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SCUOLA/ Perché gli studenti non si ribellano ai "censori" della bellezza?

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Michelangelo, Cappella Sistina (particolare, 1508-12)  Michelangelo, Cappella Sistina (particolare, 1508-12)

Durante il periodo universitario mi sgomentava un altro incubo ricorrente. Sognavo di iscrivermi a Lettere, che gli anni passavano e che tuttavia non incontravo mai un verso di Dante né un capitolo di Manzoni né una poesia di Montale né un'ottava di Tasso né una novella di Boccaccio né un canto di Leopardi né una tragedia di Shakespeare. Fino alla laurea la realtà non smentì mai queste angosce notturne, e perciò iniziai a non dormire più, e a usare le notti per incontrare clandestinamente Petrarca e Pavese e Dostoevskij. I miei compagni invece a quell'ora uscivano, per smaltire i fondamentali corsi di dialettologia o di pedagogia dell'insegnamento che li avrebbero poi abilitati a sedersi in cattedra con un solo esame di letteratura alle spalle, preparato su un manualetto lungo appena un centinaio di pagine che sfornava pillole di letteratura italiana dalle origini al Cinquecento. 

Non so come dirlo, ai braghettoni così preoccupati di "fare" d'Annunzio e Ungaretti che sull'estetismo sciorinano sintesi orrende e sull'ermetismo appuntini incomprensibili, senza accorgersi di quanto li fanno odiare, così conciati, a ragazzi che non li saprebbero neanche immaginare nel fulgore del loro Piacere e della loro Allegria. Perché hanno tanta paura della bellezza delle poesie nude? A volte sogno un coro di studenti che intona «Ollèllè ollàllà faccela vede' faccela tocca'» indicando La vita nuova o Il canzoniere di Saba. Ma il sogno sfuma, e la mattina i braghettoni tornano a chiudere Ulisse nel cavallo di legno di qualche trattazione sintetica, a distruggere l'Eneide per fedeltà agli estremi voleri dell'autore, a non avere tempo per il De brevitate vitae e a sacrificare il De rerum natura sull'altare delle chiacchiere sull'epicureismo (senza aver comunque mai letto, e nemmeno mai visto, i frammenti di Epicuro). Non parliamo poi dei Promessi sposi, svenduti per qualche riassuntino: "questo romanzo non s'ha da fare". Mica potranno mai selezionare autonomamente un'operetta morale (ché solo La Natura e l'Islandese offre la casa, e chi diavolo è Farfarello?). Che ne sanno, quelli che perdono un mese a sproloquiare sulla doctrina callimachea dei neòteroi, che in due ore si legge tutto Catullo? Da loro non potrai mai aspettarti un ventiduesimo canto dell'Inferno, perché da anni "fanno" soltanto il I, il III, il V, il VI e il XXVI, come chi non ha il cd e può rifilarti solo i singoli che gli rifila la radio.

Hai presente quando entri nella Cappella Sistina e tanto ti spaventi di meraviglia che ti manca il fiato? Quel silenzio a scuola è soffocato da insopportabili audioguide, espertissime di foglie di fico. Perché, con la scusa di fornire gli strumenti, avete tanta voglia di censurare la bellezza nuda della letteratura? Beata età dell'oro, quando una sedicente saggezza non teneva le cose belle al riparo da occhi indiscreti! 



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