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SCUOLA/ Studiare le lingue in Trentino, un modello per l'Italia?

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 Quando si parla di lingue straniere bisogna far riferimento anche a quelle "strane" come l'arabo, il cinese, il russo, il giapponese. "Sarebbe bello — ha detto De Mauro — che da questo Festival si pensasse ad un censimento di quale è la realtà delle lingue nella nostra scuola".

Non poteva mancare un riferimento al Clil, al centro dell'attenzione a partire da quest'anno scolastico nella Provincia autonoma di Trento. L'ex ministro ha sostenuto che "il metodo è buono a patto però che ci siano insegnanti adeguati e forse siamo ancora lontani da questo obiettivo. Occorrono insegnanti preparati ad insegnare in maniera credibile. Non vorrei che fosse solo una moda". Quindi è necessario oltre che auspicabile uno sforzo per preparare docenti capaci di dare vita ad un Clil serio e capace di formare le nuove generazioni sia sulle lingue che sulle discipline non linguistiche. Come fare? "Temo che non ci siano altre vie se non quello dei soggiorni all'estero dei docenti. Un anno — ha concluso l'ex ministro — per perfezionare una lingua non è un anno di vacanza. Potrebbe essere una soluzione per far fare un salto di qualità".

In conclusione, il Festival delle Lingue ha rappresentato un'ottima occasione di confronto e approfondimento per la scuola trentina e non solo, un'occasione soprattutto per riflettere tutti assieme attorno all'ambiziosa sfida del Piano Trentino Trilingue 2015-2020 che potrà rappresentare un'occasione e un riferimento per l'intero Paese.

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