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SCUOLA/ Paritarie, quando il giudice fa fuori la libertà di scelta

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Fanno poi rabbrividire le parole riportate da Repubblica.it a commento della sentenza. In particolare quelle di Laura Cossar, avvocato di diritto di famiglia e membro dell'ufficio di presidenza dell'Ordine degli avvocati di Milano, che ha definito "un capriccio" il desiderio dei genitori di iscrivere alle scuole non statali i propri figli. A Milano dunque le grandi diseguaglianze sono bazzecole e solo lo Stato può rispondere ai desideri più veri del popolo, mentre a Repubblica.it, a Roma cioè, la libertà di scelta non risulta ancora pervenuta. Dov'è finito l'ex direttore de La Stampa, Mario Calabresi?



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COMMENTI
31/03/2016 - Libertà di scelta e censura (Franco Labella)

E’ ancora inesatto che il giudice avrebbe potuto chiedere alcunché (Castagneto cita a sproposito l’art. 34 della Costituzione che non prevede finanziamenti per chi frequenta scuole paritarie ma, più correttamente, provvidenze a favore di alunni capaci e meritevoli) innanzi tutto perché un giudice non va mai ultra petitum (non decide su altro che non sia quello richiesto) e poi perché può, eventualmente in altra sede, censurare un comportamento statale omissivo che certo non c’è in questo caso. Decisamente allucinante infine (alla faccia proprio dell’art. 21 C) il riferimento finale di Castagneto agli eventuali “poteri censori” di Calabresi, neo direttore di Repubblica. Insomma un articolo, a mio parere, non idoneo alla formazione di una libera opinione.

 
31/03/2016 - Non scriviamo inesattezze (Franco Labella)

Posto che esiste la libertà di pensiero (art. 21 C.), bisogna poi fare in modo di rispettare anche quella altrui. A cominciare dal titolo (chi ha deciso è un giudice e non un pubblico ministero) l'articolo è denso di inesattezze e di elementi che non consentono, secondo me, la formazione di una opinione libera al lettore. Questo anche in forza della circostanza che il lettore italiano medio non ha, purtroppo e per la mancanza dello studio del Diritto a scuola, una formazione ed informazione giuridiche essenziali. Qual è il punto? L'art. 30 della Costituzione attribuisce ai genitori il diritto/dovere di educare, istruire e mantenere i figli anche se nati fuori dal matrimonio. Quindi sulle scelte educative di genitori consenzienti lo Stato non mette, giustamente, becco. In caso di contrasto, anche di genitori non separati, il potere di decisione passa ad un giudice. Il ragionamento giuridico essenziale, alla luce della formulazione attuale dell'art.33 della Costituzione, è che sussistono due tipi di scuole (pubbliche statali e private eventualmente paritarie), pur inserite in base alla legge 62/2000 in un unico sistema scolastico nazionale, ma che mantengono, ad oggi, sostanziali elementi di diversità. Per comprendere come questo sia vero non servono ragionamenti giuridici densi ma la semplice considerazione del significato di due aggettivi (privato/pubblico) ai quali l'aggiunta di una specificazione (paritario) non elimina certo la distinzione.