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SCUOLA/ Clil e paritarie, dove funziona si comincia così

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Come per la prima tornata, estremamente positiva: vedere colleghi con già un bel po' di anni di insegnamento alle spalle tornare sui banchi di scuola con grande entusiasmo e voglia di mettersi in gioco mi fa capire perché la scuola italiana, con tutte le difficoltà che attraversa, è ancora un'ottima scuola. 

 

La situazione delle scuole paritarie in Lombardia è, per tutte, di incertezza e, per talune, di crisi. Ritiene che l'offerta di un percorso formativo ai docenti possa essere efficace nella qualificazione del Ptof, o l'offerta di un servizio formativo giunge inopportuna o tardiva, a suo parere? 

Forse non sono la persona giusta per rispondere a questa domanda, ma non posso dimenticare che la didattica Clil è diventata un requisito di legge per la scuola italiana, e credo sia nell'interesse delle scuole paritarie ottemperare al meglio e più in fretta possibile a tale obbligo, facendone appunto un elemento qualificante della propria offerta formativa.



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COMMENTI
14/04/2016 - E LA PARITA'? (Roberto Pasolini)

Sicuramente nell'ultimo anno abbiamo fatto passi avanti ottenendo per i docenti che frequenteranno i corsi il giusto titolo riconosciuto della competenza acquisita. Rimane sempre la bocca molto amara per il fatto che, ancora una volta, una impostazione di sistema obbligatoria per legge per materie CLIL comporti una nuova discriminazione tra scuole statali, corsi gratuiti per docenti già avviati da tempo, e scuole paritarie che avranno si la possibilità di far acquisire la competenza necessaria ai propri docenti, ma con costi a carico, pur facendo parte dell'Unico Sistema Nazionale di Istruzione e Formazione. Quando si avrà pari dignità?

RISPOSTA:

Non solo la formazione metodologica ma anche quella linguistica  necessaria al Clil è stata fornita al dipendente dello Stato a titolo gratuito, come più volte commentato, nella logica che "chi ha un dipendente se lo formi". Peccato che solo nella scuola non sia il mercato a dettare il tipo di formazione necessaria a creare un professionista competente, ma lo Stato, anche a coloro che dello Stato non sono dipendenti, ma che assolvono "funzione pubblica". E qui si apre il circolo vizioso della parità, risolvibile non solo con la realizzazione della parità economica (anche se un passo in tal direzione sarebbe già a giant's leap) ma con la fine dello statalismo educativo. La parità economica, in questo momento storico, non apparirebbe affatto alla scuola paritaria come il piatto di lenticchie. SB