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CONCORSO SCUOLA 2016/ Cambiano le classi di concorso, ma la storia resta subalterna

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Stefania Giannini (Infophoto)  Stefania Giannini (Infophoto)

Se è improprio ridurla a studio delle ideologie, deve anche tener conto della misurazione del tempo e la cronologia è essenziale per capire l'evoluzione di un fenomeno di corta o lunga durata e sulla bocca del docente dovrebbe prevalere il "perché" piuttosto che il "dimmi". Se in un'aula, come d'incanto, irrompesse l'immagine dello scalpitare dei cavalli e il sussulto frenetico del terreno causato della cavalleria napoleonica che arranca sulla collina di Waterloo, oppure fosse invasa dalle urla di Cesare colpito dai pugnali amici, la disciplina storica potrebbe avere un futuro. Nel frattempo i posti su tutto il territorio nazionale disponibili per l'insegnamento disciplinare delle materie letterarie alle scuole medie ammontano a 5.111 (italiano, storia e geografia, A22) e 3.006 nei tecnici delle superiori (A12), confluite nell'ambito disciplinare 4, mentre la classe A19 nel triennio dei licei, filosofia e storia, consta solo di 421 posti ed è inserita nell'ambito disciplinare 6. Davvero pochi rispetto ai circa 4.200 docenti di diritto inseriti dalla Buona Scuola negli organici del potenziamento derivanti dalle oramai antiche graduatorie ad esaurimento. 

La prova scritta consta di sei quesiti disciplinari in italiano e due in lingua, ma se nell'ambito 6 si fanno due prove scritte (prima filosofia e poi storia) nel 4 italiano, storia e geografia sono sullo stesso piano. In questo caso la disciplina storica viene annacquata con la letteratura e la geografia, mentre nell'altro caso non si passa all'orale se non si supera filosofia. 

Insomma, di fatto, come è accaduto in passato, la storia subisce sempre una subalternità che ne svilisce la specificità. Una tendenza che poi continua nelle aule scolastiche, per cui un laureato in storia non può aspirare a una cattedra di liceo perché sempre associato alle competenze filosofiche o letterarie. Il riordino delle classi di concorso ha dunque mancato una vera occasione di dare dignità culturale a una scienza che nel panorama culturale ottiene ampio consenso dal vasto pubblico. Vedremo se, per la scuola italiana, persa l'ultima occasione, siamo alla "fine della storia"; in ogni caso, con queste premesse, possiamo scommettere che gli studenti continueranno a dormire sui banchi.

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