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SCUOLA/ Paritarie, Renzi impari dalle Academies di Thatcher, Blair e Cameron

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Mentre scrivevo il mio ultimo articolo apparso su queste pagine in cui evidenziavo come un settore del sistema scolastico italiano, pur riconosciuto dalla legge dello Stato, anziché essere valorizzato incontra sempre più ostacoli nel poter esprimere la propria libertà ed autonomia organizzativa a vantaggio di una offerta formativa di qualità, usciva la notizia che entro il 2020 l'Inghilterra completerà il piano avviato da Margaret Thatcher, ma di fatto spinto con forza da Tony Blair e proseguito da David Cameron, di rendere autonome tutte le scuole del Regno Unito sul modello delle "Academies".

La prima considerazione è di carattere politico poiché quanto è avvenuto in Inghilterra è e dovrebbe essere l'esempio di una modalità di azione politica che, di fronte alle esigenze di un Paese e del futuro dei suoi giovani, "sotterra l'ascia" delle ideologie e delle appartenenze politiche ed agisce proseguendo e completando progetti con mentalità da "statisti", per perseguire l'interesse comune dei propri cittadini e del proprio Paese.

Non nascondo una certa invidia che aumenta se vado a rileggere quanto ho scritto nel citato articolo e quanto ho vissuto in questi anni e quando penso all'urgenza di dare una direzione diversa all'approccio della presenza della scuola paritaria nel nostro paese, dato che il tentativo di "statalizzazione" è strisciante, ed anche chi potenzialmente è favorevole alla nostra presenza giudica spesso in modo positivo il fatto che la legge 107 non citi praticamente mai la scuola paritaria: "poiché significa un pari trattamento". Il problema è la risposta alla domanda: quale trattamento? L'opposto dell'autonomia!

E' inequivocabile che la tendenza più forte è il tentativo di chiedere alla scuola paritaria gli stessi parametri organizzativi della scuola statale, modalità che dichiarerebbe la "morte definitiva" di questa esperienza che ha sempre vissuto sulla sua libertà organizzativa e sulla possibilità di una forte libertà di proposta didattica, senza la quale non avrebbe più armi di difesa in una competizione con la scuola statale, in considerazione di quanto sostengo da più di vent'anni: la retta versata da una famiglia per l'iscrizione dei propri figli presso le nostre scuole non paga un servizio, ma la "differenza di servizio"!

Già ora, con le difficoltà economiche, la forbice si è allargata mettendo in forte difficoltà un numero crescente di famiglie che ambirebbe iscrivere i propri figli presso una scuola paritaria, raddoppiandone la presenza in Italia, come più indagini scientifiche riportate anche nel nostro ultimo libro SOS Educazione. Statale, paritaria: per una scuola migliore dimostrano, e la situazione non potrà che peggiorare se verranno ridotti i livelli di libertà ed autonomia alle nostre scuole.

Del trittico di articoli di Giovanni Cominelli pubblicato in questi giorni su questa testata condivido una impostazione di fondo che, in sostanza, ricorda quanto, in una società che corre, limitarsi a curare il proprio orticello e limitarsi a continuare a far bene quanto proposto fino ad oggi non basta più, poiché le scuole paritarie "finiscono per offrire ad un certo costo ciò che molte scuole statali cominciano ad offrire gratis. Se le paritarie cattoliche (per me non solo quelle cattoliche) vogliono stare a galla e crescere, non hanno altra strada che quella dell'audacia dell'innovazione". 



