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SCUOLA/ A lezione di Corano in una scuola ispirata a don Giussani

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Ci hanno segnalato il suo nome alcuni amici del movimento dei Focolari, grazie alla loro lunga e preziosa amicizia con i musulmani della moschea di Gallo di Petriano, località a circa 25 km da Pesaro, dove esiste una numerosa comunità di circa 300 islamici arrivati a Pesaro 18 anni fa, inseriti nelle fabbriche locali, alcuni già con cittadinanza italiana. Sono stati loro a presentarci l'imam Giovanni, che a sua volta ci ha fatto conoscere Hicham.

 

Bella questa rete di rapporti fra movimenti e addirittura comunità religiose diverse. Come è proseguita la cosa?

Una sera, visto che eravamo curiosi e desiderosi entrambi di conoscerci meglio, siamo stati invitati a casa sua. Subito siamo rimasti colpiti, direi commossi, dell'ospitalità con cui lui e tutta la sua famiglia ci hanno accolti nella loro casa essenziale e gioiosa, che ha proprio al centro il Corano! Un'ospitalità che da noi, ormai, non si trova più, e che si è immediatamente trasformata in un rapporto di stima e in seguito di amicizia anche da parte della moglie, dei bambini, e persino della famiglia di origine rimasta in Marocco.

 

E poi?

Beh, poi è accaduto l'imprevedibile. Proprio il giorno prima dell'intervento di Hicham presso la nostra scuola, programmato per il 14 novembre, ci sono stati i terribili fatti di Parigi. Ma su questo, forse, è meglio che racconti lui…

 

Sì, certo. Come ha vissuto questa vicenda, dott. Hicham?

E' stato molto faticoso, per me, presentarmi agli studenti dopo quanto era avvenuto a Parigi. Una sfida difficile. Avevo preparato con cura il mio intervento sulla figura di Abramo nel testo Coranico, tenendo accanto a me mia figlia perché anche lei imparasse da quanto stavo elaborando. Poi arriva la tragica notizia dal canale tv di Al Jazeera che tenevo acceso in sottofondo; mi è mancata la terra sotto i piedi… Per tutta la notte mia figlia mi ha chiesto: "Papà perché tanto male? Noi siamo questi assassini?" Solo dopo qualche momento di smarrimento mi sono venute in mente le parole di Papa Francesco: "Non è questione di religione — le ho risposto — perché il terrorismo non ha religione. L'Isis scredita l'islam e i musulmani". Solo questa certezza mi ha permesso di presentarmi lì il giorno dopo.

 

Capisco, ma gli attentatori gridavano "Allahu Akbar!" ed è difficile, se non impossibile, evitare il collegamento fra questi episodi di violenza e l'islam…

E' vero, ma non è possibile credere che Dio voglia questi atti di violenza. Non è questo l'islam che ho conosciuto io e che propone il Corano. La mia famiglia mi ha insegnato da sempre il valore dell'accoglienza e del rispetto, e a guardare le persone senza pregiudizi religiosi. Anche le nostre comunità nelle Marche sono così: partecipano ormai da anni alla vita della società con iniziative di natura culturale e caritativa, in molti casi collaborando con le istituzioni locali e con altre associazioni.

 

In molti sono convinti che sia questa la strada per una convivenza pacifica e rispettosa delle diversità, non le pare? 



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