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CONCORSO SCUOLA 2016/ Un altro copione lontano dal "principio di realtà"

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I nemici del merito (Infophoto)  I nemici del merito (Infophoto)

CONCORSO SCUOLA 2016. Per una volta tanto sono d'accordo con la Cgil sul nuovo bando pubblico: "Il concorso scuola mortifica la professionalità dei docenti". Ma l'accordo, poi, è costretto a fermarsi solo al titolo. Perché questo sindacato, come quasi tutti, continua a seguire il percorso assistenzialista, lo stesso che, alla prova dei fatti, ha continuato e continua anche oggi a negare il valore della professionalità, in nome di un egualitarismo tutto astratto.

Ad aggravare la cosa, sempre nei termini di questa negazione reale della professionalità, è la pretesa da parte del nostro modello ministeriale-napoleonico di governare la selezione del personale lontani e distinti dai luoghi che saranno poi chiamati a coordinare e a gestire, nel mondo del lavoro, i docenti che usciranno dal concorso scuola. Senza alcuna capacità di distinzione tra conoscenza (astratta) del lavoro docente e competenze (concrete) oggi necessarie per svolgere quello stesso lavoro.

Che dire poi del fatto che non è un concorso scuola aperto, ma "riservato" a chi ha un'abilitazione, cioè ha subìto e seguito il martellante e poco dignitoso sentiero dei vari Tfa, Pas, eccetera? Chi pensa ai nostri giovani in gamba? Chi ci pensa, al di là degli slogan?

Conoscono, poi, a livello ministeriale, il dibattito sulle "soft skills", cioè su quelle "competenze morbide" che sono oggi fondamentali per dire il valore di una professionalità? Perché non fare un veloce giro di orizzonti con i responsabili del personale, nel mondo reale, per capire come procedono alla selezione dei lavoratori? Il mondo sindacale, che tanto parla di lavoro, ha mai assistito ad un colloquio per un'assunzione? E non si venga a dire che si tratta di mercato, di liberismo, di negazione della dignità delle persone, eccetera. Solo slogan, se disancorati da un confronto con la realtà.

CONCORSO SCUOLA E SINDACATI. Partire dal "principio di realtà", dunque. Basterebbe questo. E tante contraddizioni si scioglierebbero come neve al sole. Ma perché non lo si fa? Semplice: perché verrebbe meno quel ruolo assistenzialista che i nostri sindacati si sono ritagliati nella nostra società. Invece di ripensarsi, come già avviene in mezzo mondo (i sindacati sono fondamentali in una democrazia), preferiscono chiudersi a riccio su modelli conservatori, centrati sulla difesa ad oltranza del "docente mediocre", che ha un basso stipendio, che non si lascia valutare, che ha poca consapevolezza del valore sociale, in termini di rendicontazione, del proprio lavoro. In nome di che? Di una mal compresa "libertà di insegnamento". Mal compresa.

Come si comportano, questi difensori dell'assistenzialismo, quando scelgono un medico, un qualsiasi servizio? Cercano la qualità, cioè la logica dei risultati, pur nella complessità dei contesti, ma sempre risultati: "se ho mal di denti, a me interessa che qualcuno me lo tolga questo male. Senza badare se è uomo o donna, giovane o vecchio, senza badare al colore della pelle, se è bella o meno bella….". Cultura dei risultati, a prescindere, dunque.



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COMMENTI
04/03/2016 - Filippica gratuita ed umorale (Vincenzo Pascuzzi)

Premetto che giudico inadeguata l’azione dei sindacati della scuola c.d. “rappresentativi” e l’ho ribadito in una nota recente (v. “Sindacatoni senza strategia e in trappola tra ANP e Miur”). Mi associo però a chi rimprovera a Gianni Zen “l'ennesima e non documentata filippica sul sindacato …. ”, aggiungerei anche gratuita ed umorale. Se si ricerca o si è disposti al dialogo e al confronto, servono argomentazioni e riferimenti, non affermazioni apodittiche e dogmatiche. In particolare, l’autore ignora che “per risparmiare alle scuole gli effetti più deleteri della Legge 107/15”, qualche mese fa, Cgil Scuola avanzò proposte ai d.s. presumibilmente nell’interesse della scuola e di tutti. E la l. 107, che è piuttosto sgangherata, non impedisce però confronti ed accordi. E il percorso sulla valutazione dei docenti non è affatto lineare, agevole e in discesa. Pochi giorni fa Max Ferrario indicava “Tutte le (buone) ragioni per rinviare l'attuazione del bonus”. Mentre a soli 50 km dal Brocchi di Bassano del preside Gianni Zen, il preside del liceo artistico di Treviso, Felice Costanzo segnalava dubbi e perplessità: «Come può un dirigente scolastico avere il polso della situazione su più di un centinaio di docenti? …. ci potranno essere insegnanti che emergono e altri che fanno comunque il loro dovere che rischiano di rimanere esclusi. I meriti e le competenze si esplicano in tante direzioni. E non tutte possono essere sempre valutate oggettivamente».

 
03/03/2016 - Eterogenesi dei fini (Franco Labella)

E meno male che l'autore invoca il principio di realtà come elemento direttivo. Dopo di che in un articolo che dovrebbe/vorrebbe essere critico verso una decisione del Ministro relativo alla indizione del concorso a cattedra ci si trova a leggere l'ennesima e non documentata filippica sul sindacato e sul suo ruolo. E uno si domanda: ma che c'azzecca? Anche perchè, magari, fa nascere nel lettore un retropensiero: ma vuoi vedere che il preside Zen è convinto che i bandi dei concorsi li scrivano i sindacati "assistenzialisti", ma de chè? Insomma se uno vuole applicare il principio di realtà almeno faccia lo sforzo non dico di seguire la politica sindacale ma almeno leggere documenti e prese di posizione. Ed infine: la tesi che Zen propugna qui e altrove è che la L. 107, a proposito del bonus, sia chiara ed inequivocabile e nega fondamento alla definizione, presente nel testo, del bonus come salario accessorio. Ma invece di prendersela con la "pretesa" sindacale di contrattare il salario accessorio, perchè non si rivolge a chi ha scritto il testo senza considerarne gli effetti?

RISPOSTA:

Ringrazio lo stesso Franco, anche se il suo intervento è fortemente critico. Per dialogare, però, è necessario condividere alcuni punti di partenza. Altrimenti ci si disperde negli infiniti monologhi. "Principio di realtà" significa dare anche solo un'occhiata alle modalità oggi presenti nel mondo del lavoro per le assunzioni del personale. Dove sono fondamentali le soft skills. Il nostro modello è purtroppo ancora ideologico, quindi penalizzante, alla fine, i giovani in gamba, come mortificante tutti coloro che sono stati costretti a fare i precari per anni. Ci vorrebbe una rivoluzione sussidiaria, dal basso, senza più concorsi decisi dal ministero. Già succede a Trento e a Bolzano, e nessuno protesta. I nostri sindacati della scuola sono i più acerrimi difensori di questo sistema centraalistico, al di là della facciata delle critiche. Senza questi concorsi, come senza le graduatorie per sola anzianità, non saprebbero che fare. Invece devono convertire il ruolo ruolo. Basterebbero quei due piccoli emendamenti... GZ