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COMMENTI
12/04/2016 - Risposta alla risposta di Pasolini (GIOVANNI COMINELLI)

No, grazie a Dio, non ho mai gestito nessuna statale né paritaria! Considero eroico chi lo fa. Ciò detto, l'obiezione per la quale la sperimentazione eventuale metterebbe a rischio i titoli di diploma, perché le Commissioni d'esame spesso sono ottuse, me la sento fare innanzitutto nelle scuole statali. Ma già oggi, all'esame uno porta il programma svolto, non quello "ministeriale". Ciò che ho costatato è che la maggiore difficoltà per la sperimentazione viene dalla resistenza degli insegnanti. Tutti quanti, statali o paritari che siano, hanno ereditato il dogma dell'orario e adorano il dio pagano del Programma. E qui, occorre ammetterlo, sta tutta la fatica dei dirigenti. Resto convinto che un movimento per l'innovazione, statale e paritaria - per es. è interessante il Movimento delle Avanguardie educative - potrebbe benissimo spezzare i lacci e lacciuoli ministerial-burocratici. "Basterebbe" che le mobilitazioni per i finanziamenti avessero come contenuto ipotesi più audaci del cambiamento didattico-organizzativo. Insomma: una battaglia culturale pubblica, che proponesse un nuovo modello didattico e organizzativo, guidata o spinta dalla scuole paritarie aiuterebbe moltissimo anche quella più immediata e urgente sui soldi. Occorre fare politica pubblica, non bastano i collegamenti per vie interne con il deputato-amico di turno...

 
12/04/2016 - A Silvia Ballabio (GIOVANNI COMINELLI)

La rivoluzione delle Academies è la stessa cui io penso.

 
11/04/2016 - Riforma scolastica (delfini paolo)

Fermo restando che sono un convinto sostenitore della parità scolastica, mi sembra ovvio che la Scuola italiana va migliorata gradualmente, con il coinvolgimento di alunni e genitori. Le cosiddette" riforme" calate paternalisticamente dall' alto, effettuate negli ultimi anni da centrodestra e centrosinistra hanno comportato di fatto essenzialmente tagli, tagli, tagli, ma una Riforma della Scuola nel vero senso della parola è un'altra cosa. Ad ogni modo evitiamo il modello anglosassone, che non è assolutamente "non ideologico" e che farebbe danni alla Scuola italiana. Seguiamo uno nostra via all'innovazione nel mondo della Scuola, ricominciando anche ad investire in essa, ma partendo dalla nostra Tradizione. Il tipo di scuola auspicato da Thatcher, Blair e adesso da Cameron sinceramente non mi piace assolutamente, ed esportarlo per forza in Italia sarebbe già di per se una controproducente scelta ideologica, tanto per restare in argomento. Ovviamente ognuni ha poi le sue legittime opinioni in materia. Distinti saluti e grazie all'autore per l'articolo.

RISPOSTA:

Ringrazio innanzitutto Delfini per l’apprezzamento all’articolo. Vorrei chiarire che ho usato il termine ideologico nell’accezione comune che si lega a politico ed in questo senso la continuità di un progetto importante come quello della Academies, pur nel cambio di “colore” nel Governo del Paese, ritengo sia un approccio “non ideologico”. L’esperienza italiana ci ha fatto vedere ben altro e per anni al cambio di Governo (con color diverso) le riforme fatte o precedentemente avviate venivano cancellate, togliendo alla scuola un bene fondamentale “la continuità e la stabilità su cui costruire un cambiamento”. In secondo luogo non ho mai creduto nell’”importazione” di modelli educativi da altri paesi, ma coglierne gli aspetti positivi per costruire un cambiamento, “nel rispetto della nostra tradizione culturale” – come ho scritto –, sì. Dare avvio ad una piena autonomia delle istituzioni statali e paritarie, principio sancito dall’art. 117 della Costituzione, anche organizzativa e finanziaria, finanziandone (occorre evidentemente un investimento) un avvio graduale per evitare scossoni e tamponare ed equilibrare le resistenze, darebbe il via ad una “positiva rivoluzione” che porterebbe il sistema ad un radicale cambiamento in senso di modernizzazione ed innovazione, aprendo sicuramente anche un forte dibattito pubblico che impegnerebbe la politica ad impegnarsi pubblicamente, giocando a carte scoperte. RP

 
11/04/2016 - Niente statisti siamo italiani (Carlo Cerofolini)

Nel Regno Unito stanno portando avanti – nell’interesse della Nazione – una riforma della scuola senza ideologia d’appartenenza e mentalità da statisti. Ciò premesso e pensare che si possa agire così anche in Italia e per di più sperare che la scuola paritaria non statale non sia destinata a morire d’inedia - soprattutto con i “progressisti” al governo - è quasi sicuramente, come i fatti dimostrano, un vasto programma.

