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SCUOLA/ Il paese che "uccide" i suoi figli migliori

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E' una questione di organizzazione delle strutture del Paese. Il problema è che tra le diverse strutture che sono funzionali alla nostra società deve esserci una coerenza che armonizzi tra di loro i diversi settori che le compongono. Sistemi che, ad iniziare dalla scuola superiore, dovrebbero essere orientati a formare menti pensanti in grado di apprendere i saperi in modo critico ed integrato, di comprendere l'unicità e la complessità del reale con la consapevolezza di una valorizzazione realmente meritocratica delle azioni dei singoli, e avendo al tempo stesso di mira una collettività di significato. Collettività caratterizzate da efficaci comunicazioni di confronto intra ed extra sistemi,  fondamentali per rimodulare le scelte delle singole azioni nel tentativo di ottimizzarle.

In questo crediamo sia illuminante lo studio degli esseri viventi e in particolare l'evoluzione delle strutture biologiche.

Per capire dove vogliamo parare occorre avere ben chiaro la differenza tra fenomeni analogici e fenomeni digitali. La definizione più diretta è che un fenomeno analogico, dal suo inizio alla sua fine, ha un numero di eventi infinito mentre in un fenomeno digitale il numero di eventi è definito. 

L'esempio più classico è quello della riproduzione musicale. Nei dischi di vinile la puntina di diamante viene fatta vibrare dalle asperità presenti nel solco e queste vibrazioni vengono tradotte in frequenze sonore. Nel compact disc il raggio laser legge delle serie numeriche prodotte da un codice a barre presente nei "solchi" del cd e un "trasduttore" associa ad ogni sequenza numerica una frequenza sonora precisa. E' chiaro che la definizione del suono nell'apparato digitale dipende dal numero di frequenze che si riescono a codificare con il codice a barre: con 10 frequenze la musica sarà mal riprodotta, mentre con 100 frequenze diverse si avrà una riproduzione più accettabile. Che cosa rende sufficientemente buona la riproduzione musicale? Ovviamente il sistema ricettivo e quindi il nostro orecchio. Se, nell'intervallo di suoni che le nostre cellule uditive possono captare, riusciamo a produrre un numero elevato di frequenze, diciamo che la musica ha una buona riproduzione. Pochi di noi sarebbero oggi in grado di riconoscere una musica riprodotta da un apparecchio analogico (in condizioni ideali) piuttosto che da uno digitale. Eppure il numero infinito di frequenze prodotte da un disco di vinile è — appunto — infinitamente più elevato che in qualsiasi riproduttore digitale, semplicemente perchè il secondo, per sofisticato e tecnologicamente avanzato che sia, ha un numero di frequenze finite. Quindi il problema risiede nel sistema biologico di ricezione.

E qui arriva la domanda centrale: i sistemi biologici funzionano con logiche analogiche o digitali? Per comprendere bene questo punto occorre fare un esempio concreto nel mondo della fisiologia cellulare. Se si osserva il movimento di un dito che si piega lo si potrebbe descrivere come un movimento assolutamente "continuo", quindi in principio si potrebbe associare ad un fenomeno analogico. Contrariamente a quello che è un senso comune, invece, il movimento provocato dalla contrazione del muscolo è un fenomeno "digitale". 



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