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SCUOLA/ Licei musicali, conservatori e accademie: la riforma che manca

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

La conferenza dei direttori ritiene che il conservatorio superiore (come avviene spesso all'estero) a riforma completata debba poter accogliere anche studenti non ancora in possesso di tutte le abilità e competenze per l'iscrizione al triennio (primo livello formativo superiore). Si parla di studenti con doti e capacità già manifeste, che sarebbe assurdo disperdere. Si tratta per i conservatori riformati di svolgere, facoltativamente, attività propedeutiche, non ordinamentali, all'accesso al triennio per determinate tipologie di studenti e di strumenti musicali quando non esiste altra possibilità formativa esterna. 

 

E venendo ai conservatori stessi, quali sono secondo lei le questioni più urgenti da risolvere?

I conservatori oggi sono come un'auto di marca che non fa tagliandi da anni, con problemi meccanici e di carrozzeria di varia natura che non sono stati risolti e che si sono stratificati l'uno sull'altro. La lentezza con cui procede il processo di riforma (se continua questo trend serviranno trent'anni per realizzare la riforma!) potrebbe creare effetti devastanti per il sistema. In questi sedici anni gli studenti sono aumentati del 50 per cento. I corsi di studio del 1000 per cento. Ma l'organico del personale docente è lo stesso di prima della riforma. E anche molte regole, per esempio per il reclutamento, sono per lo più quelle del secolo scorso. Per dire che non è possibile pensare ancora ad interventi isolati, al di fuori di un disegno complessivo di indirizzo.

 

Ma che cosa si può fare subito?

Le cose urgenti e fattibili sono: a) ordinamento dei bienni; b) nuovo reclutamento (con soluzione del problema del precariato storico). Si consideri che il ministro ha già annunciato la soluzione del problema degli istituti ex pareggiati che versano in gravi crisi economica. Ci sono mille piccole questioni importanti da affrontare, ed è impossibile fare classifiche.

 

Come si sta comportando sul punto il governo?

Il ministro Giannini il 30 marzo scorso, dopo due anni dal suo insediamento, ha finalmente (in Senato) presentato le sue linee programmatiche per l'Afam. Ma siamo ancora ai preliminari. Manca ancora un piano di attuazione e soprattutto uno scadenzario per gli interventi previsti.

 

E più in generale, per quanto attiene la valorizzazione della cultura musicale?

La cultura musicale non è percepita in Italia come un problema. E per questo non è quasi mai una "urgenza" e viene spesso trascurata. Questo è un vero problema. Forse perché in Italia siamo abituati troppo bene, circondati come siamo dalla bellezza. Diamo certe cose per "scontate". Ma la musica se non si suona non esiste. E per mantenerla viva c'è bisogno di formare sia chi suona, canta, dirige, compone, studia la musica, sia chi ascolta.

 

Quindi?



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