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SCUOLA/ Dirigenti Scolastici Italiani, manifesto per una "liberazione" possibile

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Il documento sottolinea la necessità di operare una semplificazione normativa affinché la scuola possa funzionare come deve, con la serenità di tutti gli operatori.

Revisione della normativa sulla sicurezza applicata alle istituzioni scolastiche, tenendo conto della specificità della situazione e dei diversi livelli di responsabilità, ripartendo con precisione i doveri in capo agli Enti proprietari degli edifici e al dirigente scolastico in qualità di conduttore con potere di intervento assai limitato.

La scuola rappresenta una tipologia particolare di pubblica amministrazione e va tenuto conto della sua specificità anche ai fini di una revisione della burocrazia amministrativa.

Il concetto di culpa in vigilando deve essere ridefinito ispirandosi alla legislazione dei paesi europei più evoluti, altrimenti risulterà impossibile promuovere l'innovazione per ciò che riguarda spazi e modi dell'apprendimento.

Ogni scuola ha diritto al suo dirigente ed ogni dirigente ha il diritto e il dovere di governare con tutte le attenzioni e le energie una sola istituzione scolastica; è pertanto necessario indire al più presto un concorso dirigenziale per dare ad ogni scuola il proprio dirigente e non un reggente.

Che ai dirigenti scolastici sia inoltre riconosciuta, al pari dei dirigenti delle altre amministrazioni pubbliche, una retribuzione commisurata alla complessità del proprio lavoro.

La proposta di "Liberare la scuola" si trova in una pagina Facebook e nel sito www.dirigentiscolasticiitaliani.it E' possibile firmare il documento e condividerlo.

I dirigenti scolastici:
Laura Biancato
Antonio Fini
Carlo Firmani
Lucia Presilla
Fabrizio Rozzi
Alessandra Rucci
Francesca Volpi



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
06/03/2016 - E i veri protagonisti della scuola? - 1/2 (Vincenzo Pascuzzi)

1) Il documento di Laura Biancato e altri, sembra incompleto e lacunoso (come ha già osservato Roberto Castenetto) con errori e contraddizioni: come fa la proposta n. 5 (sbloccare gli stipendi) ad essere esaudita senza oneri? e se “Sulle navi c’è sempre un comandante in seconda!”, nelle scuole ci sono i vice presidi che possono subentrare egregiamente, come ha testimoniato Lorella Serafini nel post cancellato due o tre volte dalla pagina FB “Liberare la Scuola”. 2) Ma i problemi della scuola coincidono e si esauriscono con quelli dei presidi?! non ce ne sono altri? e non ci sono altri protagonisti più importanti e ignorati? la scuola ha come fine l’istruzione e questa si realizza nel binomio docente-discente/i che è essenzialmente autosufficiente. Malala Yousafzai ha scritto “One child, one teacher, one book, one pen can change the world” e non ha incluso il preside. Il preside nasce con la complessità, con l’organizzazione e con la burocrazia. Protagonisti più importanti dei presidi sono i ragazzi e i maestri o professori. Il rapporto insegnamento-apprendimento è essenzialmente di tipo orizzontale. L’idea sbagliata della scuola-azienda ha introdotto la verticalizzazione, l’ha incrementata quasi a rafforzare la tesi mitica dell’azienda, ha prodotto prove documentali come gli organigrammi o i “dress code”, fino all’assunzione diretta, ai comitati di valutazione, agli ambiti territoriali.

 
06/03/2016 - E i veri protagonisti della scuola? - 2/2 (Vincenzo Pascuzzi)

3) Il documento in questione è sicuramente utile, solleva problemi, stimola al confronto, aggiunge un interlocutore. Il fatto che appaia sei mesi dopo l’approvazione della l. 107/2015, induce a ritenere che la “buona scuola” non abbia risolto i problemi! Ciò sorprende perché alcuni degli estensori del documento si erano spesi esplicitamente a favore del ddl 2994 e contro lo sciopero del 5 maggio 2015: «“Sciopero demagogico”. Così, senza tanti giri di parole, definiscono la protesta odierna i 4 dirigenti scolastici (Alessandra Rucci, Antonio Fini, Laura Biancato e Salvatore Giuliano) che hanno promosso l’appello [v. #iononsciopero del 27.4.2015] . Ecco perché secondo loro lo sciopero è demagogico: “Nessuno può parlare di tagli”, “nessuno può parlare di precariato”, “nessuno può parlare di distruzione della scuola pubblica”, dicono. Ed è “anacronistico” il “catalizzarsi della protesta contro quello che è stato definito lo strapotere dei presidi sceriffi”, mettono per iscritto i dirigenti. 4) Da chiarire il rapporto tra “Liberare la Scuola” e ANP. L’associazione presieduta da Giorgio Rembado rivendica – pura coincidenza, intesa, concorrenza? - con toni ultimativi: “subito maggiori risorse economiche, anche per pagare i docenti dello staff”. Compare lo “staff” cioè ulteriore burocrazia e gerarchia sopra i docenti e le richieste economiche che consistono nel raddoppio della retribuzione: da 50 a 100 mila euro/anno.

 
05/03/2016 - dirigenza (roberto castenetto)

Francamente non mi sembra un gran documento. Sullo stile della piattaforma di Renzi sulla Buona scuola, ci sono dei titoli, più o meno importanti, accompagnati da qualche rigo di commento. Nessuno pretende un trattato filosofico-pedagogico alla Gentile, ma l'impressione è che il documento sia la cartina al tornasole del vuoto "ideale", ovvero di idee, in cui si trova la scuola italiana.