflettere, ad andare al fondo delle cose, ad accorgermi che solo Cristo è capace di salvare e riempire il cuore di tutti. E che per questo possiamo essere felici anche vivendo a Pisulli e senza comodità.  

 

Ma cosa deve accadere perché un ragazzo del tuo quartiere possa cambiare vita?

La vita dei ragazzi di Pisulli potrà essere migliore solo se incontreranno persone che li provochino ad affrontare la realtà, senza fermarsi ai loro difetti e ai loro errori. Fino ad oggi io non ho visto qualcuno cambiar vita perché si attiene a certe regole o ascolta buoni discorsi sulla morale. Ciò che può cambiare un giovane è trovare qualcuno che lo aiuti a non fuggire dalla realtà per paura, ma a fermarsi e prendere sul serio quello che c'è davanti ai nostri occhi. Senza questo non si può crescere.

 

 Si può dare solo quello che costantemente si riceve. Cosa c'entra questo con la tua vita? 

Nella mia vita c'e stata Stefania, adesso la mia più grande amica, che mi ha accompagnato in tutto il mio cammino. Vedere quanto valgo per lei mi commuove, perché nessuno nella mia vita mi ha guardato così, nemmeno mia madre. Vedere come lei vive, si muove e affronta le cose mi fa desiderare di essere come lei e di seguire quello che lei segue per poter anch'io guardare, trattare e valorizzare le persone con la stessa intensità sua.



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