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SCUOLA/ Clil e paritarie, dove funziona si comincia così

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Questo è un tema scottante: attenzione, non bisogna fare solo riferimento al livello di competenza linguistica, ma anche al possesso o meno di una certificazione. Partiamo dal fondo: potrà acquisire formalmente il titolo di perfezionamento come insegnante Clil chi, oltre ad aver frequentato il corso metodologico e superata la prova finale, avrà già in mano una certificazione linguistica a livello C1.

 

E chi non ha già una certificazione C1?

Con un B2 certificato si verrà senz'altro immessi al corso: quindi, chi avesse la competenza ma non la certificazione a livello B2 ha tempo da qui a ottobre per organizzarsi, fare un veloce addestramento al tipo di certificazione scelta, e affrontare la prova. E' facile trovare sui siti dell'Usr e del Miur gli elenchi degli enti certificatori riconosciuti dal ministero. Se un docente sa di essere al livello B2 ma non è certificato, è opportuno che specifichi bene nel modulo che metteremo online su cosa si basa la sua (auto)valutazione: potrebbe essere l'attestato di un corso frequentato o di un esame fatto presso una scuola di lingue e non con un ente certificatore. Come Statale e Cattolica stiamo pensando di offrire a chi non ha una certificazione la possibilità di fare un "test di piazzamento" in università per verificare il livello di competenza linguistica. Se decideremo in tal senso, troverete l'informazione sui siti.

 

Perché, le università sono enti certificatori? 

No, non lo sono; ma, se dal punto di vista formale conta solo la certificazione a livello C1, dal punto di vista della sostanza è opportuno ammettere al corso metodologico chi sia effettivamente al livello B2 (meglio se certificato, ma non obbligatoriamente).

 

Ma se un docente non ha ancora raggiunto il livello B2? 

Credo che le scuole paritarie debbano decidere in fretta di "investire" su uno o più dei loro docenti, aiutandoli a formarsi linguisticamente, e poi metodologicamente, per il Clil. La formazione linguistica si può fare in varie modi: frequentando individualmente un corso o accordandosi con altre scuole paritarie per creare una classe di lingua per aspiranti insegnanti Clil. Negli scorsi anni a noi della Statale, come ai colleghi della Cattolica, il ministero ha affidato anche l'organizzazione di corsi di lingua, oltre a quelli metodologici. Io sto pensando di proporre l'attivazione di uno o più di questi corsi alla divisione Formazione permanente del mio ateneo, proprio in risposta a questo bisogno dei docenti delle scuole paritarie lombarde. 

 

L'Università Statale sta gestendo il secondo ciclo di corsi metodologici Clil per i docenti delle scuole statali; quale è la sua valutazione di questa seconda esperienza? 



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COMMENTI
14/04/2016 - E LA PARITA'? (Roberto Pasolini)

Sicuramente nell'ultimo anno abbiamo fatto passi avanti ottenendo per i docenti che frequenteranno i corsi il giusto titolo riconosciuto della competenza acquisita. Rimane sempre la bocca molto amara per il fatto che, ancora una volta, una impostazione di sistema obbligatoria per legge per materie CLIL comporti una nuova discriminazione tra scuole statali, corsi gratuiti per docenti già avviati da tempo, e scuole paritarie che avranno si la possibilità di far acquisire la competenza necessaria ai propri docenti, ma con costi a carico, pur facendo parte dell'Unico Sistema Nazionale di Istruzione e Formazione. Quando si avrà pari dignità?

RISPOSTA:

Non solo la formazione metodologica ma anche quella linguistica  necessaria al Clil è stata fornita al dipendente dello Stato a titolo gratuito, come più volte commentato, nella logica che "chi ha un dipendente se lo formi". Peccato che solo nella scuola non sia il mercato a dettare il tipo di formazione necessaria a creare un professionista competente, ma lo Stato, anche a coloro che dello Stato non sono dipendenti, ma che assolvono "funzione pubblica". E qui si apre il circolo vizioso della parità, risolvibile non solo con la realizzazione della parità economica (anche se un passo in tal direzione sarebbe già a giant's leap) ma con la fine dello statalismo educativo. La parità economica, in questo momento storico, non apparirebbe affatto alla scuola paritaria come il piatto di lenticchie. SB