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SCUOLA/ Clil e paritarie, dove funziona si comincia così

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Dopo lunga attesa almeno in Lombardia qualcosa si muove sul fronte della formazione Clil per i docenti della scuola paritaria. In un recente incontro tenutosi a Milano e organizzato in collaborazione da Usr Lombardia, Università Statale e Università Cattolica, con i presidi e responsabili Clil,  sono stati presentati i corsi metodologici dedicati ai docenti delle paritarie. Abbiamo chiesto a Giovanni Iamartino, professore ordinario di lingua inglese nell'Università Statale di Milano e responsabile della formazione Clil per il suo ateneo, di illustrare quanto verrà fatto a Milano.

 

Quali sono le novità per i docenti delle scuole paritarie interessati al Clil, professor Iamartino? Siamo ad un punto di svolta?

Sì, perché Università Statale, Università Cattolica e Usr Lombardia hanno firmato una convenzione per l'avvio di corsi metodologici Clil riservati ai docenti delle scuole paritarie.

 

Quando partiranno?

In ottobre, per andare grossomodo di pari passo con l'anno scolastico.

 

Usr Lombardia a suo tempo aveva invitato tutte le scuole paritarie a segnalare i nominativi dei docenti interessati alla formazione Clil su un apposito portale, ma dopo le immissioni in ruolo legate alla Buona Scuola si può ipotizzare che molti dei nuovi assunti nelle paritarie non siano rientrati nella cernita fatta dell'Usr. Come avverranno le iscrizioni per i docenti delle paritarie? Chi non si fosse segnalato a suo tempo può farlo ora?

Certo, abbiamo ben chiaro che di recente ci sono stati molti cambiamenti nel corpo docente delle scuole paritarie, e quindi abbiamo studiato una nuova procedura. In sintesi: a brevissimo, sul sito dell'Usr si troverà un modulo per raccogliere la "manifestazione d'interesse" a partecipare al corso e i necessari dati personali; sulla base degli elementi raccolti, l'Usr verificherà i requisiti dei potenziali corsisti idonei; poi in settembre le due università faranno ciascuna il proprio bando e ci si potrà candidare.

 

Indifferentemente in un'università o nell'altra? 

In teoria sì, anche perché la tassa di iscrizione al corso sarà la stessa, 600 euro. In pratica, i bandi "suggeriranno" dove meglio ciascun corsista potrebbe collocarsi.

 

Cosa intende?

Intendo dire che chi vuole candidarsi per il corso metodologico Clil per la lingua francese, spagnola o tedesca dovrà per forza iscriversi al corso della Cattolica, noi della Statale ci concentriamo sull'inglese. Per i candidati d'inglese, dovremo capire come suddividerli al meglio tra le due università: se guardo indietro al nostro primo corso Clil, la Cattolica aveva formato i corsisti d'inglese di area umanistica, la Statale quelli di area scientifica. E' possibile che si ripeta questa ripartizione. Ma nei corsi che stiamo facendo adesso — 6 per ognuna delle due università — abbiamo corsisti di tutte le discipline. 

 

Stando a quanto si è fatto per i docenti delle scuole statali la competenza linguistica in entrata può anche essere inferiore a C1? E se sì, quanto inferiore?



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COMMENTI
14/04/2016 - E LA PARITA'? (Roberto Pasolini)

Sicuramente nell'ultimo anno abbiamo fatto passi avanti ottenendo per i docenti che frequenteranno i corsi il giusto titolo riconosciuto della competenza acquisita. Rimane sempre la bocca molto amara per il fatto che, ancora una volta, una impostazione di sistema obbligatoria per legge per materie CLIL comporti una nuova discriminazione tra scuole statali, corsi gratuiti per docenti già avviati da tempo, e scuole paritarie che avranno si la possibilità di far acquisire la competenza necessaria ai propri docenti, ma con costi a carico, pur facendo parte dell'Unico Sistema Nazionale di Istruzione e Formazione. Quando si avrà pari dignità?

RISPOSTA:

Non solo la formazione metodologica ma anche quella linguistica  necessaria al Clil è stata fornita al dipendente dello Stato a titolo gratuito, come più volte commentato, nella logica che "chi ha un dipendente se lo formi". Peccato che solo nella scuola non sia il mercato a dettare il tipo di formazione necessaria a creare un professionista competente, ma lo Stato, anche a coloro che dello Stato non sono dipendenti, ma che assolvono "funzione pubblica". E qui si apre il circolo vizioso della parità, risolvibile non solo con la realizzazione della parità economica (anche se un passo in tal direzione sarebbe già a giant's leap) ma con la fine dello statalismo educativo. La parità economica, in questo momento storico, non apparirebbe affatto alla scuola paritaria come il piatto di lenticchie. SB