 
11/04/2016 - AUTONOMIA (GIOVANNI COMINELLI)

Sì, il discorso vale per tutte le scuole paritarie, cattoliche e no. Ma, quanto all'autonomia di organizzazione didattica, la legge c'è già: è il DPR n. 275 del 1999. Perché non è stata applicata? Per quanto riguarda la scuola pubblica statale, la risposta è semplice: amministrazione, sindacati, opinione pubblica sono contrari. Tutti alla fine preferiscono i vecchi assetti. Sono più comodi, non implicano responsabilità. Perché non stata applicata nel scuole paritarie? Per una ragione culturale: condividono il modello statale di organizzazione della didattica. Mi permetto di usare con te domande ad personam: nella tua scuola le classi sono organizzate per età? ci sono gruppi di livello? gli insegnanti hanno la stessa distribuzione oraria dello Stato? il sapere è parcellizzato per materie o ci sono i quattro laboratori, sulla base dei QUATTRO ASSI CULTURALI previsti da Fioroni (l'unica cosa buona che ha fatto!)? La sperimentazione non si chiede, si fa. Se vi aspettate che l'apparato ministeriale, guidato da un Ministro incompetente, vi dia i permessi, campa cavallo... Più conosco la condizione delle scuole paritarie (penso, in particolare, ai Collegi vescovili di alcune città lombarde e alle classiche scuole di alcuni ordini religiosi), e più mi convinco che il vero ostacolo è la cultura introiettata del modello Napoleone-Casati-Gentile. D'altronde, quel modello non è semplicemente la laicizzazione/integrazione della Ratio studiorum?

RISPOSTA:

Abbiamo già avuto modo di confrontarci sui temi importanti della scuola e abbiamo trovato quasi sempre l'accorso sui principi, ma non sul come applicarli. Nel mio articolo ti cito proprio perché condivido che il futuro della scuola paritaria si fonda sulla capacità di innovazione e creatività dell'offerta formativa e se verrai a trovarmi nella mia scuola ti dimostrerò in pratica quanto abbia fatto e fatto fare in questo senso, ma mi è spontaneo, a mia volta, farti qualche domanda: hai mai gestito una scuola paritaria? Ne hai mai avuto responsabilità di conduzione? Ti sei mai confrontato con l'Amministrazione e il Ministero stando dalla parte di un dirigente di scuola paritaria. Se hai fatto queste esperienze capiresti che non basta il DPR 275 che cito anch'io assieme ad altre norme per evidenziare che non è un problema di norme, ma di volontà politica, ma le scuole paritarie sono soggette a lacci e lacciuoli che ne limitano la volontà di innovare, se addirittura non ne impediscono l'azione a chi ne ha voglia, poi se ci sono scuole, come quelle che citi che sono legate al modello Napoleone-Casati-Gentile peggio per loro perché sono destinate "a morire". "La sperimentazione non si chiede, ma si fa" è una bella affermazione, ma non realizzabile dalla scuola paritaria se non mettendo a rischio famiglie e studenti sul riconoscimento del titolo acquisito ed in questo le scuole paritarie, soggette a controlli ed autorizzazioni infinite volte di più delle scuole statali, non possono che fare scelte responsabili. In ogni caso il mio articolo voleva riproporre il tema generale per tutti: se non avviamo una piena autonomia, che non può che essere sperimentale, come in UK, il problema non è delle scuole paritarie, ma di tutto il sistema. RP