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SCUOLA/ Perché gli studenti non si ribellano ai "censori" della bellezza?

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Michelangelo, Cappella Sistina (particolare, 1508-12)  Michelangelo, Cappella Sistina (particolare, 1508-12)

L'altra notte mi ha tormentato un incubo: andavo alla Cappella Sistina per vedere Michelangelo, e invece trovavo solo il Braghettone (quello che ha coperto le nudità dei personaggi michelangioleschi). Non c'era traccia di torsioni muscolari né dei braccioni di Dio o degli angeli o dei dannati. Solo mutande, fasce e foglie di fico. Un'enorme parete senza più i colori e il fascino di un Giudizio universale, ma col grigiore insensato di un falso attaccapanni. 

La mattina dopo sono corso a scuola, per sfuggire all'incubo. Che purtroppo lì, invece, si è materializzato: tutte le poesie e i romanzi erano imbraghettati dentro mutande di paragrafi. Avevo voglia di ridere con qualche commedia di Goldoni, ma pagine e pagine su Settecento, illuminismo e borghesia mercantile impedivano al sipario di aprirsi. Cercavo la sinfonia onomatopeica del Fringuello cieco di Pascoli, ma un bla bla bla sulla regressione nel nido non me la faceva ascoltare cchiù. Lo splendore lunare delle malinconie leopardiane era oscurato da una nuvola di aria fritta su pessimismi e titanismi, e una siepe di farneticazioni sulla natura matrigna escludeva il mio sguardo dall'infinito. Dante sì che mi avrebbe portato in paradiso, se tutte quelle note ai versi non mi avessero zavorrato «là dove 'l sol tace». In un'ora soltanto avrei dato voce ai miei dubbi sull'educazione con gli Adelphoe di Terenzio, ma un pannolone di notizie sul circolo scipionico li avvolse per un mese. 

Il modo in cui viene trattata la letteratura a scuola si insinua ogni notte nei miei incubi, come una macchia d'olio che divora il mare. Sogno di comprare un cd per ascoltarlo e di venire invece assalito, mentre apro innocente il libretto dei testi, da un papiro interminabile, che mi spiega contesto storico, biografia, ideologia, genere musicale, e poi mi infligge pentagrammi da completare. Altre notti mi sento in preda a una fame sconvolgente: trovo un ristorante, entro e cerco dappertutto qualcosa da mangiare... ma su ogni tavolo sono apparecchiati solo libri di ricette, e in tutti gli angoli impazzano televisori con repliche di MasterChef. Un'altra notte mi sembra di scendere in campo, con le scarpe da calcetto: siamo pronti a iniziare, ma d'un tratto scompare il pallone. Gli altri improvvisamente si trasformano e si mettono a studiare La gazzetta dello sport; l'arbitro a quel punto mi interroga sulle formazioni del 1989-90. Al risveglio di solito ricompare il pallone. Anzi, se ne formano due. Nelle mie mutande. Giganti al punto che neanche il Braghettone saprebbe nasconderli.

In questo identico modo la scuola ha coperto tutti i capolavori dell'arte grazie a un esercito di braghettoni che pontificano su quel che non hanno mai osato guardare. Quanti insegnanti di lettere hanno letto integralmente non dico i sonetti di Jacopo da Lentini o Il franco cacciatore di Giorgio Caproni, ma almeno La divina commedia, lo Zibaldone, L'Orlando furioso, i Quaderni di Serafino Gubbio operatore? E quanti non dico hanno letto, ma almeno possiedono una copia dell'Umorismo, del Fanciullino, del Giorno



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