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SCUOLA/ "Il gioco della bottiglia", dramma di una generazione vittima della noia

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Che dire? Solo una domanda: è questa la generazione che dovrebbe far fronte all'Isis? E sono questi sono i valori occidentali che l'Europa vuole difendere? Il fatto è che, come spiega la di Pietro nel suo libro, c'è una bella percentuale di giovani che non sono morti nel cervello e sono impegnati nell'intento di costruire, ma non ne parla nessuno; non fanno share. Viene allora di fare un inno alla sana bevuta di vino o di whisky, perché c'è del bene — e tanto — nel bere tra amici, e anche nel vedere degli adolescenti trasgredire, fare sciocchezze perché la loro è l'età delle sciocchezze; ma c'è da inorridire nel vedere che non c'è un padre in grado di accompagnarli e sanzionarle; e che alla fine le sciocchezze si ripetono proprio per invitare con ansia un padre che sia un padre a intervenire, ad arginare, "ad aiutarmi, a rimproverarmi, ad amarmi", sembra di sentir dire (perché le sciocchezze uno le fa per cercare qualcuno, difficilmente le fa da solo senza che nessuno le sappia); invece il padre — cioè un riferimento culturale, storico, incontrabile, magari criticabile e aggirabile ma presente — non arriva, e allora le sciocchezze si ripetono automaticamente, si ripetono per noia, e diventano un baratro. 

Quale Europa e quale Italia affrontano e con che valori il terrorismo, il fanatismo, l'arrivo di masse di popoli in tragitto attraverso il mondo? Il bene che potrebbe accogliere questi ultimi o arginare i primi viene soffocato dall'indulgenza verso un mondo di noia mortale, che sarà la causa della fine dell'Occidente — salvo qualche isola superstite neo-benedettina —, se l'Occidente non saprà salvare se stesso dai labari e dai corifei della sua cultura debole e parolaia.



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