BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Paritarie, Renzi impari dalle Academies di Thatcher, Blair e Cameron

Pubblicazione:

Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Perfetto, ma occorrono norme che diano piena libertà organizzativa e didattica, visto che le scuole debbono investire del loro (in carenza di contributi) per poter costruire una offerta formativa che abbia appeal su studenti e famiglie, invece trovano continui ostacoli burocratici e pretese dell'utilizzo di parametri organizzativi uguali alle scuole di Stato. Parametri che hanno senso solo nella corretta scelta dello "Stato Gestore" che punta a limitare i costi della propria gestione, ma non per la scuola paritaria che i costi deve sopportarli in proprio. 

Senza dimenticare una questione di fondo che imporrebbe, per pari dignità e nel rispetto delle leggi in vigore, l'avvio di pari trattamento fiscale (Imu) e territoriale (Tari), così come contributivo (Inps) per statali e paritarie ricordando, quasi a noia, che fanno parte dello stesso unico sistema nazionale, questione su cui mi riprometto di tornare con dati precisi.

Concludo ritornando al tema principale di questo mio intervento: la piena autonomia delle istituzioni scolastiche. Per onor di cronaca non è mancato il tentativo di far dare una accelerazione al sistema ed in occasione della consultazione per la "Buona Scuola" con un ristretto gruppo di autorevoli amici, come trovate nelle conclusione di SOS Educazione, avevamo proposto di avviare anche da noi una sperimentazione volontaria di piena autonomia per scuole statali e paritarie sulla falsariga delle Academies, ma nel rispetto della nostra tradizione culturale, visto che la normativa vigente lo permette (dall'articolo 21 della legge 15 marzo 1997 e successive norme attuative, es. articolo 11 del DPR 275/99, nel rispetto degli articoli 117 e 118 della Costituzione) e necessitava solo la volontà politica di darne il via ma, come è evidente, al momento non ha avuto esito.

Sono sempre più convinto che questa sia la strada migliore per rinnovare e modernizzare il nostro sistema poiché la gradualità di applicazione permetterebbe, senza scossoni, di risolvere i problemi in itinere, problemi che non sono mancati e non mancheranno nel Regno Unito come si evidenzia in una autorevole analisi di Norberto Bottani, ma la volontà politica che si pone con convinzione un grande traguardo strategico trova sempre le soluzioni.

Significative la parole di David Cameron alla presentazione dell'Academies Act in continuità e sviluppo di quanto avviato dai suoi predecessori: "La sfida più grossa è quella di rafforzare le scelte dei genitori e l'autonomia della società civile, in modo che "la gente stessa abbia il potere di migliorare il paese e i servizi pubblici attraverso i meccanismi di una democratica valutazione, competizione, scelta e azione", parole che facciamo nostre con convinzione.

Non manca, di riflesso, la preoccupazione che il gap di innovazione rispetto agli altri sistemi scolastici aumenti dato che, visti gli esiti positivi avuti in tutti i paesi in cui si è valorizzato e completato il processo di autonomia, anziché avviare un processo positivamente rivoluzionario nell'interesse di studenti e famiglie, finiremo per accodarci fra qualche anno (spero comunque pochi), avendo comunque perso tempo ed esperienza preziosi.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
12/04/2016 - Risposta alla risposta di Pasolini (GIOVANNI COMINELLI)

No, grazie a Dio, non ho mai gestito nessuna statale né paritaria! Considero eroico chi lo fa. Ciò detto, l'obiezione per la quale la sperimentazione eventuale metterebbe a rischio i titoli di diploma, perché le Commissioni d'esame spesso sono ottuse, me la sento fare innanzitutto nelle scuole statali. Ma già oggi, all'esame uno porta il programma svolto, non quello "ministeriale". Ciò che ho costatato è che la maggiore difficoltà per la sperimentazione viene dalla resistenza degli insegnanti. Tutti quanti, statali o paritari che siano, hanno ereditato il dogma dell'orario e adorano il dio pagano del Programma. E qui, occorre ammetterlo, sta tutta la fatica dei dirigenti. Resto convinto che un movimento per l'innovazione, statale e paritaria - per es. è interessante il Movimento delle Avanguardie educative - potrebbe benissimo spezzare i lacci e lacciuoli ministerial-burocratici. "Basterebbe" che le mobilitazioni per i finanziamenti avessero come contenuto ipotesi più audaci del cambiamento didattico-organizzativo. Insomma: una battaglia culturale pubblica, che proponesse un nuovo modello didattico e organizzativo, guidata o spinta dalla scuole paritarie aiuterebbe moltissimo anche quella più immediata e urgente sui soldi. Occorre fare politica pubblica, non bastano i collegamenti per vie interne con il deputato-amico di turno...

 
12/04/2016 - A Silvia Ballabio (GIOVANNI COMINELLI)

La rivoluzione delle Academies è la stessa cui io penso.

 
11/04/2016 - Riforma scolastica (delfini paolo)

Fermo restando che sono un convinto sostenitore della parità scolastica, mi sembra ovvio che la Scuola italiana va migliorata gradualmente, con il coinvolgimento di alunni e genitori. Le cosiddette" riforme" calate paternalisticamente dall' alto, effettuate negli ultimi anni da centrodestra e centrosinistra hanno comportato di fatto essenzialmente tagli, tagli, tagli, ma una Riforma della Scuola nel vero senso della parola è un'altra cosa. Ad ogni modo evitiamo il modello anglosassone, che non è assolutamente "non ideologico" e che farebbe danni alla Scuola italiana. Seguiamo uno nostra via all'innovazione nel mondo della Scuola, ricominciando anche ad investire in essa, ma partendo dalla nostra Tradizione. Il tipo di scuola auspicato da Thatcher, Blair e adesso da Cameron sinceramente non mi piace assolutamente, ed esportarlo per forza in Italia sarebbe già di per se una controproducente scelta ideologica, tanto per restare in argomento. Ovviamente ognuni ha poi le sue legittime opinioni in materia. Distinti saluti e grazie all'autore per l'articolo.

