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SCUOLA/ Chi ha paura del merito (e perché)?

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2) tutti facciano solo docenza. Nessuna scuola può oggi "funzionare", con i suoi numeri e la sua complessità, senza che una certa quota di insegnanti si assuma l'onere di "fare anche altro" rispetto alla propria docenza in classe: coordinatori di classe, responsabili di dipartimento, referenti dell'orientamento, promotori della formazione in servizio, ed altro ancora. In qualche caso, il loro impegno può essere quantificato in ore e trovare compenso nel Fis (Fondo delle istituzioni scolastiche): ma quando si tratta di un valore aggiunto di natura qualitativa, come altrimenti riconoscerlo se non con un "premio al merito"?

Inutile affannarsi a stilare tabelle, graduatorie, punteggi e decimali. Il merito ha questa caratteristica: là dove esiste, è visibile a tutti e non si lascia ingabbiare in parametri predefiniti. Quando ciò sembra possibile, quasi mai si tratta di "merito" e quasi sempre di "lavoro aggiuntivo": che merita certamente un compenso in più, ma non un premio. Il primo è un riconoscimento alla misura del lavoro, il secondo alla sua qualità. E quindi, se è giusto cercare evidenze del merito, è illusorio individuare a priori criteri oggettivi: che in ambito valutativo semplicemente non esistono.

La legge dice già tutto, se non ci si ostina a farle dire quello che non ha detto: il dirigente assegna il premio, sulla base di criteri formulati dal Comitato di valutazione. Criteri, appunto, cioè supporti alla decisione: non tabelle minuziosamente descrittive, che elencano solo quello che tutti potrebbero fare. Per il resto, l'unico obbligo — ed anche l'unico limite — che la legge pone è quello di fornire una motivata valutazione per tutti coloro che si decide di premiare. Non si tratta in nessun caso di spiegare perché un premio non è stato dato a Tizio, ma solo perché è stato riconosciuto a Caio. Motivare in positivo è sempre possibile e difficilmente controverso: tutti sanno riconoscere il merito quando lo vedono. Motivare l'esclusione è molto più difficile ed opinabile: si tratta di fornire una sorta di probatio diabolica, il perché del non-essere.

E del resto, se si teme che questo finisca con l'appiattire nel tempo la scuola intorno al pensiero unico del dirigente, si dimentica che i criteri possono essere modificati da un anno sull'altro, sulla base dell'esperienza o anche solo per riconoscere qualità e meriti di natura diversa; ovvero, per tener conto di un contesto mutato in seguito ai cambiamenti del Pof triennale. Starà alla saggezza dei componenti del Comitato, ed all'equilibrio del dirigente stabilire la misura del cambiamento. Senza dimenticare che il dirigente sarà a sua volta valutato sul modo con cui avrà esercitato le sue prerogative. L'unica legittimazione del potere di valutare risiede da sempre nell'essere a propria volta valutati. Cosa che finora non è accaduta per i docenti. 

Il fatto che qualcosa cominci a cambiare in questo campo dovrebbe se mai rallegrare quanti considerano che la deontologia di chi vi opera è fondamento essenziale ed insopprimibile di ogni contesto formativo.



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COMMENTI
30/03/2016 - Nasometro o spannometro? Si può scegliere (Franco Labella)

L'inconsistenza teorica della L.107 in relazione al bonus diventa evidente a leggere un articolo che non riesce a superare le difficoltà di una operazione concepita senza spessore e senza retroterra alcuno. In quale paese europeo (citare svp) si applica il nasometro o lo spannometro? Il merito "intuitu personae" mi mancava. Se non temessi di apparire blasfemo il merito come lo descrive Rembado è una sorta di odore di santità che promana da alcuni docenti. Rembado lamenta il rigetto ideologico: e già perchè costruire una differenziazione su qualcosa che non c'entra col docente (ad esempio le prove scritte e orali o solo orali mica sono una scelta del docente che viene premiato o paga pegno per questo)è scientifico?Tirarsi dietro la classe o essere sopraffatto non sempre c'entra col docente e se Rembado non è (come temo) in congedo sindacale da anni, dovrebbe saperlo benissimo. Ed allora su cosa si costruisce il "premio" al merito? Sul nasometro o sullo spannometro del dirigente. Del resto Rembado saltella quando scrive che la legge è chiara: decide il dirigente che ha solo l'obbligo di motivare. E se questo è vero che senso ha parlare, come fa Rembado per arrampicarsi sugli specchi e negare che l'intera costruzione è la "mancetta" al docente non oppositivo (ora mi sfugge la terminolgia precisa dell'ANP per descriverli), di pareri che possono essere cambiati negli anni? Insomma, in buona sostanza, qualcuno ha capito come si evitano le "mancette"? Io no, ma sarà l'età...