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SCUOLA/ Legge 107, la "tomba" di Renzi sulle paritarie

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Matteo Renzi applaudito da Davide Faraone (Infophoto)  Matteo Renzi applaudito da Davide Faraone (Infophoto)

1. Le norme sulla scuola comprendono sempre l'insieme di aspetti generali di indirizzo e di aspetti organizzativi della scuola statale, mai una netta divisione dei due; con il risultato che si finisce per chiedere alla scuola paritaria l'applicazione obbligatoria di aspetti organizzativi caratteristici della scuola statale finalizzati alla razionalizzazione della spesa dello Stato (n. allievi per classe, istituzione di corsi, etc.). Così come obblighi amministrativi di cui è esempio il Ptof (Piano dell'offerta formativa triennale), documento indispensabile per le scuole statali poiché solo attraverso la precisa e corretta programmazione verranno assegnati gli organici, soprattutto quelli dell'autonomia e del potenziamento; ma anche se è sicuramente utile una programmazione a medio termine, perché renderlo obbligatorio (commi 137 e 152 della legge 107) con controllo in caso di ispezioni senza, evidentemente, alcun beneficio di natura economica od organizzativa? Va ricordato, inoltre, che solo tre commi della legge 107 — 137, 152, 181 — parlano esplicitamente della paritaria. Tre commi che indicano obblighi. Tolta la parte riguardante il reclutamento straordinario, altri 59 commi contengono previsioni normative che, magari indirettamente, riguardano anche il sistema paritario, ma con stesura "da scuola statale".

2. In ogni suo intervento il legislatore si occupa dello Stato non come regolatore, ma come gestore e quindi norma, definisce, eroga solo per le scuole di Stato e per i suoi dipendenti e dirigenti, come se la scuola paritaria "fosse su un altro pianeta". Ne sono esempio lampante normative relative ad obblighi prescrittivi di sistema come: Clil, alternanza scuola-lavoro, formazione in servizio cui le scuole paritarie sono tenute, giustamente, ad adeguarsi, ma a loro spese poiché i loro docenti non hanno accesso ai corsi di formazione per il Clil o per l'innovazione digitale; né alcuna risorsa è prevista per l'alternanza scuola-lavoro, così come i bandi sui Pon (Programma operativo nazionale "La Scuola per lo Sviluppo", finanziato da Fondi strutturali), cui le scuole paritarie non possono partecipare, e il "bonus docenti", solo per chi ha incarico nelle scuole statali.

L'effetto più devastante, a mio avviso, è quello che porta sempre a usare un parametro sbagliato quando si debbono prendere decisioni od emanare norme che si riferiscono alla scuola paritaria. Non si tiene conto del parametro corretto, ossia "il servizio pubblico essenziale" erogato, ma solo della "natura giuridica dell'istituzione" che lo eroga. Basti solo pensare al differente trattamento della tassa rifiuti nei comuni (procapite per la scuola statale, a metri quadrati per le paritarie), dell'Imu non ancora risolta nonostante avessi proposto, in collaborazione con diversi parlamentari, un emendamento risolutivo in legge di stabilità poi non inserito nel maxi emendamento per "opportunità politica verso l'Europa" così come il tema del sostegno all'handicap differente per uno studente a seconda che frequenti una scuola statale o paritaria, come ha ben evidenziato un articolo di Orizzonte scuola a seguito di uno specifico recentissimo comunicato delle Associazioni.

 



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COMMENTI
30/03/2016 - purtroppo (daniele spinelli)

Così come ero molto d'accordo (pur con una sottile vena di pessimismo) sull'occasione che avevi segnalato nei tuoi precedenti interventi, confermo lo stato dell'arte: la sensazione di lavorare secondo regole e strumenti studiati per altre situazioni, senza una reale possibilità di esercitare una corretta autonomia che arricchirebbe il servizio scolastico. Gli anni passano...

 
29/03/2016 - Questa è la buona scuola di Renzi (Carlo Cerofolini)

Nessuna meraviglia, è questa la vera buona scuola di Renzi.