RISPOSTA:

Ringrazio innanzitutto Delfini per l’apprezzamento all’articolo. Vorrei chiarire che ho usato il termine ideologico nell’accezione comune che si lega a politico ed in questo senso la continuità di un progetto importante come quello della Academies, pur nel cambio di “colore” nel Governo del Paese, ritengo sia un approccio “non ideologico”. L’esperienza italiana ci ha fatto vedere ben altro e per anni al cambio di Governo (con color diverso) le riforme fatte o precedentemente avviate venivano cancellate, togliendo alla scuola un bene fondamentale “la continuità e la stabilità su cui costruire un cambiamento”. In secondo luogo non ho mai creduto nell’”importazione” di modelli educativi da altri paesi, ma coglierne gli aspetti positivi per costruire un cambiamento, “nel rispetto della nostra tradizione culturale” – come ho scritto –, sì. Dare avvio ad una piena autonomia delle istituzioni statali e paritarie, principio sancito dall’art. 117 della Costituzione, anche organizzativa e finanziaria, finanziandone (occorre evidentemente un investimento) un avvio graduale per evitare scossoni e tamponare ed equilibrare le resistenze, darebbe il via ad una “positiva rivoluzione” che porterebbe il sistema ad un radicale cambiamento in senso di modernizzazione ed innovazione, aprendo sicuramente anche un forte dibattito pubblico che impegnerebbe la politica ad impegnarsi pubblicamente, giocando a carte scoperte. RP

 
11/04/2016 - Niente statisti siamo italiani (Carlo Cerofolini)

Nel Regno Unito stanno portando avanti – nell’interesse della Nazione – una riforma della scuola senza ideologia d’appartenenza e mentalità da statisti. Ciò premesso e pensare che si possa agire così anche in Italia e per di più sperare che la scuola paritaria non statale non sia destinata a morire d’inedia - soprattutto con i “progressisti” al governo - è quasi sicuramente, come i fatti dimostrano, un vasto programma.

 
11/04/2016 - AUTONOMIA (GIOVANNI COMINELLI)

Sì, il discorso vale per tutte le scuole paritarie, cattoliche e no. Ma, quanto all'autonomia di organizzazione didattica, la legge c'è già: è il DPR n. 275 del 1999. Perché non è stata applicata? Per quanto riguarda la scuola pubblica statale, la risposta è semplice: amministrazione, sindacati, opinione pubblica sono contrari. Tutti alla fine preferiscono i vecchi assetti. Sono più comodi, non implicano responsabilità. Perché non stata applicata nel scuole paritarie? Per una ragione culturale: condividono il modello statale di organizzazione della didattica. Mi permetto di usare con te domande ad personam: nella tua scuola le classi sono organizzate per età? ci sono gruppi di livello? gli insegnanti hanno la stessa distribuzione oraria dello Stato? il sapere è parcellizzato per materie o ci sono i quattro laboratori, sulla base dei QUATTRO ASSI CULTURALI previsti da Fioroni (l'unica cosa buona che ha fatto!)? La sperimentazione non si chiede, si fa. Se vi aspettate che l'apparato ministeriale, guidato da un Ministro incompetente, vi dia i permessi, campa cavallo... Più conosco la condizione delle scuole paritarie (penso, in particolare, ai Collegi vescovili di alcune città lombarde e alle classiche scuole di alcuni ordini religiosi), e più mi convinco che il vero ostacolo è la cultura introiettata del modello Napoleone-Casati-Gentile. D'altronde, quel modello non è semplicemente la laicizzazione/integrazione della Ratio studiorum?

RISPOSTA:

Abbiamo già avuto modo di confrontarci sui temi importanti della scuola e abbiamo trovato quasi sempre l'accorso sui principi, ma non sul come applicarli. Nel mio articolo ti cito proprio perché condivido che il futuro della scuola paritaria si fonda sulla capacità di innovazione e creatività dell'offerta formativa e se verrai a trovarmi nella mia scuola ti dimostrerò in pratica quanto abbia fatto e fatto fare in questo senso, ma mi è spontaneo, a mia volta, farti qualche domanda: hai mai gestito una scuola paritaria? Ne hai mai avuto responsabilità di conduzione? Ti sei mai confrontato con l'Amministrazione e il Ministero stando dalla parte di un dirigente di scuola paritaria. Se hai fatto queste esperienze capiresti che non basta il DPR 275 che cito anch'io assieme ad altre norme per evidenziare che non è un problema di norme, ma di volontà politica, ma le scuole paritarie sono soggette a lacci e lacciuoli che ne limitano la volontà di innovare, se addirittura non ne impediscono l'azione a chi ne ha voglia, poi se ci sono scuole, come quelle che citi che sono legate al modello Napoleone-Casati-Gentile peggio per loro perché sono destinate "a morire". "La sperimentazione non si chiede, ma si fa" è una bella affermazione, ma non realizzabile dalla scuola paritaria se non mettendo a rischio famiglie e studenti sul riconoscimento del titolo acquisito ed in questo le scuole paritarie, soggette a controlli ed autorizzazioni infinite volte di più delle scuole statali, non possono che fare scelte responsabili. In ogni caso il mio articolo voleva riproporre il tema generale per tutti: se non avviamo una piena autonomia, che non può che essere sperimentale, come in UK, il problema non è delle scuole paritarie, ma di tutto il sistema. RP